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Seoul sta diventando la nuova capitale dell’arte?

NEGLI ULTIMI ANNI LA COREA DEL SUD HA GUADAGNATO SEMPRE PIÙ POPOLARITÀ NELL’INDUSTRIA CULTURALE, CON LA HALLYU – L’ONDA COREANA – CHE HA CONQUISTATO IL MONDO ATTRAVERSO LA MUSICA, I FILM, LE SERIE TV, I WEBTOONS. E IL MONDO DELL’ARTE? LA CONSACRAZIONE ARRIVA CON LA PRIMA EDIZIONE DELLA FIERA FRIEZE SEOUL

Chi era presente all’ultima edizione di KIAF Seoul o di Frieze London, entrambe tenutesi nell’ottobre 2021, ricorderà il video-collegamento tra le due fiere e il conseguente annuncio dell’arrivo di Frieze a Seoul. Per chi aveva già familiarità con l’ecosistema artistico coreano, l’arrivo di Frieze può sembrare un evento che si preannunciava da tempo, ma per chi è nuovo all’influenza globale coreana potrebbero esserci un paio di domande sospese nell’aria, cominciando con un semplice “Perché proprio Seoul?“.
Museo d’Arte di Seoul

GOVERNO COREANO E SETTORE ARTISTICO-CULTURALE

Museo T.mu di SK Telekom, Seoul. Photo Choi Kyungmo
È impossibile procedere a un’analisi dell’ecosistema artistico coreano senza riconoscere il fondamentale ruolo del governo. Solo un paio di settimane fa, la notizia di un aumento dei fondi per l’arte e la cultura – precisamente 3,7 milioni dollari – annunciata dal neopresidente Yoon Suk-yeol è diventata virale sui media globali. Tuttavia, la storia d’amore tra il governo coreano e l’industria culturale non è una notizia recente, ma risale a più di trent’anni fa. A partire dagli Anni Ottanta, quando la Corea del Sud si stava sviluppando sempre più a livello economico e industriale, il governo si è reso conto che anche l’immagine del Paese doveva stare al passo, poiché agli occhi degli altri attori internazionali la Corea era ancora legata ai tempi della guerra. Seguendo i precedenti americani di imperialismo culturale, il governo sviluppò una serie di strategie di politica culturale e di diplomazia a lungo termine per accrescere la propria immagine. Strategie incardinate nel soft power e nel nation branding, consistenti nell’utilizzo di strategie diplomatiche, tra cui l’esportazione culturale, per ottenere influenza attraverso l’attrazione piuttosto che la coercizione. Il governo coreano – attraverso diversi mandati e diversi presidenti – ha seguito coerentemente questi principi, investendo nella cultura come mezzo per aumentare l’immagine positiva del Paese.

SOFT POWER E CULTURA COREANA NEL MONDO

Minds, Resing, Spirit Tuning. Biennale di Gwangju, Seoul 2020
Grazie agli investimenti interni e alle agevolazioni per l’esportazione globale stanziate dal governo coreano, l’industria cinematografica e musicale hanno conosciuto un incredibile sviluppo, favorito inoltre dagli sforzi congiunti di finanziamenti pubblici e privati, tra cui quelli di colossi come Samsung. Decenni di politiche, investimenti e strategie hanno portato al fenomeno globale che la korean wave rappresenta oggi. Parallelamente, il governo ha continuato a istituire programmi di scambio di mostre nei musei di tutto il mondo, con l’obiettivo – ad esempio – di incrementare la sala coreana in istituzioni come il British Museum, in modo da eguagliare le controparti asiatiche di Cina e Giappone. Allo stesso tempo, sono stati compiuti diversi sforzi nello sviluppo di politiche volte ad accrescere il ruolo e la promozione del patrimonio culturale, dei musei e delle istituzioni culturali, sia pubbliche che private, senza tralasciare fondi e programmi per spazi alternativi o residenze d’artista per sostenere l’ecosistema locale. Nel corso dei vari decenni, il costante sistema di sostegno e fondazione ha contribuito enormemente alla fioritura dell’industria artistica e culturale. Oggi i finanziamenti del governo coreano e le pratiche di finanziamento dell’Art Council Korea (ARKO) continuano a sovvenzionare le arti, dalle istituzioni più importanti agli spazi più sperimentali. Inoltre, grandi aziende come Hyundai Motor e Samsung (Fondazione Samsung per l’arte e la cultura) hanno investito sempre di più nel settore dell’arte, portando alla creazione di finanziamenti, programmi, collezioni e istituzioni che hanno conquistato un posto di rilievo tra le eccellenze mondiali.
Lee Soyoung di fronte a Sofia Mitsola, Sisterly Affections, 2019. Courtesy of Lee Soyoung (Larry’s List, 2021)

