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È morto Franco Battiato: grande cantautore italiano, ma anche pittore e regista

IL MAESTRO AVEVA 76 ANNI E SI ERA RITIRATO DALLE SCENE NEL 2019. LA SUA MUSICA ANDAVA DAL POP ALL’AVANGUARDIA, TRA I SUOI BRANI PIÙ NOTI HA REGALATO LA CURA, CENTRO DI GRAVITÀ PERMANENTE, VOGLIO VEDERTI DANZARE.

Franco Battiato
È morto a 76 anni Franco Battiato, grande cantautore della storia della musica italiana, ma anche pittore e regista. A dare la notizia il 18 maggio un tweet del direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, confermata dal sindaco di Milo, Alfio Cosentino. Pare che Battiato non sia mai uscito dalla malattia che lo affliggeva, l’alzheimer. L’artista è morto a Milo in provincia di Catania, dove viveva. Era nato a Jonia il 23 marzo del 1945. Ha spaziato tra una grande quantità di generi, dalla musica pop a quella colta, raggiungendo una grande popolarità.Musicista raffinato, cantante popolare e poeta, Battiato è stato anche un artista visivo eclettico e regista di filmografia introspettiva e fuori da schemi codificati. Di lui il Ministro della cultura Dario Franceschini ha detto: “Ci ha lasciato un Maestro. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia una eredità perenne”.

FRANCO BATTIATO PITTORE

Franco Battiato, Sufi Olio su tela
Inizia a dipingere negli anni ’90 per sfidare se stesso, firmandosi con lo pseudonimo di Süphan Barzani.  “Una volta, pensavo che la mia totale incapacità nel disegno dipendesse dalla mancanza di una naturale predisposizione, come nel caso di uno stonato che non riesce ad emettere la stessa nota che ha in testa. Col tempo ho scoperto invece che avevo un’idea astratta, archetipa, dell’oggetto che osservavo: quello che mi mancava era la possibilità di coglierlo nella sua esatta forma”, scrive Battiato nel 1994. “Per analizzare praticamente questo genere di chiusura, tre anni fa iniziai a dipingere, per pura sfida: questa terapia riabilitativa mi sta privando di quel difetto, pilastro di certa consacrata pittura moderna”. Pittore dai tratti onirici, realizza in oltre 30 anni di ricerca sui temi della meditazione, della ricerca spirituale, della sete di conoscenza del sé, circa ottanta opere figurative, tra tele e tavole dorate, incentrate soprattutto sull’immagine a lui cara dei dervisci rotanti, i danzatori sufi da lui cantati nel suo brano più celebre Voglio vederti danzare, scritto e composto per il suo album L’arca di Noè del 1982: “come i Dervisci Tourners/che girano sulle spine dorsali/o al suono di cavigliere del Katakali”. L’attività di pittore si affianca per anni a quella di musicista, esponendo in diverse mostre personali tra Roma e Catania, Stoccolma, Miami, Firenze e Goteborg: la più nota è quella che realizza a Istanbul nel 2014, dal titolo Quisque faber fortunae suae, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul e dall’Ambasciata d’Italia in Turchia che approda anche a Modica, alla Galleria Lo Magno. Quello stesso anno, poi, si esibisce per Club To Club al Lingotto di Torino nella sua performance più spettacolare: quella che lo vede dividere il palco con il suo Joe Patti’s Experimental group, un trio dalle atmosfere elettroniche che caratterizzano le sue prime produzioni, affiancato dal suo storico audio engineer Pino “Pinaxa” Pischetola e da Carlo Guaitoli. L’attività pittorica di Battiato è documentata anche dalle copertine e i libretti di Fleurs – l’album del 1999 che raccoglie cover di autori prevalentemente italiani e francesi – e di Ferro Battuto – scritto a quattro mani con il filosofo Manlio Sgalambro, suo principale punto di riferimento filosofico, ricco di commistioni in inglese, tedesco, francese e dialetto siciliano – e da quello dell’opera Gilgamesh.
By Claudia Giraud – artribune.com

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