Attualità, personaggio

Pablo Picasso incontra Coco Chanel a Madrid

SPIRITI AFFINI E VISSUTI NELLA STESSA EPOCA, COCO CHANEL E PABLO PICASSO HANNO MOLTISSIMI PUNTI IN COMUNE. AD APPROFONDIRLI È LA MOSTRA AL MUSEO THYSSEN-BORNEMISZA DI MADRID

Picasso/Chanel. Exhibition view at Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid 2022. Courtesy Museo Nacional Thyssen Bornemisza
Gabrielle Chanel (Saumur, 1883 – Parigi, 1971) e Pablo Picasso (Malaga, 1881 ‒Mougins, 1973) furono praticamente coetanei, vissero entrambi nella Parigi dei folli Anni Venti ed entrambi contribuirono alla nascita dell’estetica moderna.  “Chanel sta alla moda come Picasso sta alla pittura”, sintetizzò in maniera efficace il poeta e drammaturgo Jean Cocteau, punto di contatto fra i due. Non si sa se Coco Chanel e Picasso fossero amici nel senso più intimo e profondo del termine. Senza dubbio si frequentarono e stimarono reciprocamente, ma soprattutto collaborarono in due occasioni: la messa in scena del dramma teatrale Antigone di Cocteau, nel 1922, e nel balletto-operetta Le Train bleu di Sergej Diaghilev (con musiche di Darius Milhaud) due anni dopo, nel 1924. Entrambi respirarono il clima culturale della Parigi delle Avanguardie e dei Ballets Russes, dove non esistevano confini tra arti visive e moda, teatro, danza e musica ed era lecito sperimentare. Di questo, e di molto altro, racconta la mostra Picasso-Chanel, allestita al Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza di Madrid, uno dei primi grandi eventi inclusi nelle celebrazioni per i cinquant’anni dalla morte dell’artista di Malaga. L’esposizione è un viaggio nell’estetica degli Anni Venti, alla scoperta delle influenze tra la pittura di Picasso e la moda di Chanel. A Madrid sono esposti una trentina di abiti e una cinquantina di tele, disegni e fotografie di Picasso provenienti da musei e fondazioni private di tutt’Europa. Come i due piccoli ma eccezionali capolavori prestati dal Musée Picasso di Parigi: la gouache su legno Due donne che corrono sulla spiaggia (la gara) del 1922 – immagine che Diaghilev volle impressa sul telone di fondo de Le Train Bleu ‒ e Le bagnanti, dipinto nel 1918 e del quale Picasso non si privò mai in vita. Quest’ultimo olio su tela è quasi un simbolo della mostra, perché ritrae un gruppo di bagnanti in costume con lo stesso stile pratico e sportivo con cui Chanel concepisce, sei anni più tardi, i figurini per il balletto di Diaghilev.
Pablo Picasso, Le bagnanti, 1918, olio su tela, 27×22 cm. Musée national Picasso-Paris, donato nel 1979 © RMN Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) © Sylvie Chan-Liat © Succession Pablo Picasso, VEGAP, Madrid, 2022

LA MOSTRA SU PICASSO E CHANEL

Nella   della mostra, le creazioni di Coco Chanel degli Anni Venti sono accostate a una serie di opere della fase cubista di Picasso. Cappotti a trapezio, cappe senza bottoni e abiti, da giorno e da sera, dalle linee architettoniche fluide e dai toni scuri: bianco e nero, beige, cipria, marrone o tonalità terrose sono i colori che dominano anche nella tavolozza cubista dell’epoca. Lo stile di Chanel consiste nella scioltezza dei tagli, nell’uso di tessuti “umili”, come il cotone e la maglia di lana prestati dal guardaroba intimo maschile. La stoffa a stampe è al massimo bicolore, con semplici motivi geometrici o floreali, gli ornamenti in pizzo o i ricami sono essenziali, quasi sempre ton sur ton. Interessante anche il raffronto visivo fra il collage cubista e l’assemblaggio di tessuti e trame negli abiti: il guardaroba si arricchisce di inserti minimali e raffinati, talvolta anche di pelle o di pellicce meno pregiate su colli, balze o polsini, con tocchi di assoluta modernità.

DUE PERSONALITÀ DETERMINATE

Pablo e Coco ebbero entrambi una personalità forte, instancabili lavoratori e determinati nel raggiungere il successo. Si conobbero nella primavera del 1917, all’epoca del balletto Parade, quasi sicuramente grazie a Cocteau e alla pianista russa Misia Sert. Con loro, un’altra figura fondamentale di quest’affascinate storia è Olga Khokhlova, ballerina dei Ballets Russes e prima moglie di Picasso. Olga è bella ed elegante, veste Chanel perché ama lo stile moderno della modista, comodo e versatile. Pablo dipinge Olga senza filtri, rispettando la sua classe naturale e il suo chic informale. Bernard Ruiz-Picasso, nipote dell’artista, ha prestato, per la seconda sezione dedicata alla nonna Olga ‒ madre di suo padre Paulo, primogenito del pittore – alcuni ritratti, tanti disegni, bellissime foto e un inedito paravento che Picasso dipinse nel 1922 e che compare più volte nelle immagini degli interni di rue La Boétie, a Parigi. La tappa dell’Antigone coincise per Picasso con la passione per le antichità greche e romane, il ritorno al classicismo e la presenza di grandi corpi che campeggiano sulla tela, spesso donne monumentali seminude avvolte in pepli bianchi. Anche Chanel si ispirò al mondo greco arcaico per i costumi (oggi purtroppo perduti) della tragedia di Cocteau, disegnando per l’occasione i suoi primi gioielli. Possiamo solo farci un’idea dello stile neoclassico delle sue creazioni attraverso i vestiti di collezione della medesima epoca, dalle linee squadrate e con inserti metallici. L’ultima sezione, dedicata allo spettacolo Le Train Bleu, è un ritorno parziale alle cromie intense, solari, tipiche della Provenza, la regione dove si svolge l’azione: gli abiti di scena sono pura modernità fatta guardaroba, antesignani dello sportswear che non passerà mai di moda.

