Attualità, curiosità, mostra

Una mostra in una botola all’ex Arsenale di Pavia. L’artista Biancoshock la nasconde per sempre

È STATA LA FOTOGRAFA URBEX, MARCELLA MILANI, DEDITA ALLE ESPLORAZIONI DI LUOGHI ABBANDONATI, A SCOPRIRE L’ULTIMO LAVORO DELL’ARTISTA NOTO PER I SUOI INTERVENTI LUDICI MA DAI TEMI SOCIALI FORTI: QUESTA VOLTA SULLA MERCIFICAZIONE DELLA STREET ART

Le urbex, contrazione di urban exploration, sono delle vere e proprie esplorazioni urbane in tutti quei luoghi dimenticati delle nostre città: all’interno di fortificazioni, bunker, edifici, fabbriche abbandonate e luoghi fatiscenti che testimoniano silenziosamente la loro vita passata. È proprio nel corso di una di queste ricognizioni fotografiche che Marcella Milani, fotografa professionista free lance (pubblica sulle più importanti testate nazionali come il Corriere della Sera) si è imbattuta nell’ultimo lavoro di arte pubblica di Biancoshock, nascosto dentro una botola all’ex Arsenale di Pavia, in disuso da anni.

MICRO-MOSTRA DI BIANCOSHOCK IN UNA BOTOLA DELL’EX ARSENALE DI PAVIA

Si tratta di una micro-mostra di quattro foto incorniciate, in cui sono stati immortalati altrettanti spazi dell’Arsenale, reinventati e riallestiti con alcune installazioni urbane dell’artista di origini milanesi, noto a livello internazionale per i suoi interventi dal tono ludico e giocoso, che però toccano spesso temi sociali importanti (basti pensare al progetto dei tombini “arredati” realizzato a Lodi e ispirato alla tragica realtà dei ragazzi delle fogne di Bucarest). Proprio a questo, perlomeno esteticamente, sembra rifarsi la nuova azione che, purtroppo, ricorda anche l’attualità più stringente dei bunker in Ucraina, dove si ammassano persone e pure opere d’arte in cerca di rifugio dalle bombe. Tra le installazioni immortalate, troviamo uno dei bagni dell’Arsenale con un mare verde che fuoriesce da un grande boiler (alludendo alla pratica del greenwashing di molte multinazionali, ansiose di rifarsi una verginità sposando cause ecologiste per nascondere, in realtà, azioni poco etiche) e la cappella votiva ormai sconsacrata e senza immagini di culto, ma trasformata in modo provocatorio in chiosco di kebab (“il tempo passa, le divinità cambiano”, si legge nella didascalia della foto postata sul suo profilo Instagram).

LA MINI MOSTRA NELLA BOTOLA VERRÀ SIGILLATA

Tutti interventi che fanno parte del progetto che Biancoshock porta avanti dal 2016 insieme all’artista Harmen de Hoop: senza incontrarsi, i due si danno telematicamente l’incarico di realizzare un’opera d’arte nella città in cui si trovano attualmente: ogni volta si tratterà di una reazione uguale e contraria a quella realizzata in precedenza dall’altro artista. Anche questa volta la natura performativa di Biancoshock ha fatto centro, facendosi scoprire dalla fotografa Milani che aveva lanciato un appello su Instagram per trovarne l’identità e rivelarne le motivazioni. “La street art oggigiorno è diventata un fenomeno mediatico: innumerevoli brand e istituzioni si servono di questa arte per promuovere prodotti e/o iniziative di finta riqualifica. Con questo intervento sottolineo l’ indipendenza della street art, una forma di arte pubblica nata per raccontare problematiche sociali e aspetti della società, non per promuovere marchi”, ha spiegato l’artista intervistato sul Corriere della Sera. “La mini-botola ospita installazioni che ho realizzato all’interno dell’Arsenale negli ultimi tre anni. La mostra verrà ricoperta con le assi di legno che coprivano quelle botole, in modo che rimanga lì per sempre, nascosta, invisibile, ma presente”. Non resta che affrettarsi per vedere la mostra, prima del sigillo definitivo e imminente.
  • By Claudia Giraud – artribune.com