Cultura

A Roma la mostra sui capolavori artistici salvati dalla guerra

È UNA STORIA DI GRANDE ATTUALITÀ QUELLA RACCONTATA DALLA MOSTRA ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE DI ROMA, CHE DESCRIVE IL CORAGGIO E L’INTRAPRENDENZA DI INDIVIDUI DETERMINATI A PROTEGGERE IL PATRIMONIO ARTISTICO ITALIANO DALLA FEROCIA DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

GUERRA E PATRIMONIO CULTURALE

Piero della Francesca, Madonna di Senigallia, 1474 ca., olio e tempera su tavola. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche © MiC – Galleria Nazionale delle Marche. Photo Claudio Ripalti
La prima sezione – esportazioni forzate e mercato ‒ documenta gli anni dell’Asse Roma-Berlino, quando le gerarchie fasciste non arginano la brama collezionistica dei vertici del Terzo Reich, che acquisiscono con ogni mezzo sculture e dipinti preziosi. In deroga ai vincoli amministrativi emessi dal ministro dell’Educazione Bottai, in pochi anni si consuma un’emorragia di opere cui solo l’abilità diplomatica di Rodolfo Siviero, agente segreto e nel dopoguerra ministro plenipotenziario, saprà porre rimedio con una poderosa operazione di recupero. Il filone successivo narra una storia italiana di coraggio e intraprendenza. Gli spostamenti e i ricoveri sono infatti quelli allestiti dal 1939, quando Hitler invade la Polonia, e Bottai, con la collaborazione dei funzionari delle belle arti, avvia una monumentale operazione di messa in sicurezza del patrimonio. Le vicende legate agli avventurosi e pericolosi spostamenti vedono protagonisti storici dell’arte impegnati ovunque a inventariare e nascondere il patrimonio loro affidato. Alcuni di essi sono giovani al primo incarico e molte le donne. Spicca la figura di Pasquale Rotondi, soprintendente marchigiano che pone in salvo migliaia di pezzi provenienti dalle gallerie di Venezia, Milano, Urbino e Roma. Con lui si distingue una schiera di funzionari dello Stato, alcuni dei quali messi a riposo perché non aderenti alla Repubblica di Salò, come Giulio Carlo ArganPalma Bucarelli a Roma, Fernanda Wittgens a Milano, Emilio Lavagnino e numerosi altri.  
Rodolfo Siviero e la Danae di Tiziano. Photo Alberto Novelli

LA MOSTRA ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE SULL’ARTE LIBERATA

L’ultima sezione racconta la fine del conflitto e le restituzioni, quando accanto alla tragedia umana della guerra si contano le immani perdite di beni artistici. Parte così una sistematica operazione di ricerca e recupero delle opere alienate che vede, accanto ai funzionari italiani e all’intelligence alleata, la celebre task force dei cosiddetti Monuments men, professionisti dell’arte provenienti da tutto il mondo e incaricati di ritrovare il patrimonio trafugato. È una mostra di capolavori, ma è anche un’esperienza appagante e consolante, che racconta per immagini il lato peggiore e migliore dell’umanità, il valore identitario dell’arte e l’alto profilo civico degli interpreti di una corale e straordinaria impresa di salvaguardia. Il percorso espositivo accompagna come in una simulazione virtuale, ma con la lucida oggettività del vero. Le voci del regime, le funeste dichiarazioni di guerra, la sordida cupidigia di Hitler e Göring fanno da urticante sfondo filmico e sonoro allo splendore innocente e silente dei dipinti rinascimentali, dei bronzi magnogreci, dei sacri testi della Biblioteca ebraica. In un contrasto morale che commuove.
Si aspettava da anni una mostra sulle razzie e sui recuperi del patrimonio culturale italiano avvenuti intorno all’ultima guerra. L’allestimento che rimodula i saloni delle Scuderie del Quirinale ne fa da spettacolare messinscena e allinea un centinaio di pezzi messi in salvo dalle distruzioni belliche o faticosamente recuperati nel dopoguerra. I capolavori esposti ‒ tra gli altri, il discobolo Lancellotti, la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, la Danae di Tiziano, dipinti di Bellini, Antoniazzo, Guercino, Signorelli, Holbein, Barocci, Van Dick, Hayez, Crivelli, Lotto, Maratta, con arazzi, statue e reperti archeologici di rara bellezza ‒ sono stati in diverso grado a rischio di alienazione. Gli ambienti che li accolgono ne danno conto per immagini, registrazioni, documenti e protagonisti. L’occasione è quella di ripercorrere un’appassionante storia che pochi conoscono a fondo: le spregiudicate appropriazioni naziste e l’ardimento incondizionato di soprintendenti, direttori di musei e funzionari dello Stato che hanno messo a rischio la vita per difendere le opere di cui erano responsabili.
  • By Francesca Bottari – artribune.com

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