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ArcoMadrid 2022: apre la fiera nella capitale spagnola, debutto ottimista fra passato e futuro

VOGLIA DI INCONTRO CON L’ARTE E RITORNO ALLA NORMALITÀ: IN QUESTA NUOVA EDIZIONE DELLA FIERA MADRILENA, IL MERCATO SPAGNOLO PREMIA LA PITTURA E INCORAGGIA DIALOGHI INASPETTATI TRA ARTISTI CONTEMPORANEI E STORICIZZATI, TRA EUROPA E SUDAMERICA. IL RACCONTO DA ARCOMADRID 2022.

Clima ottimista, molte presenze di collezionisti e professionisti del settore e buoni affari all’apertura di ArcoMadrid2022, la fiera internazionale dell’arte contemporanea in corso fino al 27 febbraio, che compie i suoi primi quarant’anni (+1). La nuova normalità nei padiglioni 7 e 9 di Ifema significa soprattutto obbligo di mascherine Fp2 e stretti controlli del Greenpass all’ingresso, che causano lunghe file all’esterno della fiera. In generale, fra gli stand predomina quest’anno la pittura, genere che secondo un recente studio dello IAC, Istituto per l’arte contemporanea, è fra i più richiesti dal mercato spagnolo, mentre sono nettamente in calo videoarte e fotografia. Nell’era degli NFT e dell’arte effimera, le grandi gallerie internazionali sembrano riparare su artisti consolidati e proposte visive più tradizionali, per un collezionismo tendenzialmente conservatore. Come Le Coc – peintre sur le toit di Chagall nello stand di Leandro Navarro, storico gallerista madrileno.

FRANCESCO STOCCHI, ARCOMADRID ESEMPIO DI RESILIENZA

ArcoMadrid è l’unica fiera in Europa che non ha perso neppure un’edizione in questi anni. È un simbolo di resilienza e un esempio dell’approccio spagnolo alla pandemia, che considera la cultura un bene essenziale”, commenta Francesco Stocchi (Roma, 1975), a Madrid in veste di curatore di 40+1, sezione dedicata alla celebrazione dell’anniversario. Stocchi – senior curator del Boijmans di Amsterdam, impegnato in questi giorni anche al padiglione svizzero della Biennale di Venezia – ha lavorato al fianco dello spagnolo Sergio Rubiro e della sudamericana María Inés Rodriguez per confezionare uno spazio con impronta “museale”, tra passato, presente e futuro di una fiera che ha promosso l’arte contemporanea in Spagna e svolto un ruolo imprescindibile di ponte con il Sudamerica. “È una mostra pensata per il contesto fieristico”, spiega Stocchi, “con un’architettura a ragnatela: non una griglia rigida, ma uno spazio flessibile che si adatta organicamente al contenuto delle opere, in un continuo interscambio di visioni e prospettive. Arco guarda al suo passato con un occhio al futuro e lo fa attraverso i suoi più fedeli collaboratori: le gallerie, quelle che dal 1982 a oggi sono state più volte presenti e che, con i loro artisti, hanno contribuito a creare l’identità della fiera”.

ARCOMADRID 40+1, DIALOGHI FLUIDI E CONTRASTANTI

Non a caso, al centro della sezione c’è un meraviglioso igloo in tela di Mario Merz (La Casa del Giardiniere, 1983-84), artista simbolo della galleria torinese di Giorgio Persano, che nel 1982 fu tra i fondatori di ArcoMadrid insieme con la spagnola Juana de Aizpuru. L’opera di Merz (peraltro già acquistata da Helga de Alvear per il suo museo di Cáceres) dialoga con una costruzione in lamiera di Susana Solano (Barcellona, 1940), così come il parallelepipedo di cinture di Monica Bonvicini si riflette nelle opere a specchio di Eva Schlegel; nascono intimi legami tra le opere di Elena Asins e Donald Judd, o fra la diversa visione dell’arte al femminile di Catalina León e di Marie Oresanz; unica eccezione, la bellissima collettiva “storica” esposta come una quadreria d’antan dalla parigina 1900/2000. Attraverso le opere delle diciannove gallerie selezionate sono rappresentati un po’ tutti i generi dell’arte attuale: pittura figurativa e avanguardie storiche, formale e informale, arte geometrica o concettualismo puro, compresa la poetica installazione Astrocytes di Dominique González-Foester e la pop art di Gilbert&George, volutamente “relegata” in un angusto punto di passaggio.

ARCOMADRID 2022, UNA FIERA A VOCAZIONE LATINOAMERICANA

Il focus sull’arte emergente del Sudamerica è da tempo (e soprattutto per impulso del precedente direttore Carlos Urroz) fra le principali attrattive di ArcoMadrid. Solo otto quest’anno le gallerie della sezione Nunca lo mismo, tra le quali spicca la proposta della toscana Continua: uno straordinario enorme murale composto da tantissimi pezzi in cartone pressato, opera del brasiliano Jonathas de Andrade (1982), racconta la Battaglia di Tejucupapo (avvenuta nel 1650 contro gli invasori olandesi) attraverso gli oggetti, di ieri come di oggi, che le donne impiegano per la loro lotta quotidiana, simbolo della resistenza di un intero popolo. Molto interessante anche il lavoro dell’artista cileno Rodrigo Arteaga (1988) che nello spazio monografico della galleria Afa presenta la serie Monocultivos (delicati lavori su carta bruciata manualmente per creare sottili figure vegetali) e l’installazione (I)logicas de especimen, a metà strada fra erbario e atlante dedicato ai resti della cultura cilena esposti allo Smisthsonian di Washinton.

OPENING, GIOVANI GALLERIE E GIOVANISSIMI ARTISTI

Interessante, infine, anche la sezione Opening, riservata a gallerie di meno dgiovanissimi, madrid, biennale, opening, gallerie, fiera, arcomadrid, dialoghi, fluidi i sette anni, con proposte giovani, innovative e spesso di rottura. Ad attirare stampa e visitatori è soprattutto la presenza della giovane peruviana Winnye Minerva nello stand di Ginsberg (Lima), autrice di una tela gigante dai colori neo-pop e del video choc dell’intervento di “riassegnazione sessuale” al quale lei stessa si è sottoposta, con la chiusura di tre quarti della vagina. Poetico il gioco di trasposizioni tra originali e copie proposto da Sperling (spazio di Monaco di Baviera) tra l’ecuadoriana Ana Navas (vincitrice del Premio Illy) e il tedesco Thomas Geiger. Due, infine, le presenze italiane ad Opening. La piacentina Una Galleria, che mischia fra loro le opere del greco Vasilis Papageorgiou e della portoghese Andreia Santana, molto affini per uso di materiali e spazialità delle forme. E la giovanissima galleria milanese (nata nel 2020 e gestita da due giovani polacche) East Contemporary, che si è aggiudicata il premio Opening con il dialogo al femminile tra la polacca Ania Bak e la libanese Nour Jaouda.
  • By Federica Lonati – artribune.com
https://www.ifema.es/en/arco-madrid

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