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A Venezia le tenebre in terra di g. olmo stuppia

DALLA MOSTRA VENEZIANA DI G. OLMO STUPPIA ALLESTITA PRESSO SPAZIO SPARC, IN CAMPO SANTO STEFANO, EMERGE UN INEDITO ARCHIVIO DEL PRESENTE CHE COMPONE, ATTRAVERSO L’UTILIZZO DI PIÙ DISPLAY, UNA RIFLESSIONE CRITICA E IRONICA SULLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA.

g. olmo stuppia, Darkness fire, Tenebra solo show at Spazio Sparc, VeniceArtFactory © Elena Andreato
Tenebra è una mostra che protegge il buio dall’accecante luminosità del superficiale. Il pensiero unico è quello che illumina e fortifica lo spirito. Il progetto, pensato in forma specifica per le sale di Spazio Sparc, pone l’attenzione su quel processo mentale che ammorba e rende gli esseri umani assoggettati alla macchina mitica della credenza produttiva. g. olmo stuppia (Milano, 1991), insieme ai curatori Francesca Giubilei e Luca Berta, mette in scena quel senso di unità, utilizzando sapientemente la materia del video e dell’installazione per incidere la pelle del tempo con minute sculture in argento, su cui poggiano candeline di compleanno.

LA MOSTRA DI G. OLMO STUPPIA

All’ingresso una fotografia da cui spunta un fantasma dipinto con le dita, di un intenso blu di Prussia; salendo le scale una testa strappata a un corpo di donna fa da preambolo alle tenui luminescenza del piccolo candelabro argentato, che delimita il confine tra fuori e dentro, da qui si intravede un frammento del primo video: una statua della libertà viene trasportata dal buio alla luce. In Sicilia questa proteiforme presenza femminea si allarga nello storytelling di due figure maschili all’antica, fragili e forti, venezianissime come la tenebra che incarnano: Giustiniano Brunato, un taxista che senza posa ha trasportato i corpi della storia: Valentina Tedeskova, Roman Polanski, Enrico Berlinguer, Carter, Richard Nixon, il Capitano Pisley, Sergey Razgonov e molti altri. Nello spazio scorgiamo candelabri pregiati di piccole dimensioni: disposti in più punti delle stanze, sono sagome uniche modellate con linea nervosa e materia vivida. Probabilmente sono degli ex voto contemporanei, oggetti nobili che non tralasciano quel senso di reminiscenza classica, elementi plastici di suggestione greca.
g. olmo stuppia, Le supplici, video still, Tenebra solo show at Spazio Sparc, VeniceArtFactory © Elena Andreato

BUIO E MATERIA

Queste preziose creature sono testimoni silenti di una liquefazione che diviene ritualità continua, ogni sette minuti si celebra l’ironia sul ripetersi del tutto, sulla distrazione di fondo che ossessiona l’oggi, tra un video di un gattino e l’ennesimo corso online per scimmie digitali. I guardasala debbono continuamente accendere le candeline, valorizzando quel momento di buio. Il fumo si alza tenue nelle meravigliose sale Anni Trenta, annodandosi all’ombra. Ciò che ammanta l’intero percorso espositivo è un’oscurità intensa che di questi tempi è indispensabile poiché, come scriveva Theodor W. Adorno in Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, “il compito attuale dell’arte è di indurre caos nell’ordine”. Procedendo in mostra scopriamo il video euripideo, con la donna di cemento che viene curata premurosamente da uomini, e poi ci si trova in una piccola stanza, dove un iPhone riverbera la sua luce ghiacciata su altri piccoli falli scultorei in argento. Nell’ultima sala ecco una candela, anch’essa si scioglie con effetti di ombra sulle pareti e un freestyle inonda lo spazio, la scenografia effimera dell’artista è realizzata in una notte, in una sofferta sera. Coronano il tutto la vita e gli strumenti da lavoro di Armando Bozzola, perso in un cammino veneziano a scoprire ancora il lembo del tempo. By Giuseppe Amedeo Arnesano – artribune.com

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