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Muffe, donne e fantasmi a Spoleto

Le arti visive al Festival dei Due Mondi

Spoleto (Perugia). La parte legata alle arti visive del Festival dei Due Mondi è affidata al Centro Palazzo Collicola-Museo Carandente e al suo direttore Gianluca Marziani. Le mostre aperte dal 29 giugno al 7 ottobre presentano un registro piuttosto vario e in buona percentuale modulate a misura dello spazio umbro.

Nel piano nobile il settecentesco Palazzo Collicola ospita «Ghost Witness Shadow» del pittore Eugene Lemay (1960). Artista del Michigan che ha combattuto nell’esercito israeliano, plasma attarverso le strumentazioni digitali volti e figure simili a morbidi fantasmi, portatori della memoria di un male subito. L’israeliano-newyorkese Yigal Ozeri (1958) dipinge invece donne bellissime attingendo sia al digitale sia alla ritrattistica occidentale.

Il fotografo Andrea Pacanovski (1962) tramuta consessi religiosi di massa in astrazioni quasi come fossero puzzle mentre Giorgio Ortona (1960) traduce architetture di edilizia romana anni Sessanta e ritratti in una pittura che, secondo il curatore, evoca Nicolas De Staël.

Oltre a gioielli di Giorgio Facchini (1947) e, in collaborazione con la gallerista Valentina Bonomo, sculture di Giuseppe Pulvirenti (1956) nel palazzo, Marziani disloca nella Casa Romana del I secolo d.C. i Ttozoi, duo campano formato da Stefano Forgione (1969) e Giuseppe Rossi (1972) che fa proliferare muffe sulla juta su cui poi dipinge.

Insieme a opere già esposte a Pompei e alla Reggia di Caserta, i Ttozoi hanno ideato pezzi con l’intento di mimetizzarli nel sito archeologico. La consueta immagine d’artista del festival quest’anno è del fotografo Fabrizio Ferri (1952).

By Stefano Miliani, da Il Giornale dell’Arte

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