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I dimenticati dell’arte. Brianna Carafa

TERZA PUNTATA DELLA RUBRICA DEDICATA AI “DIMENTICATI” DELL’ARTE. DOPO L’ARTIVISTA ARGENTINA LILIANA MARESCA E IL BAROCCO ANTONIO GHERARDI, SI TORNA AL XX SECOLO CON LA LETTERATURA DI BRIANNA CARAFA.

È un libro di qualità: qualità narrative perché certo ‘succede qualcosa’ e qualità di scrittura, così chiara e ferma”. Purtroppo il giudizio più che lusinghiero di Italo Calvino, che non si sperticava in complimenti, non bastarono a cambiare le sorti del romanzo di Brianna Carafa La vita involontaria, pubblicato da Einaudi nel 1975 e arrivato ultimo nella cinquina del Premio Strega, vinto quell’anno da Tommaso Landolfi con la raccolta di racconti A Caso, edito da Rizzoli e ripubblicato da Adelphi nel 2018. Così, la breve carriera letteraria di Brianna, che di mestiere era psicoanalista, proseguì con un nuovo romanzo, Il ponte nel deserto, edito sempre da Einaudi nel 1978, pochi mesi prima della prematura scomparsa dell’autrice, morta a soli 54 anni e presto dimenticata.

LA RISCOPERTA DI BRIANNA CARAFA

Eppure, quel romanzo di formazione che aveva colpito Calvino era destinato a riemergere dall’oblio molti anni dopo, grazie al lungimirante coraggio di Paolo Guazzo della casa editrice Cliquot, che recupera il libro su una bancarella e decide di ristamparlo nell’agosto del 2020 con una lucida e appassionata prefazione di Ilaria Gaspari, che tratteggia un profilo di Brianna Carafa d’Andria, di antica famiglia nobile napoletana, che annovera tra i suoi antenati anche Papa Paolo IV, che regnò nella Roma della Controriforma, tra il 1555 e il 1559. Grazie alle parole della Gaspari scopriamo che La vita involontaria venne apprezzato allora perfino da Claudio Magris, che puntualizzò il legame con la narrativa mitteleuropea: non c’è troppo da stupirsi, visto che il duca Antonio Carafa d’Andria, padre di Brianna, era traduttore di Goethe dal tedesco. In effetti, le vicende del giovane Paolo Pintus, protagonista del romanzo, si svolgono in atmosfere germaniche rarefatte e sospese, vicine a certe pagine di Heinrich Böll, Botho Strauss o Peter Handke (ma anche, come sottolinea Gaspari, di Zweig, Musil o Heinrich Mann), dove i riferimenti alla psicoanalisi come strumento di lettura dell’anima costituiscono una sorta di tracciato sotterraneo dell’intero racconto. Come scrive Roberta Sironi, questi due romanzi “sono narrazioni che scaturiscono per mancanza, che scostano il sentimento (l’amore: è già un gesto di possesso, una stretta, da cui fuggire) e insistono a guardare il punto inavvicinabile, inconoscibile dell’essere al mondo, accettandone – cercandone – sempre più insistentemente la necessaria solitudine”.

LA RIVISTA MONTAGGIO, TRA POESIA E FOTOGRAFIA

Ma al di là delle scarne righe su Wikipedia, la vita della scrittrice è frutto di frequentazioni intellettuali di grande rilievo, che la portano a fondare la rivista Montaggio, tra poesia e fotografia, insieme allo psicoanalista Mario Trevi e al fotografo Paolo Di Paolo, e alla scrittura di poesie pubblicate nel 1957 da Carucci, e a due racconti usciti sulla rivista Botteghe Oscure nello stesso anno. Brianna, che aveva studiato architettura e poi psicologia prima di diventare psicoanalista, era amica di Angelo Maria Ripellino, Elsa Morante, Donatella Ziliotto, Renzo Rosso, Valeria Moriconi, Carla Accardi. Una fotografia di Paolo Di Paolo la ritrae insieme a Giorgio de Chirico. È proprio Di Paolo a raccontare la nascita di Montaggio: “La rivista è quindi nata casualmente, durante una delle piacevoli serate trascorse sul terrazzo di casa Carafa, che si affacciava su Piazza del Popolo, come contraltare alla terrazza del Pincio del Valadier. In un simile ambiente era impossibile non inventare qualcosa. Per le scelte editoriali non intervenivo; mi limitavo a tradurre in visione grafica le chiacchierate dei due pigmalioni, che non erano sempre soli. Sul terrazzo di casa Carafa si è alternata una generazione di emergenti, tutti affascinati da ‘donna Brianna’”. Eppure ci sono voluti 45 anni per riportare i riflettori su una donna schiva ed eclettica – vicina per certi versi alla figura di Cristina Campo – destinata a riservare ulteriori sorprese, anche grazie all’attenzione di sua figlia, Fiammetta Carena, vigile custode della memoria di Brianna. By Ludovico Pratesi – artribune.com

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