Attualità

Così l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare il futuro dell’architettura

L’ARCHITETTA GIORDANA REEM MOSLEH, IL DESIGNER COMPUTAZIONALE INDIANO MANAS BHATIA E IL DESIGNER EGIZIANO DI BASE IN CALIFORNIA HASSAN RAGAB, RACCONTANO LE LORO ESPERIENZE DI PROGETTAZIONE CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. APRENDO IL CAMPO A SCENARI TUTT’ALTRO CHE UTOPICI

Manas Bhatia, AI x Future Cities, courtesy of Manas Bhatia
I confini dell’immaginazione non sono mai stati così labili. Sognare edifici che somigliano ai pistilli di un fiore, fittissime reti da pesca che avvolgono le facciate dei palazzi, o ancora, metropoli a forma di giganteschi tram gialli sembra astruso e impensabile. Ma non lo è. L’IA ha rivoluzionato – e lo sta facendo tutt’ora, in maniera sempre più determinante – il nostro modo di vivere, lavorare, fare ricerca e acquisti online. E, nel frattempo, abbraccia le sfide dell’attualità ed esplora orizzonti insoliti. Uno di questi è proprio il mondo dell’architettura. Alcuni designer hanno dato vita a un nuovo metodo di lavoro, per ora esclusivamente sperimentale, basato sull’ideazione di edifici attraverso l’intelligenza artificiale. Tra loro: Reem Mosleh, architetta originaria della Giordania, Manas Bhatia, designer computazionale indiano, e Hassan Ragab, designer proveniente dall’Egitto. Nello specifico, hanno deciso di intraprendere una strada del tutto nuova, combinando la progettazione con il machine learning.

PROGETTARE L’ARCHITETTURA DEL FUTURO SU MIDJOURNEY

Per farlo, si sono affidati a Midjourney, una piattaforma di IA che, partendo da semplici input testuali, genera immagini originali complesse. Così come altri software simili, tra cui Dall-E 2, Stable Diffusion e Craiyon, anche Midjourney funziona a partire dall’inserimento del cosiddetto prompt, ovvero una combinazione di parole o frasi che possono essere utilizzate per descrivere ciò che si vuole visualizzare. “L’intelligenza artificiale elabora il prompt e crea più immagini. Cambiando l’input, anche i risultati vengono stravolti ed è infatti necessario effettuare diverse iterazioni e provare varie combinazioni per ottenere il risultato desiderato. Questo processo si chiama ‘prompt-craft’”, spiega Manas Bhatia. Digitando anche le frasi più assurde, come “un bradipo che mangia patatine fritte su una spiaggia caraibica”, ecco che, dopo circa un minuto, l’IA elabora i suggerimenti testuali e crea le relative immagini. Ognuno dei designer in questione ha “chiesto” a Midjourney di ideare progetti di abitazioni o quartieri futuristici non solo interessanti, ma anche potenzialmente in linea con i principi dell’architettura sostenibile.

I 15MILA PROGETTI DELL’ARCHITETTA GIORDANA REEM MOSLEH CON L’IA

Reem Mosleh, architetta originaria della Giordania che opera tra l’Australia e la Cina, si è affidata alla piattaforma per dare sfogo alla sua immaginazione, unendo la bioarchitettura alle tipiche dimore giordane, con rimandi alle opere del Bernini. Tra i suoi progetti generati con l’aiuto dell’IA, c’è Glowing Technologyedifici in grado di emanare luce autonomamente. “La crisi energetica globale sta colpendo la maggior parte delle grandi città che tristemente, per non sprecare elettricità, si spengono e restano al buio di notte”, spiega Mosleh ad Artribune. “Ho iniziato così a immaginare che cosa potrebbe succedere se i nostri palazzi avessero una tecnologia di illuminazione ambientale che irradia luce in maniera indipendente, senza l’ausilio dell’uomo, con un risparmio notevole di energia”. In Society ‒ Fishnet, invece, Mosleh ha immaginato la facciata di un enorme palazzo totalmente avvolta da una fitta rete da pesca.

LE POTENZIALITÀ DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN ARCHITETTURA

Ogni società” – racconta Mosleh – “ha la sua cultura, ma con la globalizzazione alcune usanze si sono perse. Ho riflettuto su come far rivivere le antiche tradizioni, i vecchi metodi e mestieri del passato, concentrandomi in particolare sulla Cambogia. La facciata in tensostruttura che ho realizzato si ispira proprio alle reti da pesca tipiche di questa cultura. Credo che il dialogo tra passato, presente e futuro, mentre si cerca di preservare al meglio la tradizione, sia molto interessante”. Grattacieli che somigliano ai pistilli di un fiore, case avvolte da petali di rose ed enormi atri di ingresso con cupole di vetro e pareti ricoperte da piante rampicanti: questi sono solo alcuni dei 15mila progetti ideati da Mosleh, negli ultimi mesi, con l’aiuto dell’IA. “Il mio metodo di lavoro” – conclude – “è questo: cerco di iniziare con semplici parole nel prompt, basate su specifici mix di idee ed emozioni che ho in testa. Poi cerco di capire in che modo l’IA interpreta le mie parole e, in base a questo, sviluppo prompt sempre più precisi. Finora si è trattato solo di scoprire il funzionamento di questo strumento e trovare un modo per comunicare i miei pensieri a una macchina, nel miglior modo possibile. Sarebbe bello, un giorno, portare alcune di queste idee nella realtà”.

