Cultura, personaggio

Umberto Boccioni e il suo primo museo

Nascerà a Morciano di Romagna il primo museo interamente dedicato al genio di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni nel 1915
Solo pochi giorni fa ha fatto il giro del mondo l’aggiudicazione record di “Forme uniche della continuità nello spazio”, capolavoro in bronzo di Umberto Boccioni (Reggio di Calabria 1882-Verona 1916), battuto per la cifra record di 16 milioni di dollari, al termine di una gara tra sette contendenti da Christie’s a New York. Oggi si torna a parlare del grande artista futurista in occasione della recentissima costituzione della “Fondazione Umberto Boccioni” a Morciano di Romagna (RN), istituzione destinata a rivoluzionare la storia e gli studi della sua opera. E a contribuire, dopo 103 anni dalla sua morte, a dar vita a una casa-museo per questo geniale artista proprio nelle stanze dell’abitazione che era stata dei genitori, in piazza Umberto I, luogo dove lo stesso Boccioni ha vissuto nei primissimi anni di vita e che ha frequentato anche in seguito. Per saperne di più, e par fare il punto degli studi e delle ricerche su Boccioni, abbiamo intervistato Alberto Dambruoso, storico e critico d’arte, co-autore del Catalogo generale ragionato dell’opera dell’artista, ora anche Vice Presidente della stessa Fondazione. Come nasce l’idea della Fondazione? «L’idea della Fondazione nasce da un cittadino di Morciano di Romagna, l’avvocato Giuliano Cardellini che da anni, coltivando anch’egli la passione per l’arte, ha a cuore le sorti della casa dei genitori di Boccioni, dopo che il Comune di Morciano di Romagna l’aveva acquistata diversi anni fa, senza però farvi nulla. Cardellini ha pensato così di costituire una Fondazione dedicata a Boccioni con l’intento di acquistare la casa o richiederne il comodato d’uso gratuito, ristrutturarla e farne una casa-museo». Quali sono gli obiettivi della neonata Fondazione? «Gli obiettivi sono quelli di far diventare la casa dei genitori di Boccioni un centro di studi e di documentazione sull’artista, dotando gli spazi di una biblioteca per ospitare la raccolta cartacea o digitale, consultabile online, di tutti gli eventi che hanno riguardato Boccioni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1916. E, infine, la Fondazione ha intenzione di acquistare anche alcune sue opere tra quelle ancora presenti sul mercato». Quali attività sono previste per il 2020? «Per il 2020 sono previste diverse presentazioni della Fondazione da tenersi nelle principali città in cui ha vissuto l’artista: Milano, Padova e, infine, Morciano. Abbiamo già costituito un comitato scientifico che, oltre a Cardellini e a me, comprende i nomi dei maggiori esperti sull’artista, tra cui Virginia Baradel e Sara De Chiara, ma si procederà anche alla designazione di altri conoscitori dell’arte di Boccioni».   Ci sarà un collegamento tra la Fondazione e l’attività di certificazione di autenticità delle opere di Boccioni? «No, la certificazione dell’autenticità delle opere rimarrà di mia esclusiva competenza, essendo solo io al momento l’unico in grado di riconoscere le opere autentiche dell’artista». Tu sei co-autore del catalogo generale ragionato dell’artista. Quante opere di Boccioni mancano ancora all’appello, secondo i tuoi studi? «Più o meno, secondo i miei calcoli, mancano ancora all’appello un centinaio di opere tra disegni (la maggior parte) e dipinti. Anche se finora non sono ancora state rintracciate, si sa dell’esistenza di molte opere dai registri di entrata delle mostre più importanti su Boccioni prima degli anni Cinquanta, come quella del 1924 alla Bottega di Poesia di Milano, o quella del 1933 al Castello Sforzesco. Altre opere a volte “sbucano fuori” da collezioni rimaste inaccessibili per lunghi anni, come è successo recentemente quando sono apparse due opere inedite da una stessa collezione genovese: un disegno preparatorio molto bello per il ritratto del Cavalier Tramello del 1907, e uno straordinario dipinto avente come soggetto una campagna milanese del 1908, che riporta al verso anche un’etichetta autografa di Boccioni con la sua firma e l’anno di esecuzione dell’opera». Ci sono molti falsi in giro di Boccioni? «In giro ci sono certamente più falsi di Boccioni che opere autentiche. Negli ultimi tre anni ho individuato circa una quarantina di opere false. Non solo dipinti, ma anche moltissimi disegni. Due diversi collezionisti avevano ad esempio dei disegni pressoché identici, riconducibili alla stessa mano fraudolenta. Si trattava di due presunti studi per “La città sale” di dimensioni ridotte. Ma ai falsari non interessano certamente le dimensioni o la tecnica. Anzi spesso tendono a realizzare maggiormente i disegni che difficilmente posso essere analizzati scientificamente». Ritieni che Boccioni abbia avuto il giusto riconoscimento internazionale? Se no, perché a tuo avviso? «Credo che Boccioni stia avendo la giusta considerazione solo negli ultimi anni, grazie alle mostre del Centenario nel 2016, e ai due recenti altisonanti risultati d’asta (il dipinto venduto a 10 milioni di sterline nel 2016 e la scultura “Forme uniche” venduta da poco a New York per 16 milioni di dollari). Ma è vero anche che le sue opere difficilmente raggiungono i prezzi di altri suoi compagni di strada, tra i quali Picasso, Klee, Kandinsky e altri ancora. Per non parlare poi del confronto con alcuni contemporanei, quali Koons, Cattelan, Hirst, che hanno raggiunto cifre impressionanti. Se dovessimo fare un paragone con quest’ultimi, si può convenire che Boccioni non goda affatto di un riconoscimento internazionale che, come sappiano, oggi si raggiunge esclusivamente attraverso i risultati delle maggiori case d’asta del pianeta». By Cesare Biasini Selvaggi – exibart.com

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