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Musei, riapertura, incertezza e innovazione

RIAPRIRE I MUSEI È IMPORTANTE, MA VA FATTO IN SICUREZZA E CON UNO SGUARDO AL FUTURO. AGIRE BENE ORA, INFATTI, POTREBBE GARANTIRE ALL’ITALIA UN POSTO DI RIGUARDO NEL CAMPO DELLA INNOVAZIONE.

Il 18 maggio possono riaprire i musei. Lo scenario è, tuttavia, ancora molto incerto.
Tra orientamenti differenti e soluzioni tecniche ancora poco testate, sono molte le incognite sulla corretta organizzazione. Queste incognite vanno, però, fugate: ferma restando la priorità di assicurare che il contagio venga arrestato e ferma restando la primaria importanza della “vita” delle persone, è altrettanto doveroso sottolineare che l’importanza di una corretta apertura ha infatti numerosissime ulteriori implicazioni, anche a livello di posizionamento internazionale.
Per essere chiari: il nostro Paese, nella gestione dell’emergenza, ha adottato un atteggiamento molto rigoroso, di gran lunga più “stringente” rispetto a quello di altre nazioni, lasciando emergere una caratteristica che, a ragione, non sempre ci viene riconosciuta: la disciplina e il rispetto delle regole. Questa “nuova veste” che stiamo per la prima volta indossando a livello mondiale può avere numerosi vantaggi per il nostro posizionamento nell’immaginario collettivo, e, se radicata, vale a dire se confermata da come verrà gestito il post COVID, potrà avere impatti significativi anche sulla nostra economia.
Gli stereotipi sugli italiani sono numerosissimi, e alcuni di essi ci valgono molto (la creatività, la fantasia, la bellezza, l’arte, la musica), altri, invece, ci penalizzano (l’instabilità politica, un atteggiamento economico per così dire “disordinato”, ecc.). L’occasione che abbiamo di “dettare linee guida” sulla gestione dell’emergenza e del “post-emergenza” capita raramente nella storia. È bene tenere conto di questa circostanza ed essere consapevoli che qualsiasi errore può trasformarsi in un boomerang non solo sulla salute attuale dei cittadini, ma anche sulle dimensioni sociali ed economiche dell’immediato futuro.

Detto ciò, è indubbio che, tuttavia, un’iniziativa vada presa, perché non possiamo restare chiusi per sempre, e anche perché non intraprendere ora delle azioni in questo senso vorrebbe dire lasciare ad altri l’iniziativa, e questo ci penalizzerebbe senza ombra di dubbio.
Va inoltre detto che gli effetti positivi, in caso di apertura ordinata, non si limitano alle conseguenze indirette: non è certo necessario ricordare che una gran parte del turismo in incoming nel nostro Paese deriva anche dal fascino del patrimonio culturale presente in Italia. Questo significa, ovviamente, che la riapertura “corretta” dei nostri musei potrà avere un impatto positivo sui “tempi di ripristino” dei flussi, se accompagnata in modo corretto da una accorta policy di settore. Ma vuol dire anche che un eventuale effetto negativo potrebbe incidere per molto tempo sull’immaginario internazionale, riducendo flussi di visitatori e di turisti anche quando il ripristino delle rotte aeree internazionali sarà ormai consolidato.
Un ultimo punto va infine sottolineato: il nostro sistema museale, soprattutto i musei “minori”, lamenta una dotazione strutturale e infrastrutturale estremamente carente sul piano tecnologico: stabilire linee guida (siano esse centralizzate o adottate sulla base delle esperienze dei primi musei ad aprire) e fornire una copertura finanziaria per l’adozione delle tecnologie necessarie può avere impatti importanti non solo sulla gestione dell’immediato futuro, ma sul livello di adeguatezza generale delle strutture museali all’interno di un contesto socio-produttivo sempre più evoluto e digitalizzato.
Come visto, dunque, la riapertura dei musei ha delle premesse importanti, che non si limitano a fornire “un po’ di svago” ai cittadini in lockdown, né tantomeno si esauriscono con la “graduale convivenza con il virus”. In questo, la riapertura dei musei va ragionata come la riapertura di un comparto economico complesso e strutturato. Tale consapevolezza giustifica e motiva anche l’impegno economico necessario per poter adottare le soluzioni che di seguito vengono definite come “prioritarie”, che consentono, oggi, di far ripartire il comparto museale e, domani, di incrementare sempre più la centralità che i musei e le aree archeologiche possono giocare nella vita degli italiani e nell’attrazione di flussi turistici in incoming.

