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A Londra la mostra sul selfie

salfie di George Harrison

IMMAGINATE Vincent van Gogh con un bastone per selfie. Fosse nato in un’altra epoca i suoi autoritratti sarebbero entrati in competizione con i nudi di Kim Kardashian su Instagram? Forse, è la risposta della Saatchi Gallery di Londra che il 31 marzo ha inaugurato quella che definisce “la prima mostra al mondo” sulla storia di un’ossessione: quella di ritrarre se stessi, usando un pennello o uno smartphone poco importa (non è un caso che lo sponsor sia la cinese Huawei). Selfie to self-expression – questo il titolo dell’evento che è stato aperto fino al 30 maggio – è di fatto una retrospettiva di selfie e un’elevazione della vanità a forma d’arte.

Un autoritratto di Diego Velazquez

Accanto agli autoritratti di maestri come Rembrandt, van Gogh, Velázquez e Frida Kahlo, campeggiano le immagini della fotografa Juno Calypso, gli autoritratti di Tracey Emin e gli autoscatti ante litteram di George Harrison. Fino ad arrivare a oggi e a quei selfie icone dell’era digitale. Insomma, quelli che per diventare celebri non hanno avuto bisogno di un museo ma solo della rete. Come quello scattato da Barack Obama e David Cameron, con la ex premier danese Helle Thorning-Schmidt, durante i funerali di Nelson Mandela.

Barack Obama e David Cameron, con la ex premier danese Helle Thorning-Schmidt,

O come la foto degli U2, sul tappeto rosso degli Oscar 2014, rovinata da un bizzarro Benedict Cumberbatch che fa le smorfie (una pratica che oggi viene definita photobombing).

U2, sul tappeto rosso degli Oscar 2014

«Il selfie rappresenta la transizione della cultura contemporanea verso un’era altamente digitalizzata. La mostra è uno sguardo irresistibile alla storia e al potenziale creativo di questa forma di espressione», così ha riassunto lo spirito dell’iniziativa Nigel Hurst, amministratore delegato della Saatchi. E siccome il selfie è democratico chiunque potrebbe vedere il proprio esposto. Basta mandare le immagini al sito della galleria entro il 19 marzo. Una giuria di esperti sceglierà le migliori.

di Deborah Ameri – repubblica.it

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