L’ECOSISTEMA COREANO DELL’ARTE

Prendendo in considerazione gli sforzi profusi da tempo dall’industria artistica e culturale per svilupparsi sia a livello locale che globale, arriviamo agli anni più recenti, vedendo come la scena artistica di Seoul sia cresciuta rapidamente. Negli ultimi decenni, il mercato e l’ambiente locale si sono sviluppati in modo straordinario, con musei importanti come l’MMCA, il Leeum o il SeMa che hanno raggiunto il livello internazionale, con posizioni d’avanguardia. Inoltre, biennali come quella di Gwangju e di Busan hanno acquisito una grande rilevanza a livello globale, e movimenti artistici come il Dansaekhwa hanno avuto uno sviluppo importante sia in termini di record d’asta che di riconoscimento istituzionale. Inoltre, il sistema delle gallerie locali – organizzato attraverso la Korea Gallery Association –, insieme alle case d’asta (K Auction; Seoul Auction) e alle fiere d’arte (Kiaf Seoul; Art Busan), ha dimostrato di essere molto solido e di aumentare costantemente il proprio potere di mercato. In aggiunta, il periodo della pandemia ha dato un’ulteriore spinta ai record del mercato, con molte nuove categorie di collezionisti, interessatisi all’arte come alternativa ai viaggi all’estero.

INCENTIVI FISCALI E GIOVANE COLLEZIONISMO

Kim Namjoom, leader dei BTS (Larry’s List, 2021)
Un aspetto fondamentale è rappresentato da un sistema di tassazione favorevole all’arte, che non prevede dazi all’importazione né valore aggiunto sulle tasse delle opere d’arte. Inoltre, come ben spiegato dall’avvocato specializzato nel campo dell’arte Kathleen Kim, “l’aliquota dell’imposta sul reddito (imposta sulle plusvalenze) sui guadagni derivanti dalla cessione di opere d’arte è relativamente bassa e i guadagni derivanti dalla cessione di opere d’arte realizzate da artisti coreani viventi, e/o su oggetti di valore inferiore a 60 milioni di won sudcoreani (circa 55mila dollari) sono esenti da imposte“. Queste premesse costituiscono importanti incentivi per i collezionisti locali e globali. Inoltre, c’è stato un aumento senza precedenti dell’interesse locale per il collezionismo d’arte, che corrisponde all’aumento della ricchezza delle giovani generazioni. Durante una recente conversazione con il direttore di una galleria di Seoul, abbiamo ragionato su come l’arte, per molti, sia oggi vista come un “bene di lusso di prima classe“, sostituendo ciò che la moda poteva rappresentare in precedenza. Questa sensazione è condivisa da una nuova classe di collezionisti facoltosi – tra i 20 e i 40 anni – che hanno maturato un forte interesse per il mercato dell’arte, vedendolo come una buona diversificazione degli investimenti, oltre a riconoscere le arti come simbolo di uno status sociale preminente (seguendo una dinamica antica quanto l’arte stessa).

