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I dimenticati dell’arte. Liliana Maresca

INAUGURIAMO LA RUBRICA DEDICATA ALLE FIGURE DI ARTISTI, ARCHITETTI, SCRITTORI E ALTRE PERSONALITÀ DEL MONDO CULTURALE DIMENTICATE DALLA STORIA, CHE IN QUESTO MOMENTO DI RIPARTENZA CI SEMBRA OPPORTUNO RIPORTARE ALLA LUCE. SI INIZIA CON L’ARGENTINA LILIANA MARESCA.

La carriera artistica di Liliana Maresca (Buenos Aires, 1951-1994), una delle figure più interessanti della scena artistica argentina tra gli Anni Ottanta e Novanta, comincia nella Buenos Aires appena liberata da una dittatura che aveva isolato l’Argentina per sette lunghi anni. L’elezione del presidente Raùl Alfonsìn porta nel Paese un’atmosfera di libertà, e Maresca la celebra in una sorta di comunità di artisti, attori e scrittori nel cuore del quartiere di San Telmo, dove abita con la figlia Almendra. Così, grazie anche ai suggerimenti dell’artista Emilio Renart, a partire dal 1983 Maresca comincia a realizzare sculture con materiali di scarto, ispirate a concetti vicini all’alchimia. Nel frattempo, insieme all’amico fotografo Marcos Lopez, è protagonista di una serie di scatti fotografici ambientati sia nella sua casa sia davanti a edifici pubblici della città e all’interno dell’edificio Marconetti. Con atteggiamenti e pose che ricordano le opere di Francesca Woodman ‒ scomparsa nel 1981 ‒ e ancora di più Cindy Sherman, Maresca accosta il suo corpo nudo alle sue prime sculture nella serie Sin titulo (Serie Liliana Maresca frente a sus obras, 1983), ma soprattutto concepisce la fotografia come un atto pubblico e politico, quando la vediamo vestita di tutto punto e pericolosamente vicina all’ingresso della Casa Rosada, sede del governo democratico da pochi mesi (Sin titulo, Liliana Maresca frente a la Casa de Gobierno, Buenos Aires, 1984).

SCULTURA E FOTOGRAFIA SECONDO LILIANA MARESCA

Nel suo desiderio di unire vita e arte in un unico flusso di energie e tensioni creative, in alcuni di questi scatti fotografici l’artista suggerisce un’unione tra le sculture e le forme del suo corpo, concepito come un territorio di analisi e riflessione sociale su un’idea di femminile attivo e combattente ‒ Sin titulo (Serie Liliana Maresca con su obra), 1983. Un elemento identitario che necessita di un momento di autorappresentazione per esprimere una dimensione esistenziale vissuta in un costante e contradditorio equilibrio tra la vocazione pubblica dell’arte e quella privata del proprio quotidiano. Nella sua prima mostra personale alla galleria Adriana Indik nel 1989, intitolata No todo lo que brilla es oro, Maresca espone alcune sculture che suggeriscono la direzione della sua ricerca, rivolta verso la simbologia alchemica, come puntualizza la storica dell’arte Adriana Lauria, dove vengono inglobati rami di casuarina raccolti durante le sue passeggiate lungo il fiume Tigre, come in E.T.A. (1988). Nell’opera che dà il titolo alla mostra, composta da una scatola in legno rustico che contiene dieci elementi geometrici in bronzo dorato, si possono addirittura leggere similitudini con alcune sculture di James Lee Byars, come The capital of the golden tower (1991).

LE OPERE DI LILIANA MARESCA

Nella fase successiva del suo lavoro, con una serie di opere realizzate tra il 1991 e il 1994, Maresca si distacca dall’alchimia per concentrarsi invece sul valore iconico ed evocativo dell’oggetto trovato, amplificandone la visione quotidiana e domestica, legata a un’infanzia felice. In opere come Ciclope (1991), Autito (1994) ed Ella y yo (1994), gli oggetti presenti si legano al gioco, all’amore o all’amicizia. Accanto a queste sculture “domestiche”, Maresca porta avanti le sue battaglie pubbliche, che culminano nell’installazione Imagen pùblica-Altas Esferas (1993), dove l’artista viene fotografata nuda circondata da ritratti di dittatori, politici e personaggi famosi, simboli del potere, del denaro e della corruzione, rispetto ai quali la sua nudità sembra indifesa e vulnerabile.

MORTE ED EREDITÀ DI MARESCA

Mentre sta preparando la mostra Frenesì presso il Centro Culturale Recoleta a Buenos Aires, Maresca muore di Aids: purtroppo la sua fama di artista rivoluzionaria e sovversiva rallenta il riconoscimento del suo lavoro nel suo Paese natale, dove è protagonista dell’ampia e puntuale retrospettiva Liliana Maresca. Transmutaciones, curata da Adriana Lauria al Centro Recoleta nel 2008. In Europa il lavoro di Maresca è stato presentato alla galleria Spazio Nuovo di Roma con la mostra Liliana Maresca. Un’identità multiforme ‒ che chi scrive ha avuto l’onore di curare nel 2012 ‒, mentre alcune sue opere sono state esposte al Museo Reina Sofía di Madrid all’interno della collettiva Perder la forma humana, Una imagen sísmica de los años ochenta en América Latina. Fotos y Objeto nel 2014, e alla 15esima edizione della Biennale di Istanbul A good neighbour nel 2017, curata dagli artisti Elmgreen & Dragset. By Ludovico Pratesi – artribune.com

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