articoli, Attualità

Il futuro di Beirut nel segno dell’arte

COMPLESSA E TRAVAGLIATA, LA STORIA DI BEIRUT È DA SEMPRE CONNESSA AL DESTINO DEGLI ARTISTI CHE L’HANNO RESA GRANDE. ALL’INDOMANI DELL’ESPLOSIONE CHE HA SPAZZATO VIA IL PORTO, SARANNO ANCORA UNA VOLTA GLI ARTISTI AD ACCOMPAGNARE LA RINASCITA DELLA CITTÀ?

Il centro di Beirut, photo Claudia Zanfi
Sette volte distrutta e sette volte ricostruita. Come narra la leggenda dell’Araba Fenice, la città di Beirut ogni volta rinasce dalle proprie ceneri. Città tra le più affascinanti del Mediterraneo orientale, multi-culturale, multi-religiosa, crocevia di identità, Beirut è il luogo della trasformazione. Un tempo chiamata la Parigi d’Oriente, Beirut è continuamente minacciata dalla distruzione materiale: dai conflitti della guerra civile (1975-1991) ai bombardamenti israeliani del 2006 alle recenti esplosioni. Al tempo stesso è una città in cui riescono a muoversi sempre nuove energie, capitali, progetti. La realtà socio-politica di Beirut presenta una città complessa: vivace caleidoscopio di culture, esempio di pluralità nel mosaico libanese, fucina di intellettuali di alto profilo. Le radici di Beirut si fondano, dal punto di vista economico, su un passato pulsante di traffici, grazie al porto internazionale e all’agile sistema bancario; dal punto di vista sociale, invece, sulla possibilità di vivere – secondo le parole dell’intellettuale Albert Hourani, “due o tre mondi allo stesso tempo, senza appartenere veramente ad alcuno di essi”. Partendo da questo molteplice punto di vista, con un approccio interdisciplinare che vede strette collaborazioni tra artisti, architetti, sociologi, scrittori, giornalisti, la comunità intellettuale della città è solidamente compatta e collaborativa. Da sempre in movimento verso temi fondamentali quali democrazia, libertà, società civile, non si è mai arresa alle minacce di distruzione. Al contrario, ha sempre promosso un pensiero laico e positivo di riflessione sulla ‘ricostruzione della città’, non solo dal punto di vista urbanistico e architettonico, bensì dal punto di vista sociale e umano.
Beirut Art Fair 2019, photo Claudia Zanfi

BEIRUT E GLI ARTISTI

Alcuni episodi fondamentali sottolineano il coinvolgimento di artisti e intellettuali nella storia recente del Paese. Aprile 2005: dopo anni di guerra civile e di attentati, oltre un milione di abitanti sono scesi nella iconica Piazza dei Martiri a gridare ‘Libertà e Unità’. Promotore di quella discesa in piazza è un gruppo di intellettuali, tra cui lo scrittore Samir Kassir, ispiratore della Primavera di Beirut, movimento di massa che ha portato alla liberazione del Paese dall’occupazione siriana (impegno che Kassir ha pagato con la vita). Luglio 2006: bombardamenti su Beirut. Gli artisti innalzano il loro grido e si fanno sentire nel mondo. La città annaspa e la società civile teme una ricaduta con attentati e rappresaglie. In quel contesto sono soprattutto gli studenti e gli artisti, all’interno delle principali università cittadine, a promuovere azioni di ricostruzione e dibattiti. I maggiori autori che agiscono per il Paese sono The Atlas Group/Walid Raad, Akram Zaatari, Paola Yacoub, Walid Sadek, Jalal Toufic, nomi noti alla comunità artistica internazionale; la coppia Joana Hadjithomas Khalil Joreige; l’architetto Bernard Khoury; l’autore di teatro Rabih Mroué; il designer Nadim Karam; gli scrittori Elias Khoury e Hoda Barakat; solo per citarne alcuni. La comunità di intellettuali libanesi gravita in prevalenza intorno ad alcuni centri di promozione culturale, tra cui Ashkal Alwan (Homeworks), The Arab Image Foundation, AUB (American University Beirut), BAC (Beirut Art Center).

LE GALLERIE DI BEIRUT

Beirut, Sursock Museum, photo Claudia Zanfi
Numerose le gallerie attive sul territorio: Gallerie Sfeir-Semler, Tanit, Carwan, Saleh Barakat, Plan BEY, Marfa Contemporary Art Gallery. Tutti questi spazi hanno subito notevoli danni a causa dall’ultima esplosione avvenuta il 4 agosto 2020. Molte gallerie si trovano nella zona adiacente al porto o poco distante. Sono state distrutte anche opere d’arte di importanti collezioni, come quelle conservate nella casa-museo Sursock Palace.

L’ESPLOSIONE E LA RINASCITA

L’ampiezza dell’esplosione è arrivata a oltre 4 chilometri dal porto. La potenza e l’onda d’urto della deflagrazione sono state tali da attraversare quasi tutta la città, mandando in frantumi migliaia di finestre, vetrate, porte. È stato calcolato che la forza dell’impatto esplosivo di Beirut si collochi al terzo posto dopo Hiroshima e Nagasaki. Tutta la zona del porto si è sbriciolata. Nadim Karam ha scritto in un post Instagram: ‘Beirut like Ground Zero!’. La riprogettazione del porto e della nuova marina era stata affidata allo studio americano di Steven Holl, in collaborazione con il gruppo di giovani architetti libanesi L.E.FT. È qui che lo scorso anno si è svolta un’interessante edizione di BAF ‒ Beirut Art Fair, negli spazi della Seaside Arena. Poco oltre, i progetti della zona portuale periferica, detta Quarantaineverso il quartiere armeno di Mar Mikhael, si confrontano direttamente con i luoghi più difficili della città, quelli della memoria stratificata. In quest’area da riqualificare il noto architetto Bernard Khoury ha realizzato una curiosa struttura, una sorta di ‘astronave-bar-discoteca’ scavata nel ventre della terra, chiamata B018Qui Khoury ha inoltre progettato il proprio studio e gli spazi della galleria Sfeir-SemlerAlle spalle del porto i nuovissimi edifici di archistar come Herzog & de Meuron e Zaha Hadid, appena terminati, ora distrutti.
La zona del porto di Beirut, 2019, photo Claudia Zanfi

BEIRUT DOMANI

Tra devastazione e precarietà, la ricostruzione di Beirut passa accanto a macerie abitate e sui luoghi delle guerre precedenti. La forza vibrante e l’orgoglio di un Paese che non si piega sono nei post di artisti e intellettuali. Sfidando ogni pregiudizio e divisione sociale, si lanciano nel grido: ‘We will rise again. From the ashes we will rise again!’. E ancora una volta l’arte ci consegna figure in movimento, capaci di raccontare uno scenario quotidiano in mutazione e di attraversare obliquamente gli spazi territoriali, spostando lo sguardo verso luoghi inesplorati. Alla testa della rinascita di Beirut artisti, architetti, scrittori: la ricostruzione della città parte da loro e a loro ritorna. By Claudia Zanfi – artribune.com

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Rispondi