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Nei palazzi di Castelbasso la pittura è una questione di danza

LA FONDAZIONE MALVINA MENEGAZ DI CASTELBASSO, IN PROVINCIA DI TERAMO, TRASFORMA PALAZZO CLEMENTE E PALAZZO DE SANCTIS NEI PALCOSCENICI IDEALI DI UN AVVINCENTE BALLO SUI GENERI PITTORICI.

Carla Accardi, Rossoverdenero, 2012, vinilico su tela, cm 70×90
Già nel titolo, la mostra curata da Pietro Gaglianò per la Fondazione Malvina Menegaz presuppone un ragionamento sull’arte curioso e intelligente. Prendendo spunto dalla nota danza di origine spagnola ispirata alla mimica e al combattimento tra torero e toro – il paso doble ‒, Gaglianò mette in scena un’originale lettura dei tradizionali generi pittorici, ponendo al centro elementi contrapposti ma legati tra loro: in tensione, in sfida ma comunque coinvolti in atti appassionati e vivi, sostituendo alle figure dei ballerini le opere. Si coglie subito un possibile “ritmo” del percorso espositivo nella consapevolezza che, non necessariamente, tutti i dialoghi fra opere della collezione, di epoche e periodi differenti, e i progetti speciali debbano necessariamente avere affinità. Non è casuale, allora, nemmeno il sottotitolo che, con Dialoghi sul possibile, rinforza il pensiero che questi colloqui non si misurino nell’inconfutabile.

GLI ARTISTI IN MOSTRA A CASTELBASSO

Spesso, erroneamente, si è soliti pensare a taluni generi della tradizione come qualcosa di superato. Ecco invece come il Paso Doble di Gaglianò, annullando la cronologia, agita sguardi e visioni restituendo coppie di artisti storicamente impensabili ma linguisticamente possibili. L’invito generale è dunque al guardare, anche i dettagli, a non porsi pregiudizi. Sicché i Dialoghi sul possibile sbandano volutamente dai binari della storia per creare inedite narrazioni, affrontando il più complesso tema della raffigurazione. Qualche esempio rilevante è la coppia Giulio Frigo e Kengiro Azuma, dove la spiritualità stratificata nei linguaggi dell’arte occidentale del primo incontra quell’invisibile plasmato nella materia del secondo. Oppure, Stefano Di Stasio e Francesco di Cocco, che s’incontrano sotto l’aura dell’enigma o Piero Guggione, con un insolito Paesaggio Urbano del 1962 e Andrea Chiesi sul tema delle archeologie industriali.

I PROGETTI SPECIALI

Fra i dialoghi creati con le 46 opere della collezione s’innestano otto progetti speciali e inediti, dove gli artisti coinvolti hanno scelto in maniera personale quale collega invitare per creare il proprio e unico paso doble. Vediamo così Thomas Braida, Vittorio Corsini, Flavio Favelli, Sophie Ko, Francesco Lauretta, Marco Neri, Aryan Ozmaey, Giuseppe Stampone in conversazione con Alberto Caruso, Valeria Manzi, Domenico Brancale, Livio Lombardo, Saint Huck, Igor Imhoff, Enne Boi, Gino Di Paolo. Per capire l’assoluta contemporaneità del genere, sempre a titolo di esempio, si guardi alla natura morta di Braida che è viva oltre lo spazio pittorico grazie al sonoro di Caruso o alle silenziose lettrici di Lauretta, che sembrano spostarsi da una stanza all’altra per via dell’audio di Lombardo. Ancora, l’affiancarsi del disegno di Stampone alla fotografia di Di Paolo mette in luce l’aspetto mentale legato al paesaggio o il dipinto di Neri che, con l’intervento tecnologico di Imhoff, racconta il dinamismo dei nostri tempi oltre all’infinito potenziale della pittura. Paso Doble. Dialoghi sul possibile è una mostra da vedere per capire come le buone idee possano abbracciare la storia e la tradizione e viceversa. By Maria Letizia Paiato – artribune.com

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