Attualità

Mascherine personalizzate e respiratori d’artista. Il design al tempo del contagio

OGGETTI GIÀ ESISTENTI, PROTOTIPI REALIZZABILI E PROGETTI MERAMENTE SPECULATIVI. IL DESIGN SI CONFRONTA CON IL TEMA DELL’EPIDEMIA, TRA REALTÀ E FINZIONE. DALLE MASCHERINE CUSTOMIZZATE DI DANIELLE BASKIN ALLO SCUDO ANTI-VIRUS DI SUN DAYONG.

Danielle Baskin, Face id masks

Danielle Baskin è un’artista e designer di San Francisco. Il suo nome sta facendo il giro del mondo in queste ore a causa di un tweet pubblicato lo scorso 15 febbraio e andato rapidamente virale. Nel post, la Baskin dichiarava di aver messo a punto un servizio online per la vendita di mascherine sanitarie N95 customizzabili con il proprio viso. Il suo sito Faceidmasks.com, linkato nel post, presenta il nuovo prodotto in maniera convincente, puntando soprattutto su un aspetto: la possibilità di indossare la mascherina protettiva senza interruzioni, anche se si utilizza il sistema di riconoscimento facciale per sbloccare il proprio smartphone. La riproduzione fedele dei tratti somatici, infatti, permette al software di individuare il volto del proprietario del telefono anche se naso e bocca sono coperti. In tempi di Coronavirus, un’emergenza sanitaria ormai globale, la controversa proposta dell’artista, che ha firmato il progetto a nome di Resting Risk Face, azienda finzionale che produce “prodotti distopici alla moda”, ha comprensibilmente attratto l’attenzione dei media e degli utenti, innescando una discussione interessante sia sui temi del contagio che su quelli della privacy.

TRA REALTÀ E FINZIONE

Le Face ID Masks, un prodotto a metà tra realtà e finzione, tra sperimentazione reale e speculative design, hanno acceso l’immaginazione di molti, suggerendo applicazioni alternative del prodotto, oltre alla mera capacità di sbloccare il telefono. Su Twitter c’è chi ha immaginato un uso “al contrario”: indossando mascherine con volti diversi dal proprio sarebbe possibile confondere e sviare i software di riconoscimento facciale, in un’ottica anti-sorveglianza. Qualcun altro ha invece ipotizzato un utilizzo negli ospedali volto a “umanizzare” il personale, rendendo l’atmosfera meno asettica e più amichevole, soprattutto nei reparti pediatrici. Infine, c’è chi ritiene che la stessa esistenza di mascherine più “cool” possa incentivare il loro utilizzo e renderlo socialmente più accettabile. A chi le chiede se il prodotto è reale la Baskin risponde: “Si. No. Non siamo sicuri. I virus non sono uno scherzo. Lavatevi le mani tutte le volte che potete. E vaccinatevi se potete”. E sul futuro del progetto, continua: “non produrrò di certo queste maschere finché nel mondo c’è questa carenza per il prodotto. Le maschere che sto usando sono state tutte acquistate prima dell’emergenza. Esiste una lista d’attesa, ma nessuna data di lancio stabilita”.

LO SCUDO DELL’UOMO PIPISTRELLO

Un altro concept contro la diffusione virale, appena sfornato, è quello dell’architetto cinese Sun Dayong, co-fondatore dello Studio Penda. Stavolta, invece della mascherina, abbiamo un vero e proprio scudo che copre dalla testa alle ginocchia, realizzato in PVC e in grado di spannarsi come un parabrezza e auto-sterilizzarsi con i raggi ultravioletti. Una volta terminata l’emergenza epidemica, osserva l’autore, lo scudo, battezzato ironicamente Be a Bat Man, potrebbe essere migliorato implementando al suo interno la tecnologia dei Google Glasses oppure usato come “spazio privato mobile”.

Sun Dayong, Be a Bat Man

Totalmente ironico, e decisamente poco pratico invece il progetto di Max Siedentopf, che ha rilasciato la scorsa settimana una serie fotografica in cui vengono proposte assurde alternative alla classica mascherina chirurgica: dalle buste della spesa ai barattoli di Nutella, dagli assorbenti alla biancheria intima, fino a bottiglie di plastica e foglie di lattuga. Impossibile, infine, non pensare al lavoro di Hiroto Ikeuchi, designer e artista giapponese che già da diversi anni, quindi molto prima dell’ondata epidemica di estrema attualità in questi giorni, costruisce maschere, cuffie, occhiali e respiratori dall’estetica cyberpunk utilizzando plastica, circuiti elettrici e cavi di recupero. Imponenti e fantascientifiche, con un tocco decisamente retrò, sono, a differenza delle altre, complete e funzionanti.

By Valentina Tanni – artribune.com

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