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Guida ai cimiteri monumentali d’Italia. Un viaggio tra arte e cultura

CHI DICE CHE NELLE GRANDI CITTÀ D’ARTE SI POSSANO VISITARE SOLO CHIESE E MUSEI? MOLTE SCULTURE E MONUMENTI DI PREGIO POSSONO ESSERE AMMIRATI ANCHE NEI TANTI CIMITERI ITALIANI, DOVE RIPOSANO PERSONAGGI DI SPICCO CHE HANNO FATTO LA STORIA. ECCO UNA GUIDA PER VISITARE I PIÙ IMPORTANTI

IL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

Adolfo Wildt, Et Ultra (Monumento Körner), 1929 – Milano, Cimitero Monumentale – photo Enrica Zingarelli
Tra i cimiteri monumentali da visitare in Italia troviamo quello di Milano, contraddistinto da una serie di sculture e innumerevoli architetture di grande valore artistico. L’idea di istituire un luogo dedicato alle spoglie della comunità si ebbe nella prima metà dell’Ottocento, sostituendo così i numerosi e insalubri camposanti. Sebbene le motivazioni vertessero su questioni prettamente igieniche, si aggiungeva anche il vero e proprio desiderio di ospitare sepolture decorose, tanto che nel 1860 si concretizzò un piano di rigenerazione urbana tramite un concorso aperto. L’elaborato migliore fu quello firmato da Carlo Maciachini che studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera, approvato nel 1863 e nel 1866 – anche se ancora incompleto ‒ era già adibito a inumazioni. Infine, nel 1870 si conclusero i lavori per la cinta muraria, e nel 1873 venne realizzato l’Ossario centrale che univa il Famedio e il Tempo Crematorio – e tra le numerose epigrafi e targhe che vestono le pareti dell’edificio si trova anche la lapide di Carlo Mozart, funzionario amministrativo a Milano tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento e figlio del grande musicista, Wolfgang Amadeus. L’architettura imponente che apre le porte alla “città silente” venne realizzata con Pietra Simona della Val Camonica e Pietra di Sarnico, assieme a una serie di inserti di Pietra Viggiù, mentre i colonnati d’accesso alle gallerie laterali furono realizzati in granito bianco e rosa di Baveno. Ovviamente, i due bracci che si snodano lungo l’asse levante-ponente collegano l’edificio alle Edicole – costruzioni sopraelevate a impianto poligonale che fungono da snodi nei punti di intersezione dei porticati ‒, le quali sono ornate con sculture e architetture raffinate, come ad esempio l’Edicola Antonio Bernocchi, l’Edicola Benni, l’Edicola Besenzanica, l’Edicola Bocconi, l’Edicola Bonelli, Campari e Cusini – per citarne solo alcune. L’intero impianto cimiteriale segue un assetto urbanistico semplice e regolare, suddiviso in parti simmetriche e facilmente percorribili.

IL CIMITERO MONUMENTALE DI TORINO

Tomba Salvatore ed Emma Rebora, Cimitero monumentale di Staglieno Ph. Giovanni Parodi
Precedentemente definito “Generale”, il cimitero monumentale di Torino è uno dei cimiteri in Italia in cui numerosi scrittori, statisti, storici, politici e artisti hanno trovato la loro ultima dimora, tra cui Primo Levi, Fred Buscaglione, Rita Levi-Montalcini, Edmondo De Amicis e molti altri ancora. I monumenti e le architetture lo rendono un vero e proprio “museo a cielo aperto”, infatti è possibile ammirare il grande Monumento di Guasco di Bisio Spinola, il Monumento Hess, di Remondi e del Riccio, tra statue devote, piangenti e angeli.