COME IL MERCATO INFLUENZA L’ARTE IN COREA DEL SUD

Con questa emergente categoria di collezionisti arrivano anche nuove scelte estetiche (orientamento verso opere pop, la tendenza degli art toys) e modus operandi (l’importanza crescente di Instagram e un occhio spesso attento esclusivamente al mercato). Queste nuove dinamiche e pratiche stanno influenzando sempre di più sia il livello locale che globale, in quanto molte gallerie internazionali si interessano sempre di più al mercato dell’arte coreano. Esemplare è stata la scelta di Perrotin di fare una presentazione personale dell’artista giapponese Murakami alla KIAF2021, così come le principali gallerie internazionali spesso “giocano sul sicuro” seguendo i gusti e le tendenze dei collezionisti nelle loro presentazioni a Seoul. Tuttavia, allo stesso tempo, c’è una forte volontà di accrescere e condividere le conoscenze da parte di collezionisti che generalmente non hanno una formazione o un’esperienza in campo artistico, con associazioni come ReArt Collector, fondata dalla collezionista ed educatrice Lee Soyoung, che offre una serie di programmi educativi sulla storia dell’arte e del collezionismo. Inoltre, molti idol e celebrità si sono interessati al collezionismo d’arte – come RM, leader dei BTS –, ed essendo riconosciuti come personaggi di influenza da altri collezionisti, incentivano molti outsider a entrare nella scena artistica. Come riportato in un recente articolo del Korea Herald, molti collezionisti vedono gli idol o le celebrità come figure a cui guardare in termini di gusto, spesso perché visti come individui in grado di acquisire i migliori consigli del settore. La scena artistica coreana, quando si parla di collezionismo, è unica nel suo genere e ha suscitato un enorme interesse a causa delle sue peculiari dinamiche. Sebbene possa sembrare molto diversa da altri modi di collezionare opere, è allo stesso tempo in grado di generare nuovi stimoli per un mercato globale che diventa sempre più ridondante e saturo.

GALLERIE INTERNAZIONALI A SEOUL

I recenti cambiamenti globali, come la saturazione/stagnazione del mercato occidentale e il tramonto di Hong Kong come capitale dell’arte asiatica, hanno portato all’ascesa della capitale coreana: negli ultimi anni, importanti gallerie internazionali come Koenig, Thaddeus Ropac, Peres Project e Gladstone hanno aperto le loro sedi a Seoul. Inoltre, gallerie già storicamente presenti, come Perrotin, Pace o Lehmann Maupin, si sono espanse con sedi aggiuntive o si sono trasferite in spazi più ampi. L’imminente avvento di Frieze a Seoul potrebbe essere visto come la somma dei sintomi e delle conseguenze di fattori sia locali che internazionali. Dopo una costante recessione e le minori opportunità presenti in Occidente, l’Oriente diventa la nuova regione che fa tendenza. In questo quadro, Seoul potrebbe essere la protagonista dei prossimi anni, anche se alcuni puntano già verso Singapore.

ARTE IN COREA DEL SUD: UNA BOLLA DI MERCATO?

La vera domanda da porsi è se questo ritmo estremamente veloce possa essere sostenibile nel lungo termine. Questo aspetto rimane forse un interrogativo aperto, a cui potremo rispondere dopo aver visto come l’arrivo di Frieze potrebbe influenzare, cambiare, consolidare o rompere l’attuale ecosistema. Mentre alcuni temono l’esplosione di una bolla o l’eccessiva saturazione di un mercato che, pur in continua crescita, è ancora piccolo, altri sono estremamente positivi e fiduciosi in una possibilità a lungo termine. Una certezza è che storicamente la Corea è un Paese resiliente, che si adatta rapidamente e che ha tutte le prerogative per immergersi pienamente in questa nuova realtà. Con una somma di sostegni strategici governativi e privati, un mercato con un equilibrio tra locale ad internazionale, condizioni salutari per gli artisti locali e un sistema fiscale costantemente vantaggioso, si potrebbe elaborare la ricetta per un ecosistema stabile. Spetta agli anni successivi, e al coinvolgimento di ogni attore del settore, lavorare per alimentare positivamente l’industria. Tuttavia, come hanno dimostrato molti precedenti, tutto questo ragionamento potrebbe risultare utopico. Si spera che, mentre la Corea accoglie apertamente questo nuovo pubblico artistico internazionale, il panorama internazionale possa scoprire (e riscoprire) l’interessante realtà rappresentata dagli artisti coreani. Sicuramente, grazie ai programmi di scambio e di partnership, e alle nuove opportunità che si creeranno durante il periodo della fiera, anche la K-art acquisterà il suo slancio, non solo con i maestri Dansaekhwa, ma anche con le nuove generazioni di talenti artistici. Come hanno dimostrato le numerose mostre di artisti coreani alla 59. Biennale di Venezia, insieme all’imminente mostra del V&A sulla K-wave e alla prossima presentazione dei maestri coreani da parte del LACMA.
  • By Valentina Buzzi – artribune.com

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