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Più forti della pandemia: le biennali nel mondo aperte o in procinto di aprire

NONOSTANTE LA PANDEMIA ABBIA MESSO IN GINOCCHIO L’INTERO PIANETA, DAL MONDO DELL’ARTE ARRIVANO SEGNI DI SPERANZA E CORAGGIO: IN DIVERSE PARTI DEL MONDO SONO NUMEROSE LE BIENNALI INAUGURATE O IN PROCINTO DI APRIRE. ECCO QUALI SONO

  Ormai da un anno la pandemia sta profondamente limitando le attività umane, in tutti i settori. Fra i più in difficoltà, quello culturale, che però cerca di sfruttare i primi segnali ripresa e rilancia importanti appuntamenti internazionali di ampio respiro. Di seguito, 10 fra le rassegne più interessanti del panorama mondiale, dall’Europa al Centroamerica all’Estremo Oriente. In attesa della manifestazione più attesa: la Biennale di Venezia. By Niccolò Lucarelli – artribune.com

LIVERPOOL BIENNIAL

Rashid Johnson, Stacked Heads. Photo Mark McNulty
Aperta il 20 marzo, l’edizione The Stomach and the Port, esplora le nozioni di corpo umano e le modalità di connessione con il mondo attraverso i cinque sensi. 50 artisti internazionali e due collettivi, fra cui Black Obsidian Sound SystemLarry AchiampongLinder e Rashid Johnson, si confrontano sul tema con sculture, installazioni e arte digitale. Johnson ha creato una scultura totemica su larga scala intitolata Stacked Heads, che si ispira alla sua serie Anxious Men ancora in corso di completamento. La nuova opera è composta da due teste di bronzo piantate con piante di yucca e cactus. Più provocatori i fotomontaggi di Linder, fra quotidiano e pornografia. Molteplici gli approcci, dal metaforico all’esplicito, dal digitale all’analogico, per riflettere sui nuovi confini del corpo. Sam Lackey, direttore ad interim della Biennale, ha elogiato lo “spirito di coinvolgimento” degli artisti.

SHANGHAI BIENNALE

Shanghai Biennale. Courtesy Power Station of Art
In svolgimento dallo scorso novembre, e una delle prime a tornare sulla scena, la Biennale di Shanghai si presenta con un inedito format di otto mesi, creato da un team curatoriale composto da YOU MiMarina Otero VerzierLucia Pietroiusti e Filipa Ramos. La 13a edizione si intitola Bodies of Water (), e si propone l’ambiziosa sfida di lanciare processi di ri-alleanza planetaria basati sulle comunità umane in sé, al di là dei confini nazionali. Si parla di “solidarietà fluida”, invitando gli artisti a pensare oltre le narrazioni incentrate sull’uomo e basate sulla Nazione, ponendo l’ambiente al centro delle dinamiche di sviluppo. L’acqua è al centro della riflessione, strettamente collegata alla città di Shanghai, situata alla foce dello Yangtze nel Mar Cinese Orientale. Mostre d’arte, seminari, programmi universitari, un canale streaming, costituiscono la piattaforma di una rassegna ambiziosa che, in linea con l’atteggiamento dei principali attori socio-politico-economico-culturali cinesi, guarda al futuro cercando al contempo di costruire una solida base interna.

GWANGJU BIENNALE

Sung Hwan Kim, Hair is a piece of head, 2021. Courtesy of the artist
Tredicesima edizione anche per la biennale della città coreana; aperta il 1° aprile, Minds Rising Spirits Tuning riflette, a quarant’anni di distanza riflette sui gravi disordini politici che insanguinarono il Paese nel 1980, considerati ancora oggi una sorta di “cartina tornasole” per capire gli atteggiamenti di progressisti e conservatori. Si è però assistito, nel tempo, a una sorta di rimozione della memoria, cancellando, ad esempio, la partecipazione delle minoranze che chiedevano di avere più voce, così come è stato rimosso il ruolo delle donne. Scopo della riflessione non è però la storicizzazione, come spiega Natasha Ginwala, della direzione artistica, “in questo momento della nostra storia, ci sono vari movimenti civici che lottano per i motivi più disparati. Era molto importante per noi non storicizzare la rivolta del 1980 come qualcosa di separato e finito, ma considerarla come qualcosa che è forse volatile, uno spazio di ispirazione e resilienza per costruire strategie utili ad altri movimenti simili in India, Turchia, Cile o Brasile. Ci interessa imparare dalla lotta, non farne un feticcio politico”.

BUCHAREST BIENNALE

Aprirà il 27 maggio e con il suo modello innovativo perfezionato nel corso delle sei edizioni precedenti, la Biennale di Bucarest è ora considerata una fra le più importanti in Europa, occupando una posizione ampiamente rispettata all’interno della scena artistica internazionale. L’edizione 2021 non si smentisce, e punta l’attenzione sul rischio che la “ricerca artistica” venga incapsulata da stereotipi accademici e istituzionali che possano seriamente ostacolare la creatività e la riflessione artistica. La proposta curatoriale Farewell to Research cerca di riportare tale ricerca all’interno di un dialogo costituito su tre direttrici: la linea della pratica creativa, la linea del pensiero artistico e la linea delle strategie curatoriali. Tre i progetti artistici selezionati: The Second Hands di Tiong Ang&CompanySeamless Affinities di Claudia Brăileanu e Becoming di Gustafsson&Haapoja, cui si affiancheranno seminari e conferenze online, in collaborazione con Goethe Institut MNAC Courtyard, Creat Gallery.

BIENAL DE ARTE PAIZ

Hellen Ascoli, What remains, 2016. Courtesy of the artist
Da Guatemala City, una voce forte sul “Sud del mondo”, piena di domande su quale sia il significato di ciò che sta accadendo oggi, sul dove stiamo andando, sull’incertezza che definisce la nostra epoca e la rinnovata rilevanza di queste domande. Una confusione è causata dal nostro modo di rapportarci al passato e al futuro, un rapporto pieno di ostacoli e contraddizioni che ci ha intrappolati nella sensazione che non ci sia “via d’uscita”. Gli atti di odio e intolleranza che si pensava superati, sono oggi tornati con forza; la vita drogata dalla tecnologia, basata sull’immediatezza e la velocità influenza il modo in cui le persone condividono gli spazi, e voci fatte tacere per secoli ora rivendicano il loro posto nella Storia. Intitolata Perdidos. En medio, e curata da Alexia Tala eGabriel Rodríguez Pellecer la biennale si propone di scavare nel passato e immaginare futuri possibili, partendo dalle necessità degli ultimi, dagli indigeni delle foreste alle comunità femminili. Artisti dal Sudamerica, con alcune presenze europee e nordafricane, recuperano identità, tradizioni, usi e costumi di civiltà in pericolo, salvando le quali si salva il mondo.

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