IL CIMITERO MONUMENTALE DI STAGLIENO A GENOVA

Un porticato del cimitero monumentale di Staglieno a Genova. Photo Assereto Stefano
Un altro celebre cimitero monumentale in Italia è quello di Staglieno, a Genova, aperto ufficialmente il 1° gennaio 1851 – sebbene fosse ancora incompiuto. Il progetto di edificazione fu affidato all’architetto Carlo Barabino, cui si deve anche il progetto per il Teatro Carlo Felice e il Palazzo dell’Accademia. Sfortunatamente, l’architetto civico perse la vita durante la diffusione del colera e i lavori furono affidati al suo allievo e collaboratore Giovanni Battista Resasco. Del progetto del suo maestro Resasco mantenne la struttura quadrangolare acuendone il carattere monumentale, con un susseguirsi di ampi porticati culminati nell’architettura del Pantheon (contornato da portici), il tutto inserito armonicamente all’interno dell’ambiente naturale circostante. I lavori si conclusero tra gli Anni Sessanta e Ottanta dell’Ottocento, e l’integrazione paesaggistica fu ampiamente sviluppata tanto da diventare un modello di livello nazionale e internazionale. Una serie di architetture e di statue animano il cimitero genovese, evocando personaggi rappresentativi della storia e della cultura – sia locali che non – come ad esempio l’architetto Giovanni Ansaldo, il patriota Nino Bixio, lo scultore Giovanni Battista Cevasco, il poeta David Chiossone, Constance Mary Lloyd Wilde (moglie del celebre scrittore Oscar Wilde), Giuseppe Mazzini e molti altri ancora.

IL CIMITERO MONUMENTALE DI BOLOGNA

Bologna, Cimitero Monumentale della Certosa. Foto Angelo Scaramagli
La Certosa, il cimitero monumentale di Bologna, è annoverato tra i più grandi d’Italia e d’Europa e vanta un ricco patrimonio storico- artistico. Nato nel 1801, il cimitero della Certosa è sorto dalle strutture dell’ex convento certosino del XIV secolo, di cui troviamo ancora oggi la prestigiosa chiesa di San Girolamo. Nel cuore del camposanto è sito il Chiostro Terzo, caratterizzato dallo stile neoclassico bolognese, passando poi per le tombe dipinte, le opere in stucco e, dalla metà del XIX secolo, a quelle più preziose realizzate in marmo e in bronzo. Al suo interno è possibile “ammirare” illustri personaggi, come ad esempio il celeberrimo pittore Giorgio Morandi, il premio Nobel Giosué Carducci, lo scrittore Riccardo Bacchelli, il cantante d’opera Carlo Broschi, conosciuto al grande pubblico anche come Farinelli, e il cantante Lucio Dalla. Sebbene ad oggi il cimitero monumentale di Bologna sia uno dei più visitati per il suo ricco patrimonio, questo riscuoteva ugual successo già nell’Ottocento, tanto che vennero a visitarlo figure di primissimo piano, come ad esempio Lord Byron, Charles Dickens e Sigmund Freud. Tra i diversi stili che lo animano, troviamo i migliori esempi di Liberty italiano, ne è un esempio la celeberrima statua nella Cella Magnani, Anima e Angelo, realizzata da Pasquale Rizzoli, e resa ancor più nota perché simbolo della reunion della band emo-core My Chemical Romance.
 

IL CIMITERO MONUMENTALE DI LIVORNO

Cimitero monumentale La Cigna, Livorno
Conosciuto come la Cigna, il cimitero monumentale di Livorno prende il nome da un piccolo torrente che gli scorre a fianco, ma popolarmente era chiamato “I lupi” in riferimento al podere che l’amministrazione locale individuò dopo una epidemia di febbre gialla che colpì la comunità nel primo Ottocento. Il nuovo cimitero, ovviamente, nasceva dall’esigenza di poter far fronte alle questioni sanitarie e, secondo le norme emanate dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo nel 1783, il camposanto doveva essere realizzato in prossimità di un’area che già dal III secolo era stata occupata da una necropoli, conosciuta a oggi come “Santo Stefano ai Lupi”. Il cimitero monumentale toscano venne realizzato sulla base di un disegno dell’architetto livornese Riccardo Calocchieri, e fu terminato grazie all’architetto Gaspero Pampaloni e all’ingegnere Stefano Diletti nel 1822, infine nel 1891 secondo il progetto dell’ingegnere comunale di Angelo Unis venne nuovamente ampliato. A oggi, il cimitero monumentale di Livorno ha una estensione di 110mila metri quadrati e conserva opere di rilievo come quelle degli scultori Enrico Mirandoli, Lorenzo Gori, Giacomo Zilocchi, Ermenegildo Bois, Cesare Tarrini, Laerte e Valmore Gemignani e Umberto Fioravanti.

