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Il suono in mostra

A Udine, in nove spazi della città, e alla radio, si è appena conclusa la terza edizione de “Il suono in mostra”, con opere da vedere a occhi chiusi. Tra performance, videoproiezioni e oltre una trentina di lavori, molti dei quali sviluppati in modalità site specific. Ecco il report della rassegna.

Salvatore Miele, Digital Surveillance Model, Prigioni del Castello, – , ph. Lara Carre

È stata una terza edizione particolarmente ricca quella ospitata a Udine de Il suono in mostra, rassegna di sound art che richiama nel capoluogo friulano alcune delle voci più significative, in Europa e negli Stati Uniti, di questa pratica che sta a cavallo tra performance, sperimentazione musicale e installazione ambientale. Diretta da Antonio Della Marina, Alessandra Zucchi (autori anch’essi di un’installazione presso la Galleria Spazioersetti) con il contributo di Antonio Catalano, Il suono in mostra è una delle non frequenti occasioni nel nostro Paese per sperimentare l’ascolto di un preciso repertorio di ricerca declinato nella sua forma fisica, che, al contrario della musica, abbisogna di strutture, volumi e architetture.

LE OPERE

Salvatore Miele. Digital Surveillance Model, Prigione del castello – PH Lare Carrer

È stato il caso del rifugio antiaereo, costruito sotto la collina dell’area centrale di Udine, che ha ospitato The walls with sand in a single neutral color di Steve Roden, realizzato appositamente per la rassegna. Si è trattato di un intervento ipnotico caratterizzato da un bordone continuo sulle frequenze medio-alte e una trama di variazioni prodotte al sintetizzatore, che risuonavano nel tunnel di cemento armato in un’atmosfera appena rischiarata da luci colorate di particolare suggestione, anche per il loro carattere atemporale. Di carattere opposto il lavoro di John Grzinich, una traccia audio realizzata assemblando una serie di field recording registrati in Estonia, dove l’artista vive, in cui erano combinati assieme suoni provenienti da boschi, esercitazioni militari e rumori catturati sondando contesti industriali dismessi: l’andamento di Un-spatian-listening presentava per il fruitore un andamento con evoluzioni e tensioni secondo una logica di tipo narrativo.
Hanno fatto ricorso ai field recording anche l’opera La piazza de le Piazze di Paolo Zavagna, installata nella torre dell’orologio cittadina, che metteva a confronto, in una forma che ci è apparsa semplicistica, i rumori di differenti città nelle medesime fasce orarie, e Digital Surveillance Model di Salvatore Miele, che ha presentato nelle antiche carceri del Castello di Udine una serie di registrazioni effettuate nella casa circondariale fiorentina di Sollicciano, per testimoniare, in maniera forse criptica, l’invisibilità del potere di controllo. Tuning in era, invece, una combinazione di registrazioni di note di differente altezza, prodotte dai più disparati strumenti, che Tao G. Vrhovec Sambolec ha scaricato da un archivio online di libero accesso, e assemblato in una traccia multicanale di particolare raffinatezza concettuale: l’opera è stata, infatti, una reiterazione di esperimenti, il tentativo di muovere dalle premesse che finisce inevitabilmente in tautologia.

SPAZIO E RELAZIONI

Paolo Zavagna. La piazza delle piazze

Si è relazionato idealmente per contrapposizione allo spazio il lavoro Weavewaves: Tokyo 2018 di Sawako, che ha vestito con i suoni della città nipponica gli ambienti Anni Trenta della cucina e della sala da pranzo del nucleo originale di Casa Cavazzini, sede del museo di arte moderna e contemporanea: tappezzerie postmoderne, dei panneggi – in un tessuto composto dal brusio della metropoli – che hanno rivestito lo spazio, isolandolo dal contesto e quasi proteggendolo. La capacità di rispondere agli stimoli del luogo, nella sua concretezza architettonica, ha caratterizzato anche l’intervento di Per Platou, che ha installato nei due cortili di un palazzo degli altoparlanti a ultrasuoni (alcuni dei quali iper-direzionali) che si muovevano continuamente, indirizzando il suono in un’area molto ristretta. Il continuo dibattersi delle onde metteva lo spettatore nella condizione di sentire, e poi rapidamente perdere, il suono delicato di un caccia spiriti. Ma Topology of two spaces è stato, altresì, un invito a leggere i fenomeni acustici muovendosi spazialmente sul piano, alla ricerca dell’imprevisto e del suono sfuggente che stava per manifestarsi.

ALLA RADIO

Steve Roden. The Walls whit sand in a single neutral color, rifugio antiaereo

Quasi una ventina di lavori di repertorio, più strettamente di natura musicale, è poi stata trasmessa nello spazio pubblico cittadino, nei pressi di Casa Cavazzini, e in streaming sull’emittente locale Radio Onde Furlane, con interventi casuali che si sono sovrapposti alla normale programmazione. Innesti nel flusso della vita di tutti i giorni da ascoltare in quello spazio interno di risonanza che ci portiamo sempre dietro: il nostro orecchio.

By Daniele Capra – Artribune

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