mostra, museo

Un urto di verità: Emilio Vedova a Palazzo Reale, Milano

Nel centenario dalla nascita dell’erede di Tintoretto, pittore veneziano furioso, ribelle antifascista dal gesto irruento, Milano celebra Emilio Vedova. In una delle più importanti mostre mai dedicate a un Maestro della seconda metà del Novecento a Palazzo Reale

Emilio Vedova. Installation view at Palazzo Reale Milano 2019. Photo Marco Cappelletti

Cinquant’anni di opere, in ordine dialettico

Le opere esposte di Vedova, dipinte a partire dalla sua esperienza in guerra, nell’ambito della Resistenza e del gruppo Corrente, fino alla ideazione del Fronte Nuovo delle Arti, valorizzano quel suo inconfondibile linguaggio astratto-geometrico, mescolando il segno tagliente dell’Espressionismo tedesco con tensioni geometriche di eco picassiano, dai toni accesi, segni aguzzi, spezzati, dinamici come schegge scagliate in aria, che rompono la rigidità formale della composizione e si librano nello spazio.

Lo distingue tra gli altri protagonisti del movimento Informale un segno graffiante, aperto, dal gesto vigoroso carico di energia drammatica contro qualsiasi figurazione e narrazione, vicino alle improvvisazioni della musica Jazz. Nella Sala delle Cariatidi si vive un atto unico dello sguardo plurimo dell’artista veneziano, che dagli inizi degli anni Cinquanta si lancia nell’esplorazione di una pittura gestuale condotta con coerenza e al tempo stesso capacità di rinnovamento perenne, sempre contemporaneo per i temi universali dell’esistenza umana.

Emilio Vedova – Al lavoro ai Dischi – Venezia 1985 – Foto Paolo Mussat Sartor Torino – 1

Vedova e il concetto di incastro tra ordine e caos

Emilio Vedova, Absurdes Berliner Tagebuch ’64 – Plurimo

Una carrellata di opere scelte dai cicli Protesta e Plurimi, strutture a cerniera, dinamiche e flessibili con i lavori sul tema del Disco e del Tondo, degli anni Ottanta, introducono una ricerca di armonia, un concetto di incastro tra ordine e caos. Ipnotizzano i suoi Dischi, Tondi, maestosi e liberi di muoversi nello spazio e altre strutture mutanti in trasformazione dal primo Scontro di situazioni ai Rilievi dell’inizio degli anni Sessanta, che permettono allo spettatore di immergersi nell’esplosione cromatica e formale di Vedova.

I suoi collage polimaterici e assemblaggi che si estendono nello spazio con pennellate contrastanti dallo Spazio inquieto n.4 (1955 ) al Ciclo ‘62/63 -B.3 (1962.1963), idropittura vinilica, carboncino e pastello su tela e altre ipnotiche opere, si snodano in una mostra emotiva non cronologica di un artista che concepisce il lavoro come azione psicologica, una dimensione da conquistare e trasformare costantemente. Per Vedova l’azione pittorica si compie come “un urto di verità, catartico rovescio per aprirsi a una nuova coscienza”.

Le sue linee spezzate, con angoli acuti o vortici proiettate oltre i limiti della tela lacerano equilibri formali e pulsano di energia, aggrediscono le superfici per placarsi nello spazio.

L’allestimento di Alvisi Kiramoto, Roma

Emilio Vedova vista della mostra a Palazzo Reale Milano 2019

Progettata dallo studio Alvisi Kirimoto di Roma, l’allestimento diviene l’opera d’arte di una complessa e ritmata partitura dell’ambiente, concepito come un palcoscenico con l’obiettivo di valorizzare la sua implicita componente scenografica, e la profondità materica dall’essenza dinamica di Vedova. Avviene attraverso le opere posate anche a terra o distribuite lungo una parete lunga 34 metri e alta 5 che attraversa diagonalmente il salone.

Lo spettatore inizia la visita nella Sala del Piccolo Lucernario, che precede l’ingresso a quella delle Cariatidi, dove sono raccolte fotografie, opere a muro, modelli disposti su un tavolo espositivo centrale in pannelli OSB che anticipa il muro diagonale grigio. Nella Sala delle Cariatidi non sfugge allo sguardo una esile struttura luminosa sovrastante, verniciata di nero, che trasforma la struttura metallica a telaio autoportante, in un elemento non secondario della mostra e riprende gli strumenti che Emilio Vedova utilizzava nel suo studio di Venezia, scandendo il ritmo compositivo degli elementi architettonici all’interno della maestosa sala, dove lo sguardo si perde, per seguire anche il ritmo “disegnato” dalle luci che illuminano le opere a terra e due binari sospesi paralleli al muro con fari che valorizzano il dinamismo implicito nelle opere di Vedova.

Il percorso si chiude con Senza titolo (…als ob) ’96-97 e Chi brucia un libro brucia un uomo (1993), un disco plurimo che si trasforma in una sorta di libro circolare con le pagine mobili, e quando si bruciano libri, nel disprezzo delle diversità cultuali, si assiste al genocidio dell’umanità.

By Jacqueline Ceresoli – exibart.com  

Rispondi