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È morta la storica dell’arte Sandra Pinto. Per anni direttrice della Galleria Nazionale di Roma

PERSONAGGIO DEFILATO DALLE GRANDI CERIMONIE DEL SISTEMA DELL’ARTE, AVEVA UN APPROCCIO APPASSIONATO E RIGOROSO ALLA PROFESSIONE. NEL TEMPO AVEVA ASSUNTO RUOLI DIRETTIVI IN IMPORTANTI ISTITUZIONI DI FIRENZE, TORINO E ROMA.

Sandra Pinto, dal video Devalle (1940 – 2013) – Intervista a Sandra Pinto, curatrice
È morta a Roma Sandra Pinto, storica dell’arte, funzionaria e soprintendente che ha avuto un ruolo chiave in diverse istituzioni museali italiane. “I suoi studi e le sue realizzazioni museologiche hanno costituito una riflessione sui fenomeni di promozione del fatto artistico nel mondo moderno; storici, critici, mecenati, committenze ed istituzioni”, così la ricorda l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze di cui Sandra Pinto era Accademica d’Onore. Fu lei a condurre per prima, nella stessa accademia, un’operazione di riordino, catalogazione e valorizzazione di materiali e opere compresi tra il primo e il secondo Ottocento fiorentino, tra neoclassicismo e romanticismo. Ancora oggi, i suoi appunti conservati in archivio, vengono considerati fondamentali per la conoscenza e la conservazione del patrimonio accademico.

SANDRA PINTO: LA CARRIERA

Sandra Pinto si era laureata nel 1962 e per sei anni, fino al 1969, era stata assistente di storia dell’architettura e dell’arte moderna all’Università di Roma. Per undici anni fu direttrice della Galleria moderna di Palazzo Pitti a Firenze, dal 1969 al 1980. Dal 1981 al 1986 fu direttrice dell’Archivio delle collezioni asiatiche in Italia presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale. Dal 1987 al 1994 fu Soprintendente per i beni artistici e storici del Piemonte e dal 1995 al 2004 Soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma bandendo i concorsi internazionali per l’ampliamento della Galleria e del Centro Nazionale Arti contemporanee (che prese successivamente il nome di Maxxi), poi realizzati grazie ai fondi stanziati per il Giubileo del 2000. “Dal dovere di un rinnovato e rinforzato impegno nessuno si può sottrarre, né noi, né le culture professionali in rapporto a noi, né la società civile in rapporto a noi, né i decisori politici in rapporto a noi”, scriveva nel libro del 2006 Gli storici dell’arte e la peste, curato assieme a Matteo Lanfranconi. “Dobbiamo tornare a essere prima di tutto storici – nello specifico dell’arte – e pretendere che la disciplina, da noi riordinata nei suoi statuti, riattrezzata nei suoi strumenti, ottenga quel rispetto e quell’ascolto nelle sue distinte presenze professionali che le discipline quali la giurisprudenza, l’economia, l’ingegneria, la medicina con le loro professioni derivate, ottengono ancora”.

SANDRA PINTO: LE PUBBLICAZIONI

Nonostante il suo importante contributo verso il patrimonio storico e artistico italiano, Sandra Pinto rimase sempre lontana dai riflettori, tanto che la sua biografia ci arriva oggi frammentata. Inoltre, si era da tempo allontanata dall’ambiente artistico. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo Una Storia dell’arte in Italia nel XX secolo, edito da Skira nel 2003, e Galleria nazionale d’arte moderna: le collezioni, il XX secolo (Electa, 2005)il catalogo scientifico dedicato al museo che curò all’apice del suo percorso professionale, raccontando i temi, linee di ricerca artistica, i gruppi e le personalità degli autori delle opere che ne animano le sale. “All’epoca il problema era la crisi profonda della disciplina, ma il tema rimane di grande attualità oggi che siamo nel mezzo di una vera pandemia”, scrive lo storico dell’arte Claudio Gamba sul proprio profilo Facebook dopo aver appreso la notizia della sua scomparsa, ricordandola attraverso l’opera sopra citata Gli storici dell’arte e la peste. “Certamente Sandra Pinto non avrebbe voluto elogi sperticati e credo che avrebbe apprezzato che le generazioni più giovani continuino a portare avanti, con indipendenza e spirito critico, le sue e le nostre battaglie per la tutela del patrimonio, la promozione dei musei e lo sviluppo dei linguaggi artistici contemporanei”. By Giulia Ronchi – artribune.com

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