Cultura, mostra

Mario Mafai pittore-poeta. In mostra a Firenze

CON BEN QUATTRO PROGETTI IN ESSERE, IL MUSEO NOVECENTO DI FIRENZE SI CONFERMA FRA I PIÙ ATTIVI DELLA TOSCANA, E NON SOLO. IN ATTESA DEL RITORNO DEI TURISTI, RISALITI HA IMPOSTATO UNA “LINEA EDITORIALE”, COME LA DEFINISCE IL DIRETTORE, CHE IN PRIMO LUOGO DIALOGA CON LA CITTÀ, PARTENDO DALLA COLLEZIONE MA ANCHE “ROMPENDO GLI SCHEMI” E PARLANDO DI CONTEMPORANEO. CON MARIO MAFAI SI FA LUCE SU UN’INTERESSANTE FIGURA DEL NOVECENTO ITALIANO, IN VENTI OPERE DELLA COLLEZIONE DELLA RAGIONE, INGLOBATE NELLA PERMANENTE DEL MUSEO. FINO AL 12 OTTOBRE 2020.

Mario Mafai, Roma dal Gianicolo, 1937. Collezione civica dono Alberto Della Ragione
Mario Mafai. Solo. Installation view at Museo Novecento, Firenze 2020. Photo Leonardo Morfin

Con GuttusoBirolli e CagliMario Mafai Volpe (Roma, 1902-1965) è uno degli artisti più importanti della Raccolta Alberto Della Ragione, riscoperto adesso grazie a un progetto nato dalla collaborazione tra il Museo Novecento e il Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze. Un pittore sensibile, in un certo senso crepuscolare, che incarna l’altro volto di un’Italia prima gonfiata dalle grandezzate del regime fascista, poi illusa dal miracolo economico; Mafai resta con i piedi per terra, fra angoli di periferia, atmosfere oniriche e la semplice bellezza della natura. Un pittore-poeta, lo potremmo forse definire, di respiro europeo, cui le radici ebraiche impedirono probabilmente una carriera ancor più luminosa. Ma l’Italia fascista era impietosa. Costretto infatti a lasciare Roma, trovò rifugio a Genova, presso l’amico e collezionista Alberto Della Ragione, che lo introdusse anche sul mercato e ne lanciò la carriera.

MAFAI FRA ROMA E L’EUROPA

Allievo della Scuola Libera del Nudo di Roma, sodale di Scipione e di Mazzacurati nonché compagno di Antonietta Raphaël, Mafai respirò con entusiasmo le atmosfere di ChagallModigliani e Derain, che poi trasferirà nella sua opera in maniera personalissima, confermandosi pittore di respiro europeo ma con una profonda radice italiana. Quel sole pigro e insieme mediterraneo che avvolge modesti fiori di campo, che contrasta (ma concettualmente invece dialoga) con la malinconica solarità romana. L’espressionismo fa parte della cifra di Mafai, ma lascia da parte la pensosità guerriera di stampo nietzscheano in favore del mistero pirandelliano della maschera e di un cupo fatalismo di antichissima radice bizantineggiante. Parimenti, personalissimo è l’uso di stilemi surrealisti per creare atmosfere oniriche che denunciano la struggente urgenza di trasferire su una dimensione più accettabile la drammatica realtà della guerra. Le sue Fantasie, concepite sul finire degli Anni Trenta, raffigurano danze immerse in cromie aspre e taglienti, quasi una riedizione delle danze macabre medievali. E pur senza riferimenti diretti al Fascismo, questi drammatici dipinti si rivelano come tristi presagi, al limite del profetico, per le tragedie degli anni immediatamente successivi.

POESIA A COLORI

Mario Mafai. Solo. Installation view at Museo Novecento, Firenze 2020. Photo Leonardo Morfin

Pittore dai colori vivaci, eppure non alieno da atmosfere struggenti e malinconiche, frequentatore di luoghi e situazioni appartati, ai margini, precari, che scovava fra i rioni popolari romani ma anche nelle aree delle rovine archeologiche; la precarietà della storia rifletteva quella della vita, e viceversa. I carrozzoni dei girovaghi (forse zingari, forse artisti del circo), un’area in demolizione, la stessa Roma vista dal Gianicolo sotto quello che sembra un afoso cielo estivo: tele colorate, da cui sprizza una malinconica pigrizia, il colore sembra incollarsi al respiro dell’osservatore, avvolgerlo e trasportarlo in un gioco fuori dal tempo. Tre opere che formano un ideale trittico, le demolizioni per far posto alla nuova Roma mussoliniana, Roma apparentemente indifferente al trascorrere del tempo, e infine la metafora dell’individuo che vaga fra i corsi e i ricorsi storici. Mafai non è soltanto pittore del colore, è anche e soprattutto il pittore della sensazione, che riesce a comunicare attraverso soggetti semplici, spesso decisamente umili, ma non per questo inutili. Mafai è il pittore dei grandi concetti racchiusi in poche parole, e traccia un ritratto alternativo della società italiana del Novecento. Nella concezione di Mafai, “l’arte è un fatto etico prima che estetico”; un’affermazione che torva conferma nell’umanesimo che sempre sottende alle sue pitture, anche quelle che hanno per soggetto fiori o paesaggi. Anzi, è proprio lì, in maniera indiretta, che l’artista parla dell’uomo, per tramite di meravigliose e struggenti metafore poetiche.

By Niccolò Lucarelli – artribune.com


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