curiosità, intervista

Come insegnare l’arte contemporanea ai bambini?

DIECI ESPERTI DI PEDAGOGIA E DIDATTICA MUSEALE DICONO LA LORO SUI METODI DI INSEGNAMENTO DELL’ARTE CONTEMPORANEA AI PIÙ PICCOLI. FRA GIOCO, APPRENDIMENTO E ASCOLTO.

In tempi di isolamento e insegnamento a distanza, in cui il tema della didattica assume un ruolo fondamentale, Artribune ha invitato dieci esperti di pedagogia, didattica museale e operatori del settore a una riflessione sul dialogo tra arte e infanzia. By Santa Nastro e Annalisa Trasatti – artribune.com

ALESSIO BERTINI ‒ PALAZZO STROZZI – FIRENZE

Alessio Bertini
In base all’esperienza fatta a Palazzo Strozzi, i bambini si prestano con piacere al dialogo con l’arte, sia essa antica, moderna o contemporanea. Hanno una minore rigidità mentale degli adulti e meno pregiudizi, cosa che permette loro di avere un atteggiamento più aperto, esprimere con sincerità il loro punto di vista e lasciarsi coinvolgere nelle attività pratiche. Certamente ci sono dei casi in cui l’arte contemporanea, anche quella più celebrata, può rendere la vita difficile a un educatore. Pensiamo ad esempio a quelle opere che rappresentano in modo più o meno esplicito la sessualità, la violenza o la morte, concetti delicati e difficili da elaborare in modo appropriato all’interno di una visita o di un’attività di due ore. In quei casi si rende ancora più importante lavorare sulla cornice dell’esperienza attraverso attività preliminari, materiali interpretativi e conversazioni congegnate in base all’età e alle caratteristiche dei partecipanti. Attraverso queste strategie, l’opera, che sia di oggi o di ieri, può essere resa accessibile a persone di diversa età e valorizzata per quello che è: una rappresentazione in grado di arricchire il nostro rapporto con la realtà.

LAURA VALENTE ‒ MUSEO MADRE – NAPOLI

Laura Valente
Spazio d’arte e di formazione, vissuto in modo partecipato, che contrasti l’esclusione sociale: interrogarsi in questo momento storico sul ruolo della didattica e sull’avvicinamento ai linguaggi creativi vuol dire avere ben chiaro che si sta definendo un nuovo modello di museo. Il Madre ha scelto da tempo di trasformarsi in un luogo di sperimentazione aperto a esperienze inedite. Dalle iniziative di Madre per il Sociale, la piattaforma di didattica inclusiva e gratuita – che nelle sue varie declinazioni ha portato al museo più di 2.600 ragazzi dal 2018 – al programma per-formativo MuseoFuturo, che ho ideato con Jeffrey Schnapp, autorità indiscussa nel campo delle digital humanities. Perché il museo del futuro – che è già il presente – ci chiede di innovare linguaggi e narrazioni, e questo vale ancor più per l’arte contemporanea, per troppo tempo percepita come elitaria. Per i prossimi tre anni attiveremo oltre dieci progetti integrati, oltre ai corsi di didattica consolidati, per un Madre sempre più “educativo, comunicativo e inclusivo”.

MAURA POZZATI ‒ STORICA DELL’ARTE CONTEMPORANEA

Maura Pozzati
Per educare all’arte i bambini è essenziale incontrare l’opera, osservarla da vicino, viverla negli stessi spazi in cui è collocata. Credo che il museo d’arte contemporanea sia il luogo privilegiato per favorire un pensare attivo e arricchire i più piccoli nelle fasi della formazione. Non si tratta dunque di “spiegare” l’opera d’arte ma di aprirsi ai suoi diversi significati, ai suoi non detti, alle interrogazioni, per potere accettare la nostra stessa complessità. Come? Osservando, ascoltando, giocando con l’opera d’arte. Sentire l’opera è mettere in atto un rapporto non solo visivo ma che coinvolge il corpo nella sua totalità; giocare con lei è chiederle non tanto “cosa significhi” ma “cosa mi fai pensare e dire”; raccontarla è il momento in cui le associazioni, le immagini, le emozioni che ogni bambino ha provato si ordinano e diventano racconto di sé. Per questo, insegnare l’arte contemporanea ai bimbi è fondamentale, per abituarli a interpretare il mondo, favorendo lo sviluppo della personalità e del senso critico.