LE AZIONI DA COMPIERE PER RIAPRIRE I MUSEI

Le azioni prioritarie sono:
1) Sistema di prenotazione online in grado di dividere gli orari di apertura del museo in “fasce orarie” (anche da 15 minuti), e di contingentare l’accesso per ognuna di esse. In pratica questo significa: acquisto esclusivo attraverso internet e/o app ed esclusivo acquisto mediante prenotazione, in cui è definito l’orario di ingresso al museo o all’area archeologica.
2) Telecamere in grado di rilevare la distanza tra i partecipanti e di gestire i flussi di visitatori all’interno dei musei e delle aree archeologiche, anche al di fuori dei perimetri di pertinenza del museo o dell’area archeologica, da attivare in collaborazione con l’ente territoriale competente. Questa tecnologia presenta molteplici vantaggi: dalla gestione del numero di visitatori alla comprensione degli itinerari più seguiti dalle persone, fornendo anche importanti informazioni alle direzioni museali in termini di scelte curatoriali. La previsione di telecamere esterne al perimetro permette di scongiurare “eventuali assembramenti” nelle sezioni esterne del museo (ad esempio nelle code per entrare). Si possono pensare anche altre tecnologie: bluetooth, RFID, beacon. Tuttavia, l’utilizzo di telecamere potrebbe favorire l’adozione di maggiori innovazioni in futuro.
3) Opportuni strumenti di sanificazione nelle sale dei musei, che utilizzino metodi che non minaccino l’integrità e la conservazione delle opere, e professionalizzazione del personale di sanificazione, al fine di incrementare il livello di competenze a oggi esistente. In altri termini, le attività di sanificazione non potranno più essere appaltate “al prezzo più economico”, ma, così come le altre attività presenti nei musei, esse dovranno rispondere a un progetto tecnico specifico.
4) Adozione di sistemi di audioguida “obbligatoria” e diversificazione dei percorsi museali sulla base di profili di interesse da parte dei visitatori.  Le possibili strade sono due: la prima è che il museo metta a disposizione dei visitatori delle audioguide (supporto + contenuto) che andranno sanificate a ogni utilizzo secondo criteri definiti in accordo con le prescrizioni vigenti anche in altri settori. La seconda è quella di mettere a disposizione dei visitatori una app, disponibile per i download attraverso i principali store. Nell’uno come nell’altro caso, l’audioguida dovrà essere in grado di calcolare le distanze tra un visitatore e l’altro, generando alert in caso di soggetti troppo ravvicinati.
5) Completa copertura wi-fi di tutto il patrimonio culturale. Sembra una banalità, ma in molti musei il wi-fi è presente solo in alcune aree, come ad esempio la biglietteria o il bookshop. La presenza di una rete wi-fi è un’infrastruttura necessaria per lo sviluppo di questi strumenti, così come di ulteriori servizi e innovazioni che i singoli musei potranno sperimentare e fornire ai propri visitatori. L’assenza di una dotazione wi-fi può avere significativi impatti negativi sulla raccolta delle informazioni, sul corretto posizionamento dei visitatori, nonché limitare in modo sensibile le “interazioni” tra museo e visitatore, escludendo, in potenza, tutte le iniziative che prevedono l’utilizzo di internet.
Ovviamente, a essere fondamentale non sarà soltanto l’aspetto tecnologico e “infrastrutturale”, che dovrà essere affiancato anche da azioni di intelligenza organizzativa: obbligo di acquisto online e di prevendita, regole di comportamento precise, itinerari culturali definiti e ben comunicati all’interno dei musei. Soprattutto, un ruolo importante sarà giocato su questo versante dall’adozione di “scelte” comuni tra tutti i musei: deve emergere una “cultura” della visita al museo, non una miriade di regole differenti, che rischierebbero di far impazzire i visitatori.
L’attenzione all’elemento infrastrutturale, detto ciò, deve rimanere altissima: questi cinque punti rappresentano “tecnologie abilitanti” che potrebbero garantire una corretta riapertura durante la “Fase 2”, creando, al contempo, condizioni di profonda innovazione all’interno dell’offerta culturale.

OBIETTIVO INNOVAZIONE

Senza ombra di dubbio, con l’adozione diffusa di queste tecnologie, l’Italia vanterebbe uno dei sistemi museali più innovativi al mondo, ma è necessario che alla base ci sia la volontà politica di agire in questa direzione. È chiaro che le risorse necessarie sono ingenti, ma si tratta, a ben vedere, di anticipare spese che, in ogni caso, sarà comunque necessario sostenere nei prossimi dieci anni, pena la completa perdita di competitività nella gestione dell’esperienza di fruizione museale. Tra tutte le grandi riforme che sono state promesse, questa potrebbe essere una vera grande rivoluzione.

By Stefano Monti – artribune.com

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