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L’Unesco presenta un report sull’impatto del Covid-19 sui musei nel mondo

LO STUDIO RIVELA CHE IL 90% DI LORO HA CHIUSO I BATTENTI DURANTE LA CRISI SANITARIA PER PROTEGGERSI DAL VIRUS E CHE, SECONDO IL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DEI MUSEI (ICOM), OLTRE IL 10% POTREBBE NON RIAPRIRE MAI.

L’Arco monumentale di epoca romana a Palmira, in Siria, realizzato probabilmente durante il regno di Settimio Severo (193-211 d.C.) e distrutto nell’ottobre del 2015
L’emergenza pandemica ha colpito duramente i musei di tutto il mondo, costringendone alla chiusura il 90,5%, cioè più di 85mila dei 95mila musei censiti dagli 88 stati-membri dell’UNESCO.  A rivelarlo è una ricerca realizzata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che ha recentemente presentato una prima valutazione dell’impatto di Covid-19 sul settore museale. “Questo rapporto non solo fornisce una migliore comprensione dell’impatto della pandemia di Covid-19 sulle istituzioni museali e delle sfide che dovranno affrontare a seguito della crisi sanitaria, ma esplora anche le modalità di reazione dei musei all’indomani della crisi“, ha dichiarato Audrey Azoulay, direttore generale dell’UNESCO. “È urgente rafforzare le politiche a sostegno di questo settore, che svolge un ruolo essenziale nelle nostre società per la diffusione della cultura, dell’istruzione, della coesione sociale e del sostegno all’economia creativa“.

RAPPORTO UNESCO: IL SONDAGGIO SUI MUSEI

Questo Rapporto, frutto di un sondaggio internazionale rivolto a musei, professionisti della cultura e Stati membri, getta infatti nuova luce sulle tendenze chiave dei musei del mondo, sulla loro reazione di fronte alla crisi, sulla loro capacità di resilienza e sulle sfide dell’accesso cultura. Oltre a rivelare che ci sono circa 95mila istituzioni museali in tutto il mondo, non distribuite uniformemente, con il 65% di esse situate in Nord America e Europa occidentale, il 34% in Europa orientale, America Latina e Stati dell’Asia-Pacifico, ma solo lo 0,9% in Africa e lo 0,5% negli Stati arabi, il sondaggio ha fatto notare che nonostante le loro differenze, i musei sono stati colpiti dal Covid-19 in tutti i continenti in uguale misura. Durante i primi mesi dell’anno, ma soprattutto da marzo 2020 in poi, la maggior parte degli Stati ha adottato misure radicali per contrastare la diffusione del virus, con conseguente chiusura di musei e altri luoghi culturali per il pubblico. “La chiusura della stragrande maggioranza dei musei del mondo è stata un evento eccezionale e, come in molti settori, ha avuto notevoli conseguenze economiche, con un numero molto elevato di musei che dipendono in gran parte dal reddito generato dai visitatori”, si legge nel testo. “Il settore museale privato teme numerosi fallimenti nei prossimi mesi e, secondo il Consiglio Internazionale dei Musei (ICOM), più di uno su dieci musei potrebbe non riaprire mai”.

REPORT UNESCO: I MUSEI E LA CRISI

Di fronte alla crisi, i musei hanno agito rapidamente per sviluppare la loro presenza su Internet e continuare a mantenere un contatto col proprio pubblico: il Rapporto ha identificato più di 800 azioni, soprattutto legate ai musei virtuali, creati grazie agli investimenti fatti prima della pandemia, con la trasformazione di molte delle attività museali programmate quest’anno, tra cui mostre, conferenze e attività di sensibilizzazione in corso, in eventi online. Molte istituzioni, per esempio, hanno cercato di sfruttare le sale deserte per presentare una visione insolita delle collezioni con dei tour guidati da un robot, come nel caso di Hastings Contemporary, Regno Unito. Oppure si sono inventati dei format nuovi, come il “cocktail con i curatori” alla Frick Collection, New York, mentre in Italia è stata premiata l’idea della GAMEC di Bergamo di creare un programma radiofonico online. Tuttavia, il divario digitale è più evidente che mai: solo il 5% dei musei in Africa e nelle piccole isole negli Stati in via di sviluppo (SIDS) sono stati in grado di proporre contenuti virtuali. By Claudia Giraud – artribune.com

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