ELENA MINARELLI ‒ COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM – VENEZIA

Elena Minarelli
Ritengo che il ruolo del museo non sia quello di insegnare l’arte ai bambini ma piuttosto di avvicinare i più giovani al patrimonio culturale, offrendo esperienze significative volte allo sviluppo di una sensibilità estetica e critica, oggi fondamentali per il benessere dei singoli e delle comunità. A questo scopo, la programmazione delle attività destinate ai più piccoli deve includere proposte tese a favorire l’osservazione ravvicinata delle opere d’arte, l’approccio multidisciplinare e la pratica laboratoriale. La figura dell’artista è, per la Collezione Peggy Guggenheim, fondamentale per l’ideazione e la conduzione di laboratori che favoriscano lo sviluppo di processi creativi e costituiscano esperienze non stereotipate di avvicinamento all’arte moderna e contemporanea. Per i bambini e per tutto il pubblico, il museo deve rappresentare una risorsa accessibile, un luogo di crescita, d’incontro e di benessere.

CARLO TAMANINI ‒ MART – ROVERETO

Carlo Tamanini
Attraverso frequenti esperienze dirette, libere e immersive, che favoriscono la curiosità, la sensibilità e il dialogo del bambino con le opere stesse. Dal dialogo possono nascere pensieri, racconti, rielaborazioni, idee e gioiose invenzioni creative. L’arte sviluppa, così, il suo potere di sostegno all’elaborazione di nuove visioni… Anche i bambini possono sperimentare che l’arte ci accoglie, ci incoraggia quando siamo stanchi, ci rigenera e ci solleva il morale quando siamo sotto tensione e ci conduce verso un mondo interessante, armonico e di speranza. Penso sia sempre fondamentale creare una passione e un desiderio per il bello, per i colori, per le forme, per le idee, per il mistero, valorizzando le emozioni delle opere d’arte, dei libri, dei musei e della musica. Josephin Péladan scriveva che “le attrazioni sono proporzionali ai destini”. In fondo, l’arte di vivere consiste nel trasformare la nostra sensibilità, comprenderla, accrescerla e fortificarla.

ELISABETTA DUSI ‒ SI PARTE! – ROMA

Elisabetta Dusi
Crediamo che non ci siano opere o movimenti artistici inaccessibili ai bambini. Partendo da questo presupposto, non mettiamo limiti al cosa e lavoriamo sul come trasmettere i contenuti dell’arte contemporanea. Le nostre attività si compongono sempre di un’esplorazione guidata dell’opera, durante la quale l’educatore museale guida lo sguardo del bambino in un esercizio di riconoscimento in ciò che vede per la prima volta e lo colpisce, accogliendone il punto di vista e alimentandone la curiosità. Attraverso i nostri laboratori cerchiamo di capovolgere il processo di apprendimento, il bambino non solo impara a conoscere cose nuove ma è sollecitato a esprimersi attraverso tecniche e materiali non convenzionali. Per la nostra associazione la didattica non è una mera trasmissione di conoscenze e siamo convinti che non sia mai troppo presto per avvicinarsi all’arte contemporanea. Quello che ci colpisce ogni volta è che i bambini hanno molti meno pregiudizi sui linguaggi artistici di oggi degli adulti che li accompagnano.

MARCO PERI ‒ STORICO DELL’ARTE

Marco Peri
La mia esperienza di educatore nel museo conferma che insegnare ai bambini significa imparare continuamente attraverso il loro sguardo. Infatti sono sempre pronti ad accogliere nuove opportunità espressive, sono naturalmente predisposti a sovvertire prospettive e schemi, a superare cliché e convenzioni. Per avvicinare i più piccoli all’arte contemporanea è necessario costruire un contesto in cui ciascuno si senta libero, uno spazio che solleciti al dialogo e allo scambio di impressioni, in cui non è l’opera a essere protagonista ma la relazione che si crea tra il bambino e il manufatto artistico. È fondamentale offrire un tempo adeguato affinché questa relazione possa maturare e lasci scaturire suggestioni e domande. In altre parole, significa spostare il focus dell’attenzione dalle qualità artistiche dei manufatti ai processi percettivi, immaginativi ed emotivi che attraverso l’arte si possono generare. Insegnare l’arte contemporanea ai bambini è un’esperienza che ha implicazioni educative straordinarie, tuttavia non dovremmo considerare l’arte contemporanea come un fine, ma come strumento per leggere la realtà, per guardare alla vita – attraverso l’arte.

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