IL CIMITERO MONUMENTALE DEL VERANO A ROMA

Cimitero del Verano, Roma – Angelo del Dolore – photo Fabio Petrelli, 2016
Il cimitero monumentale del Verano di Roma sorge proprio dove erano site le catacombe di Santa Ciriaca e il suo nome deriva dall’antico campo dei Verani, gens senatoria ai tempi della repubblica romana. Il camposanto capitolino fu fondato durante il regno napoleonico e il progetto fu affidato a Giuseppe Valadier, tra il 1807 e il 1812, consacrato poi nel 1835. I lavori proseguirono con i pontificati di Gregorio XVI e di Pio IX, sotto lo sguardo vigile di Virginio Vespignani. Tanti furono gli appezzamenti che vennero inglobati, come ad esempio Villa Mancini, dove sorge l’area del Pincetto. Il portale che si apre agli “ultimi albergatori” è imponente, grazie anche alla presenza delle statue raffiguranti la Preghiera e la Meditazione sulla morte di Francesco Fabi Altini, la Speranza di Stefano Galletti e il Silenzio di Giuseppe Blasetti, che precede un grande quadriportico, opera che porta la firma di Vespignani nel 1880. Purtroppo, a causa dei numerosi bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale a San Lorenzo, la configurazione del camposanto fu ridisegnata, ed è quella che ritroviamo oggi. Rispetto a tutti gli altri cimiteri monumentali italiani, quello di Roma non ha eguali per la vastità degli stili che caratterizzano i suoi monumenti, tanto che si passa dal Neoclassicismo al Realismo, dall’Eclettismo al Simbolismo e al Futurismo, con opere eseguite dai più grandi esponenti dell’arte dell’Ottocento, come ad esempio Gaetano Koch, Pio e Marcello Piacentini, Giulio Monteverde, Ettore Ximenes, Ettore Ferrari, Pietro Canonica e molti altri ancora. Dalla sua costruzione, diverse sono le personalità di spicco che dimorano tra le sue alte mura, come Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Alberto Moravia, Trilussa, Giacomo Balla, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Gianni Rodari, Ettore Petrolini ed Eduardo De Filippo

IL CIMITERO MONUMENTALE DI BONARIA A CAGLIARI

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Cimitero monumentale di Bonaria a Cagliari
A ridosso dell’omonima collina sorge il cimitero monumentale di Bonaria a Cagliari, annoverato tra i cimiteri monumentali da vedere in Italia. Anche in questo caso, nello stesso luogo vi era precedentemente una necropoli, più precisamente nella fase punico-romana e paleocristiana della città. A progettarlo fu il Capitano del genio Luigi Damiano, con un impianto regolare quadripartito, reso fruibile nella prima metà dell’Ottocento. A trent’anni dalla sua apertura, il cimitero era già quasi totalmente occupato, ragion per cui si diede mandato all’architetto Gaetano Cima di progettare un ampliamento capace di rispondere alle esigenze del momento. Una volta completati i lavori, il cimitero monumentale di Bonaria assunse l’aspetto di una grande e variegata galleria d’arte, all’interno della quale sono custodite sculture di artisti locali e della Penisola intera, come ad esempio Fadda, Sartorio, Sarrocchi, Galavoni, e dove si alternano diversi stili, dal neoclassico al realismo, fino a toccare le punte del Simbolismo e del Liberty.
  • By Valentina Muzi – artribune.com

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