collezioni, Cultura

Il viaggio in Italia ieri e oggi. La mostra alla Casa di Goethe a Roma

OTTO ARTISTI CONTEMPORANEI RACCOLGONO IL TESTIMONE DI GOETHE E RIFLETTONO SULL’IDEA DI VIAGGIO NELLA MOSTRA CHE VA IN SCENA PRESSO LA CASA ROMANA DEL CELEBERRIMO SCRITTORE

Come ti relazioni con l’altro? Questa domanda affonda le sue radici già nel fenomeno del Grand Tour di fine Settecento, quando l’Italia, custode di una feconda eredità culturale, divenne meta prescelta per schiere di giovani aristocratici europei giunti a visitare, studiare, registrare le impressioni che chiese, monumenti, opere d’arte, scavi archeologici e atmosfere producevano ai loro occhi. Tra questi vi era Goethe, che a Roma dimorò per due anni (1786-88) insieme ad altri artisti, ricavandone un portentoso resoconto in tre volumi.

LA MOSTRA ALLA CASA DI GOETHE

È la sua casa romana a ospitare la mostra VIAGGIO IN ITALIA XXI – Lo sguardo sull’altro, a cura di Ludovico Pratesi, nella quale otto artisti di provenienze e generazioni diverse sono chiamati a riflettere sull’eterno e mutevole tema del viaggio. “La mostra” – spiega il nuovo direttore della Casa di Goethe, Gregor H. Lersch – “pone la questione del significato del viaggio nel nostro presente”. Vi sono i blocchetti di bronzo di Francesco Arena, sui quali l’artista annota istanti di paesaggio in forma di poesia, gli scatti di Esra Ersen, che danno una voce ai profili muti di quei migranti africani che spazzano le strade. I negativi su carta giapponese di Alessandro Piangiamore, costellati di piume d’uccello, le stesse di cui, nella stanza attigua, si serviva Goethe per scrivere e che evocano l’immagine indefinita di traiettorie aeree e migrazioni mediterranee.

IL VIAGGIO SECONDO GLI ARTISTI

Anche quelli interiori sono viaggi: è il caso dell’amaro assemblage di Silvia Giambrone o dell’olio su tavola delineato da Benedikt Hipp; una forma embrionale sembra già fare i conti con le catene della società, entro un ambiente ostile. Johanna Diehl pone invece l’accento sul viaggio come memoria e riconfigurazione: il focus del suo occhio fotografico mira a ritrarre l’estetica trionfalista tra i colori e il bianco e nero. Scorci di palazzi e chiese di architettura razionalista sono colti in deserta contemplazione. Tracce enigmatiche, quasi dechirichiane, che il presente deve poter assorbire insieme alle altre stratificazioni urbane, come parte della storia. Il video dissacrante di Christian Jankowski, ambientato nel Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, si contrappone a quello concettuale e introspettivo di Guido Casaretto. Rifacendosi alle suggestioni che Goethe ebbe dalla vista dello sfrenato Carnevale romano, sfilato sotto alle sue finestre in via del Corso, l’artista lavora sul concetto di appropriazione culturale, riesumando i Mamuthones, maschere precristiane di tradizione sarda.
  • By Francesca de Paolis – artribune.com

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