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È morto a 83 anni Hermann Nitsch, pioniere e maestro dell’Azionismo Viennese

L’ARTISTA AUSTRIACO, SPESSO NEL MIRINO DELL’OPINIONE PUBBLICA, ERA EMERSO SULLA SCENA ARTISTICA NEGLI ANNI SESSANTA CON LA CORRENTE DELL’AZIONISMO VIENNESE E AVEVA DATO VITA AL TEATRO DELLE ORGE E DEI MISTERI. LE SUE AZIONI PERFORMATIVE, CARATTERIZZATE DA CORPI NUDI, ANIMALI SGOZZATI, SANGUE E INTERIORA, SONO DOCUMENTATE NEL MUSEO A LUI DEDICATO A NAPOLI.

Hermann Nitsch. Roma, 3 ottobre 2017. Photo Riccardo Pompili
Il mondo dell’arte dice addio a Hermann Nitsch, tra gli artisti più controversi della seconda metà del Novecento. Nato a Vienna nel 1938, l’artista è morto all’età di 83 anni. La sua ricerca artistica è stata caratterizzata per tutta la sua vita da una volontà di liberazione del corpo e dello spirito dalle imposizioni della società borghese e da ogni forma di tabù religioso, moralistico e sessuale. Non a caso, è emerso sulla scena artistica inizialmente come parte del gruppo dell’Azionismo Viennese, assieme agli artisti Günter BrusOtto Muehl e Rudolf Schwarzkogler, quest’ultimo morto suicida pochi anni dopo. Il gruppo ha rappresentato la massima e più cruenta espressione della Body Art europea, usando il proprio corpo come medium e dando vita ad azioni di fortissimo impatto. Il suo lavoro è attualmente in mostra, in concomitanza con la Biennale Arte 2022, presso le Oficine 800 in Giudecca a Venezia. La mostra, dal titolo Hermann Nitsch: 20th painting action organizzata da Zuecca Projects, presenta per la prima volta in Italia l’intera “20. malaktion”, realizzata da Hermann Nitsch al Wiener Secession nel 1987: si tratta di un’imponente raccolta di painting action che comprende 52 opere, tra cui il dipinto più grande che l’artista abbia mai realizzato durante la sua carriera – di 20 metri di lunghezza – mescolando nel rosso intenso di sangue e pittura sacro e profano, reale e simbolico, furia e delicatezza del gesto.

HERMANN NITSCH E L’OPERA D’ARTE TOTALE

Diplomatosi all’Istituto Grafico Sperimentale di Vienna, Nitsch muove i primi passi nell’ambito del tachisme, il movimento che interpreta la cultura dell’informale esaltando l’immediatezza del gesto che riversa o schizza i colori sulla tela, usando direttamente le mani. È nel 1957 che inizia a concepire il Orgien Mysterien Theater (Teatro delle Orge e dei Misteri): si tratta esperienza di arte totale – gesamtkunstwerk – che coinvolge tutti e cinque i sensi, legata al concetto psicanalitico di abreaktion, ovvero la scarica emozionale che consente ad un soggetto di rimuovere gli effetti di accadimenti drammatici attraverso un rituale collettivo e ancestrale. Una liberazione di accezione freudiana, in cui elementi profondi sensoriali-pulsionali affiorano attraverso uno stato di eccitazione psico-fisica.
Hermann Nitsch, Schüttbild (action painting), 20th painting action, Secession Vienna 1987. Oil on canvas, 200 x 300 cm. Photo by Liesl Biber. Courtesy of the Nitsch Foundation. ©Atelier Hermann Nitsch.

