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Dalla Street Art agli NFT. Parla il writer dietro l’identità di Simon Dee

LE TRASFORMAZIONI DIGITALI INVESTONO ANCHE AMBITI PURAMENTE REALI, O PER MEGLIO DIRE, METROPOLITANI, COME QUELLI DELLA STREET ART. LE STRATIFICAZIONI URBANE INCONTRANO QUELLE FLUIDE DEL WEB, DANDO VITA AL PROGETTO ARTISTICO SIMON DEE. NE ABBIAMO PARLATO CON GLI IDEATORI

Le curiosità nate con l’arrivo della Crypto Art e degli NFT continuano a generare quesiti e dibattiti. Dopo le diverse considerazioni firmate da numerosi addetti ai lavori raccolte sulla nostra rivista, oggi abbiamo deciso di capire come la Street Art si relazioni con questa nuova dimensione. A tal proposito, Artribune ha raggiunto il writer ed ex membro della TDK Crew – una delle più importante community italiana di writers – che, assieme ad altri collaboratori, ha dato vita allo pseudonimo e al progetto artistico SimonDee.

L’INTERVISTA A SIMON DEE

Dopo una carriera da artista di graffiti – anche in una delle più importanti crew di writers in Italia – come è arrivata l’idea di cambiare radicalmente rotta e approdare nel mondo digitale? Un processo graduale. Essere un artista a volte può comportare scelte difficili, decisioni che ti portano a metterti in discussione e sentirti disallineato. Questo cambiamento è avvenuto in un momento di smarrimento. Avevo intrapreso una carriera lavorativa “tradizionale” ed il lavoro mi aveva inghiottito. I graffiti che realizzavo erano sempre meno e questa rinuncia la vivevo con malessere. Ecco che ho deciso nel luglio del 2017 di realizzare un piccolo graffito su carta al giorno, semplice e veloce. E di postarlo su Instagram. Ecco il passaggio al digitale. Poi cosa è successo? Da lì a poco, relazionandomi con un caro amico nonché co-creatore di SimonDee, sono venuto a conoscenza dei primi software di pittura digitale ed ho pensato che questa potesse essere una buona opportunità per continuare a sfogare la mia arte in maniera veloce e divertente. Quello che non avevo considerato era il successo che tale sfogo potesse avere sul pubblico dei social. La mia esigenza di esprimermi e divertirmi aveva incontrato la richiesta di intrattenimento di un pubblico sempre più vasto. Non si può ignorare che per un artista di strada la visibilità è tutto. Quindi, non si cambiano solo le “vecchie abitudini” ma anche il nome: nasce Simon Dee, che “supera il limite dato dell’etichetta di artista identificandosi meglio come ‘progetto artistico’”. Esatto, nel 2017 nasce Simon Dee. Non mi piace definire Simon come artista perché le etichette sono limiti. Inoltre per raggiungere i traguardi odierni, Simon Dee si è nutrito della creatività di due menti oltre che svariati collaboratori che hanno contribuito ad aumentarne il successo. Simon, come accennato, nasce con l’idea di rompere la routine, di urlare al mondo che non per forza un ragazzo deve intraprendere un percorso lavorativo tradizionale. Cinque anni fa sembrava assurdo e a tratti anche irrispettoso, spostare una cultura come quella dei graffiti, dalla strada al digitale. Eppure il tempo ha dimostrato il contrario. Con Simon Dee quindi, ci siamo ripromessi di esplorare più percorsi possibili. In questi cinque anni abbiamo creato molti trend visivi e abbiamo trasformato il processo di realizzazione di un graffito in un vero e proprio contenuto artistico. La realizzazione delle opere spesso si è dimostrata molto più virale ed efficace del prodotto artistico in se, andando in un certo senso a prevedere lo spostamento dei contenuti social da immagini statiche a contenuti video (Reel e TikTok). Sin dai primi contenuti abbiamo sempre amato mischiare i graffiti ad elementi della cultura pop, cartoni animati ed icone mondiali. In un certo senso abbiamo reso un linguaggio criptico come quello dei graffiti più popolare. Sebbene le nuove tecniche utilizzate per le infinite strade del web abbiano dei marcati toni pop, le sfumature della Street Art rimangono inconfondibili. Come è stato approcciare a questa stratificazione urbana fluida e digitale? Le fondamenta “street” insite nelle creazioni di Simon Dee sono il suo DNA. Sebbene per uno street artist Simon può sembrare molto distante dalla cultura dei graffiti, in realtà il processo di “semplificazione” e digitalizzazione del graffito richiedeva una profonda conoscenza ed un bagaglio di informazioni ed esperienze che ho potuto acquisire solo nei 13 anni di gavetta precedenti. In realtà Simon Dee si porta dietro davvero tanto del suo passato “street”: la non necessità di rappresentare con un volto una tag, la voglia di raggiungere con il proprio nome sempre più persone e la voglia di contaminare con i propri graffiti sempre più spazi. Nel momento in cui si inizia ad osservare il web come una grande città, è facile iniziare a pensare a Simon Dee come un artista di strada digitale. Quindi se il 2017 aveva sancito l’avvio di una radicale “trasformazione”, il 2021 la convalida avviandosi verso la cryptoarte, collaborando con collezioni NFT e creandone una propria come NoCap. Potete dirci di più? L’anno scorso abbiamo avuto la fortuna di esplorare questo fantastico spazio. Muoviamo i primi passi con la creazione di NFT che ricalcavano le orme di quello che già realizzavamo da tempo sulle pagine social. Presto però decidiamo di creare qualcosa di nuovo e dedicato al mondo crypto, nasce quindi NoCap (chesi può trovare sul market Rarible mentre NoCap’s Adventure su Foundation.app). È una collezione di “collezionabili” che ha come protagonista un tappino iconico del mondo dei graffiti, il NY Fat Cap. L’ambizione della collezione è di creare una delle prime community nel mondo crypto con la passione per l’arte di strada. In totale i NoCap saranno solo 100 e sono realizzati in collaborazione con artisti da tutto il mondo provenienti dal mondo della street art e non solo. Al momento sono stati “mintati” solo 84 dei 100 totali e 78 NoCap sono già stati collezionati. Parallelamente a questa collezione abbiamo sentito l’esigenza di creare una collezione con lo scopo di comunicare dei messaggi, sempre usando i graffiti come filo conduttore. Nasce quindi la collezione NoCap’s Adventures. In questa collezione il NoCap prende sembianze umane e diventa il protagonista di storytelling digitali: diventa un vandalo digitale in un mondo privo di colore, lo spray è il suo unico strumento per esprimere disagio e voglia di riscatto, tematiche che spingono molti ragazzi ad iniziare a praticare graffiti. La prima opera della collezione è stata già aggiudicata, a breve uscirà il secondo capitolo.
  • By Valentina Muzi – artribune.com