GLI ABITI DELLA FONDAZIONE TIRELLI TRAPPETTI

I meravigliosi capi firmati Coco Chanel sono l’autentica attrattiva della mostra al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, senza nulla togliere all’arte immortale di Pablo Picasso. Appartengono perlopiù alla prima fase creativa della modista francese, che tra il 1910 e il 1915 aveva già aperto boutique a Parigi, Deauville e Biarritz, quest’ultima località frequentata durante la Prima Guerra Mondiale anche dai coniugi Picasso. “Solo in tempi recenti i capi di moda vintage, del passato, si considerano come pezzi da museo”, spiega Dino Trappetti, presidente della Fondazione romana Tirelli Trappetti, che ha prestato al Thyssen ben dieci vestiti. “Uno dei nostri abiti presenti in mostra, il vestito nero in crêpe di lana, con cannette e perline”, racconta Trappetti, “fu indossato nel 1976 dall’attrice Anita Bartolucci in ‘Tutto per bene’ di Pirandello, spettacolo di Romolo Valli. Oggi sarebbe impensabile, considerando il valore inestimabile di questi capi, che tra l’altro necessitano di una conservazione speciale”. La Fondazione Tirelli Trappetti nasce per iniziativa di Umberto Tirelli, titolare della celebre sartoria teatrale e cinematografica romana nata nel 1964. Alla morte di Umberto, nel 1990, l’amico e collaboratore di sempre Dino Trappetti ne raccoglie il testimone. Dalla ricca collezione romana, composta da 15mila capi, dal 1750 agli Anni Ottanta del secolo scorso, provengono forse alcuni dei più raffinati esposti a Madrid. Come il fresco abito a fiori di chiffon con perline bianche; l’elegantissimo abito a canottiera in satin di seta, strass e cannette rosse; il cappotto ispirato all’Arlecchino di Picasso, in pelle rossa con collo alla coreana e gonna a scacchi rosso-neri. “Appartenevano alla principessa Emilia Altieri”, conclude Dino Trappetti, “nobildonna romana elegante e sportiva, che era solita frequentare i ricevimenti alla corte dei Savoia indossando capi firmati Chanel. Come il bellissimo vestito da sera in garza e filo d’oro, del 1922-24, con lunga coda e delicati ricami a fiori, donato dalla nipote principessa Domietta del Drago”.

TUTTO UN ANNO NEL SEGNO DI PICASSO

In virtù dei recenti accordi bilaterali, Pablo Picasso oggi avrebbe senz’altro il doppio passaporto: quello spagnolo di nascita e quello francese d’adozione (o di residenza). Non è un caso che per celebrare il 50esimo anniversario della morte del grande artista sia nata per la prima volta una commissione bi-nazionale, formata da esperti di entrambi gli Stati, guidati dai rispettivi Ministeri della Cultura. Una task force culturale senza precedenti è al lavoro dal 2021 per organizzare un programma lungo un anno, ricco di eventi in tutta Europa e negli Stati Uniti. Sono 42 finora le mostre in calendario e due i congressi internazionali: sedici le mostre in Spagna, dodici in Francia, sette negli Stati Uniti, due in Germania, due in Svizzera, una nel Principato di Monaco, in Romania e in Belgio. Tra i musei coinvolti nelle celebrazioni ci sono il Prado, il Thyssen-Bornemisza e il Reina Sofía di Madrid, il Guggenheim di Bilbao e quello di New York, il Centre Pompidou e il Musée du Luxembourg a Parigi, il Metropolitan, l’Hispanic Society e il Brooklyn Museum a New York, il Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique a Bruxelles e il MARe di Bucarest. Da non dimenticare la partecipazione attiva del Musée national Picasso-Paris, che per l’occasione si è impegnato a fornire più di 500 prestiti, insieme al Museo Picasso, Málaga (città natale) e al Museu Picasso Barcelona, voluto dallo stesso artista e sede permanente della meravigliosa serie de Las Meninas. Per scelta dell’organizzazione nessuna delle esposizioni in programma è di carattere monografico o retrospettivo. Ciascuna esplora un tema specifico, approfondisce un aspetto inedito riguardante la vasta produzione di Picasso, l’influenza dei grandi maestri del passato. Altre mostre indagano nelle pieghe della biografia di Picasso e soprattutto gli incontri con le personalità della sua epoca e le tante relazioni controverse con le donne. Il Musée national Picasso-Paris, infine, celebra l’anniversario con due iniziative speciali: in primavera un riordino, ludico e allegro, della collezione permanente firmato dallo stilista Paul Smith, in autunno un intervento site specific di Sophie Calle, artista concettuale francese che dialogherà con l’opera di Picasso e con gli spazi dell’Hôtel Salé.
  • By Federica Lonati – artribune.com

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