HERMANN NITSCH E L’ORGIEN MYSTERIEN THEATER

La prima Aktion, Blood Organ, alla quale ne seguiranno più di un centinaio, si svolge nel dicembre 1962 a Vienna e dura circa 30 minuti, nei quali un uomo, incatenato come se fosse crocifisso, viene coperto con un lenzuolo bianco. Non solo sangue: a queste azioni, si aggiungono gradualmente altri elementi, come carne di vitelli o pecore sventrati, organi e viscere animali, urina e paramenti liturgici come mitre cardinalizie, pianete, cotte, ostensori e croci. “Se questa pittura dedotta dal mio teatro doveva avere un senso, allora doveva avvenire solo all’interno del teatro come processo drammatico, come evento che accade nel tempo”, ha scritto l’artista nel testo la pittura e l’orgien mysterientheater. “Sviluppai una pittura di azione intrinseca al mio teatro. Il cospargere le pareti veniva concepito come un processo teatrale nel tempo. L’azione era importante quanto il risultato. Questa pittura diventava la grammatica visuale delle mie azioni su una superficie pittorica e l’accesso rituale ai miei eventi performativi. Il processo dionisiaco, questa pittura di azione spesso estaticamente eccessiva, conduceva alle attività eccessive delle azioni”. L’eccesso è stato il marchio di riconoscimento di Nitsch durante tutta la sua carriera, trovandosi spesso a scontrarsi con l’opinione pubblica: dagli esordi degli anni Sessanta, in cui durante le sue azioni la polizia faceva irruzione durante le azioni cercando di interromperle, fino agli ultimi anni, in cui attorno ai suoi eventi si creavano mobilitazioni e petizioni, soprattutto da parte di associazioni animaliste, che lo denunciavano di calpestare la dignità dell’animale.

HERMANN NITSCH E NAPOLI, LA SUA “SECONDA CASA”

Accanto agli accaniti oppositori, la carriera di Nitsch è stata anche promossa da importanti sostenitori. Uno su tutti è stato Giuseppe Morra, suo amico e mecenate della sua opera dagli anni Settanta. A lui Morra dedica il Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch a Napoli, collocandolo in una ex fabbrica edificata nel 1892 per la produzione di energia elettrica. Situato nel vivace quartiere di Pontecorvo, si tratta di uno spazio di documentazione e approfondimento delle tematiche filosofiche, poetiche e visive sviluppate dal Maestro viennese, ma anche di riflessione attorno all’essenza stessa dell’arte, dei suoi linguaggi e fenomeni, aprendosi a una programmazione eterogenea a cui partecipano artisti, intellettuali, professionisti dell’area scientifica o provenienti da istituzioni internazionali. “L’arte è natura, e tramite il processo artistico si crea una nuova natura, contribuendo a sottolineare, o meglio intensificare, l’atto stesso della creazione”, spiegava Nitsch in un’intervista pubblicata su Artribune. “La morale, le censure e lo Stato fanno sì che noi non possiamo davvero esprimerci del tutto, in modo completo, e per questo siamo costretti a reprimere molti aspetti della nostra vita che hanno invece la necessità di riemergere. Gran parte della nostra vita è impulso. Attraverso il mio lavoro cerco di farlo esprimere, di farlo venire fuori, come già in fondo succede con la tragedia greca o con Shakespeare”.

IL RICORDO DELLA FONDAZIONE MORRA DI NAPOLI

La Fondazione Morra partecipa al dolore per la perdita del grande artista e amico Hermann Nitsch. Il Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee è la sua casa, il luogo in cui ha diretto la sua ultima aktion Sinfonia Napoli nel settembre 2020 come omaggio a Napoli e a Giuseppe Morra con cui ha condiviso le gioie della creazione incessante. Le feste di Nitsch hanno celebrato l’esistenza, la risurrezione, la rinascita permanente, il divenire della vita e hanno indotto le sensibilità di chi ne ha preso parte ad espandersi verso un sentire intensificato dell’essere gettati nel mondo. In segno di lutto la Fondazione Morra trasmetterà sui propri siti l’audio del mov. IV della Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92 composta da Ludwig van Beethoven, come era desiderio del Maestro. “Il mondo, l’essere ci permette in ogni attimo di rinascere (ci fa anche morire)”, disse il Maestro. “Il vivente, la messa in atto della vita, ci permette di rinascere sempre, in continuazione. l’attuazione del tragico, della croce, viene imposta nel caso estremo della morte a colui che apprende e comprende l’essere. l’esperienza della gioia è risurrezione permanente, è essere volto alla risurrezione. ogni festa furiosa è una festa dell’esistenza, della risurrezione, è la nostra nascita permanente, il nostro chiaro risveglio nell’essere. veniamo risvegliati dalla morte, che avviene innumerevoli volte, al nostro essere (esistenza) profondo e pieno di vita”.
  • By Giulia Ronchi – artribune.com

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