fotografia, mostra

Le metropoli di Gabriele Basilico al Palazzo delle Esposizioni di Roma

IL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI DI ROMA INAUGURA LA RETROSPETTIVA DEDICATA ALLA FOTOGRAFIA DI GABRIELE BASILICO: 250 IMMAGINI SCATTATE NELLE METROPOLI DEL GLOBO. ABBIAMO INTERVISTATO I CURATORI FILIPPO MAGGIA E GIOVANNA CALVENZI E ALBERTO SAIBENE, CO-FONDATORE DELLA CASA EDITRICE HUMBOLDT BOOKS.

Gabriele Basilico, Rio de Janeiro, 2011. © Archivio Gabriele Basilico
Gabriele Basilico, Shanghai, 2010. © Archivio Gabriele Basilico
Lei ha condiviso il percorso professionale e umano di Basilico, compiendo insieme a lui numerosi viaggi. Quale legame sviluppava con i luoghi? E quanto della sua interiorità proiettava negli scatti, mantenendo quella “distanza” cui alludeva spesso riferendosi al fare fotografia? Ho condiviso certamente il percorso umano di Basilico ma non ho mai lavorato professionalmente con lui e mi è capitato solo in modo saltuario di seguirlo nei suoi viaggi. In ogni luogo, tuttavia, trovava sempre delle ragioni di interesse, vedeva cose che io non vedevo. Aveva l’abitudine di ritornare più volte nello stesso posto per stabilire con i luoghi una sorta di legame, di consuetudine ed è per questo che prima di ogni indagine si dedicava a ripetuti sopralluoghi. Ancora Gabriele ha scritto: “È forse presuntuoso e illusorio sperare che la fotografia possa rieducare alla visione dei luoghi, ma sicuramente uno sguardo sensibile, meditativo, centrato, può aiutare a rivelare ciò che è davanti ai nostri occhi ma spesso non è riconoscibile. È come se facessi le stesse fotografie da sempre, con la specificità di costruire un dialogo privilegiato con i luoghi che scelgo di fotografare, con la loro storia, con la loro natura, con i loro tratti somatici, ma confrontandoli con la memoria di tutti i luoghi che ho conosciuto in precedenza”.
Gabriele Basilico, Paris, 1997. © Archivio Gabriele Basilico
Oggi si parla molto di archivi e se ne discute il valore. Quali sono gli intenti dell’Archivio Gabriele Basilico? E quale memoria o eredità del fotografo vuole restituire? Credo che il lavoro realizzato da Gabriele Basilico abbia una straordinaria importanza storica. Il suo archivio è una fonte continua di scoperte e credo che neppure Gianni Nigro, che ha lavorato per quasi trent’anni con Gabriele, lo conosca completamente. Il destino di un archivio di questa importanza è di diventare una memoria accessibile, pubblica e consultabile, di entrare a far parte di una istituzione pubblica, preferirei italiana ma qualora non fosse possibile anche internazionale. Per ora stiamo lavorando solo sul quello che Gabriele aveva già indicato, rispettando le sue scelte, ma l’archivio è talmente ricco che le sorprese non sono mai finite. Ci ha pensato lo stesso Gabriele a costruire la sua eredità e il nostro compito è solo quello di conservarla e farla conoscere. Per questo abbiamo creato un sito – www.archiviogabrielebasilico.it, realizzato da Giacomo Traldi e Eçe Özdil / Jüniör – che si propone appunto di far conoscere l’incredibile ricchezza di quanto Gabriele Basilico ha realizzato.

ALBERTO SAIBENE – CO-FONDATORE DELLA CASA EDITRICE HUMBOLDT BOOKS

Gabriele Basilico, Milano Porta nuova, 2012. © Archivio Gabriele Basilico
A me pare che il rapporto tra Gabriele Basilico e la città si definisca dopo Milano. Ritratti di fabbriche (1978-1980), un’indagine che testimonia, tra le altre cose, che la prima modernità è finita se si può trattare il suo centro propulsore, la fabbrica, come qualcosa che è stato e che ora non c’è più. Lo aiuta essere cresciuto a Milano, una città che ha conosciuto due momenti del Movimento Moderno, quello degli anni Venti-Trenta e quello dopo la Seconda Guerra Mondiale (Grattacielo Pirelli vs. Torre Velasca).  Certo aver studiato architettura è stato fondamentale per lui, ma il dato biografico gli offre la possibilità di uno sguardo istintivamente diacronico sul XX secolo, preparandolo al suo epilogo, al passaggio dal moderno al postmoderno. Basilico è molto consapevole quindi, quando fotografa le grandi città europee e più tardi le metropoli del mondo, del rapporto tra i pieni e i vuoti, della relazione tra gli edifici, anzi cerca un dialogo tra loro. L’ultimo decennio del XX secolo gli offre una gamma che ai suoi estremi ha da una parte Berlino, una città che rinasce dopo la caduta del Muro, dall’altra Beirut, una città archeologica dopo venticinque anni di guerra civile. Il suo sguardo non cambia, anzi è proprio il rigore (e la curiosità) che utilizza nell’indagare queste città che serve a tenere insieme l’universale e il dettaglio. Basilico ha dichiarato in più occasioni della necessità che le architetture urbane devono essere fotografate senza presenze umane, tuttavia la sua è una fotografia umanistica proprio perché la città è sempre opera dell’uomo, anzi è il suo esito più elevato. Il più grande complimento che si può fare alla fotografia di Gabriele Basilico è che noi oggi guardiamo certi paesaggi, specie urbani, con i suoi occhi. Diciamo: “Sembra una fotografia di Basilico”, come diremmo “Sembra un film neorealista”. È anche per questo che anche dopo la sua morte il rapporto con la sua fotografia è rimasto per noi qualcosa di vivo, perché la sua opera è oggi un classico e, per citare Italo Calvino, “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha dire”. E “foto” nel nostro caso vale come “libro”. Avendolo un po’ conosciuto, penso che a Gabriele sarebbe piaciuto. By Arianna Testino – artribune.com
Nome evento Gabriele Basilico – Metropoli
Vernissage 24/01/2020 ore 18.30 solo su invito
Durata dal 24/01/2020 al 13/04/2020
Autore Gabriele Basilico
Curatori Filippo MaggiaGiovanna Calvenzi
Generi fotografia, personale
Spazio espositivo PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
Indirizzo Via Nazionale 194 – Roma – Lazio
 

Rispondi