LA METROPOLI GREEN DEL DESIGNER INDIANO MANAS BHATIA

Manas Bhatia, AI x Future Cities, courtesy of Manas Bhatia
Manas Bhatia, architetto e designer computazionale di Nuova Delhi, ha creato una metropoli green del futuro. Il progetto AI x Future Cities prevede torri di purificazione dell’aria, giardini verticali, ponti fluttuanti e aree verdi sospese. Tutto questo, con un principio di ecosostenibilità alla base. “Ho voluto convertire i pensieri in qualcosa di grafico senza sottoporli al convenzionale processo di schizzo e modellazione digitale”, racconta Bhatia. Ma non è la sua unica sperimentazione: il progettista ha immaginato anche edifici costruiti con materiali “viventi” che crescono nel tempo. Il progetto si chiama Symbiotic Architecture e prevede appartamenti costruiti all’interno di alberi colossali, chiaramente ispirati a Hyperion, la sequoia californiana che, con i suoi 115,66 metri, è la più alta del mondo. “Noi” – continua Bhatia – “costruiamo case con materiali non benefici per l’ambiente, come il cemento, e sfruttiamo i condizionatori per raggiungere il comfort termico, contribuendo al riscaldamento globale. Ma se invece gli edifici regolassero la loro temperatura autonomamente come fanno gli esseri viventi? O i grattacieli purificassero l’aria? L’idea di fondo è quella di imparare dalla natura per costruire un’architettura che possa coesistere con essa”.

L’ARCHITETTURA CONCETTUALE DI HASSAN RAGAB DALL’EGITTO AGLI USA

Infine Hassan Ragab, designer computazionale egiziano trapiantato in California, ha generato con lo stesso strumento quelle che ha definito “opere d’arte di architettura concettuale”. In The City is a Tram, Ragab ha immaginato la sua città natale, Alessandria d’Egitto, come una metropoli “a forma di tram: si sviluppa in altezza e le facciate in giallo ricordano il design esterno di una tranvia, con l’obiettivo di omaggiare il più diffuso mezzo di trasporto alessandrino, divenuto nel tempo uno dei simboli identificativi della città portuale. “Per me” – spiega il designer – “l’IA rappresenta uno strumento, un supporto al lavoro, così come lo è la tastiera per chi scrive. Non fa nulla al posto dell’uomo ovviamente, ma ha molti vantaggi, come la velocità in fase di ideazione, il disegno rapido e il potere di allargare i confini dell’immaginazione in poco tempo”. Per alcune delle sue creazioni, Ragab si è ispirato allo stile dell’Art Nouveau, esplorando gli accostamenti più stravaganti, come l’idea di costruire facciate con le barre in ferro utilizzate per l’armatura edilizia in bella vista (Buildings made from concrete rebar rods), sviluppare palazzi ondeggianti e affiggere piume sugli edifici (Feathers Architecture).

PROGETTAZIONE PARAMETRICA E SISTEMI INTELLIGENTI

La recente popolarità degli strumenti di imaging, come Midjourney, ha suscitato dubbi e perplessità sull’inventiva e l’originalità di designer e artisti. “Ricordiamo che, quando si usa l’IA per creare qualcosa, l’input di partenza è sempre un pensiero generato dalla mente umana. L’estro appartiene esclusivamente all’uomo. L’IA è solo la macchina che lo traduce. Le persone devono imparare ad adattarsi alla tecnologia: chi è creativo può diventarlo ancora di più grazie all’intelligenza artificiale solo se sceglie di stringerle la mano, invece di farle la guerra”, afferma l’architetto Bhatia. Il sodalizio tra intelligenza artificiale e architettura, però, non è nuovo. Nello specifico, l’applicazione dell’IA in questo ambito consente, già da qualche anno, di risolvere problematiche complesse con maggiore efficienza. La progettazione parametrica, ad esempio, si basa su un sistema intelligente: i modelli vengono generati automaticamente da algoritmi, senza la necessità di un intervento manuale, basandosi su input e parametri specifici. Inoltre, l’IA viene sfruttata sia nella pianificazione, per eseguire analisi predittive e stime dei costi, sia nelle simulazioni in realtà aumentata, per fornire al cliente una visione completa del progetto architettonico. Non solo. I sistemi di illuminazione intelligente funzionano grazie a una particolare tecnologia che permette loro di calibrare, in totale autonomia e senza il supporto umano, i parametri illuminotecnici in un certo spazio a seconda delle esigenze, con un notevole risparmio energetico. Anche per quanto riguarda la videosorveglianza, esistono sistemi di sicurezza intelligenti in grado di rilevare rapidamente le attività sospette, e sistemi di chiusura intelligenti che limitano o impediscono l’accesso se non si è in possesso di un codice specifico.
Reem Mosleh, Glowing Technology, courtesy of Reem Mosleh

ARCHITETTURA, IA E FUTURO

Il supporto creativo dell’IA all’architettura rappresenta, invece, una nuova tendenza che strizza l’occhio a un possibile cambiamento nel modo in cui l’urbanistica e le infrastrutture vengono concepite. Di fatto, l’“assistente virtuale” costituirebbe un elemento aggiuntivo nel design, permettendo di incrementare l’immaginazione di chi progetta e velocizzando, di conseguenza, il processo di creazione. “La maggior parte degli artisti e degli architetti impiega giorni, mesi, a volte anni, per sviluppare idee. L’IA può essere uno strumento per superare i limiti della creatività, dimezzando le tempistiche”, sottolinea l’architetta Reem Mosleh. “Più di altri, gli architetti” – conclude – “sono quotidianamente sottoposti a una notevole pressione lavorativa per rispettare le scadenze. La soluzione è riuscire a lavorare in modo più intelligente, non più pesante. Una tecnologia avanzata, come quella del machine learning applicato alla progettazione, potrebbe davvero aiutarci a raggiungere l’equilibrio tra efficienza lavorativa e benessere nella vita privata”. Un’idea che, con il tempo, potrebbe diventare sempre meno utopica.
  • By Silvia Donnini – artribune.com

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