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Nasce ICA Milano, Istituto per l’Arte Contemporanea. Sorge vicino alla Fondazione Prada

Un nuovo centro dedicato alle arti contemporanee, sul modello di quello nato a Londra nel 1946, apre i battenti a gennaio. Diretto da Alberto Salvadori, sorge in un’area industriale vicino alla Fondazione Prada.

Milano, Duomo with Galleria Vittorio Emanuele II, 2016, ph. Steffen Schmitz, fonte wikimedia

Anche l’Italia avrà il suo ICA Istituto per l’Arte Contemporanea, sul modello di quello londinese che ha fatto scuola in molte parti del mondo. Fin dalla sua fondazione nel 1946 a Londra da parte di un collettivo di artisti, poeti e loro sostenitori, l’ICA contestualizza, infatti, la cultura contemporanea collocandola nella realtà sociopolitica del proprio tempo, in quanto istituto (non museo dunque), per il contemporaneo (non solo moderno) dedicato a tutte le arti (non una sola). ICA Milano– questo il nome della Fondazione privata no profit di prossima apertura il 24 gennaio 2019 – sarà dunque “un istituto per le arti contemporanee, un nuovo luogo dedicato al nostro tempo, un centro espositivo di incontro e di scoperta con un programma interdisciplinare di proposte per il pubblico, un modo di trovarsi nel segno della contemporaneità” come si legge nel breve comunicato stampa di presentazione.

MILANO E LE SUE ISTITUZIONI CULTURALI

Sulla base di questa filosofia, il nuovo spazio approda a Milano, una città dove c’è già molto a livello espositivo sia privato che pubblico, o anche misto pubblico/privato come dimostra Palazzo Litta Cultura, inaugurato nell’agosto 2017. E lo fa collocandosi in un’area industriale vicino alla Fondazione Prada che ha da poco completato, con l’apertura della Torre di nove piani, anche l’ultimo tassello dell’intervento di trasformazione dell’edificio che la ospita: una distilleria risalente agli anni Dieci del Novecento convertita in uno degli spazi espositivi più vitali ed interessanti d’Europa grazie al progetto di Rem Koolhaas con Chris van Duijn e Federico Pompignoli dello studio OMA. ICA Milano va, dunque, a collocarsi in un’area strategica e in piena trasformazione: tra l’altro qui è appena terminata la prima realizzazione del progetto immobiliare Symbiosis, con l’arrivo dell’headquarter di Fastweb; stanno approdando in zona alcune accademie e università internazionali coi loro studentati e poi la grande trasformazione dello scalo di Porta Romana. A quel punto in quartiere sarà definitivamente collegato al centro della città e, a quanto pare, sarà ben pieno di contenuti culturali.

COME SARÀ ICA MILANO

Presieduta da Lorenzo Sassoli De Bianchi, imprenditore, ex Presidente dell’Istituzione Bologna Musei e attuale Presidente dell’azienda Valsoia, azienda alimentare italiana del settore salute e benessere, e dell’UPA (Utenti di Pubblicità Associati), l’associazione italiana degli investitori in pubblicità, ICA Milano sarà diretta da Alberto Salvadori, dal 2011 al 2016 consigliere d’amministrazione dell’Istituzione Bologna Musei. Toscano nato a Vinci nel 1969, Salvadori è uno storico e critico d’arte, attualmente impegnato come Established Masters and Decades Curator per la fiera miart a Milano e direttore dal 2007 dell’Osservatorio per le Arti Contemporanee dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze; si è laureato e specializzato a Pisa in storia dell’arte moderna e contemporanea dei Paesi Europei e ha conseguito un master in curatela all’Accademia di Brera. Fino al 2017 è stato direttore del Museo Marino Marini di Firenze, dove ha lavorato con impegno dal 2009 con l’obiettivo di rendere il museo un luogo non solo di conservazione, ma in primo luogo di produzione dell’arte: “un piccolo hub in cui artisti e curatori da tutto il mondo realizzeranno progetti pensati appositamente per il luogo”, così raccontava qualche anno fa in un’intervista ad Artribune. Assai probabile che questa impostazione curatoriale prosegua anche nella nuova direzione dell’ICA Milano, in una dimensione certamente allargata, a livello di spazi e di risorse umane ed economiche, visto che oltre a Sassoli non mancherà il sostegno di altri danarosi mecenati e collezionisti, intenzionati a restituire una parte delle loro fortune alla collettività e alla causa della creatività. Come si fa in tutto il mondo e come si inizia speriamo a fare anche in Italia (vedremo se anche grazie alle nuove normative come l’Art Bonus) o per lo meno a Milano.

By Claudia Giraud – artribune.com

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