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La grande mostra di Ugo Rondinone a Ginevra

PER LA NUOVA MOSTRA DEL PROGRAMMA “CARTA BIANCA”, IL MAH DI GINEVRA HA INVITATO L’ARTISTA SVIZZERO UGO RONDINONE A RIPENSARE GLI SPAZI E LE COLLEZIONI DEL MUSEO. NE ABBIAMO PARLATO CON IL DIRETTORE MARC-OLIVIER WAHLER

Quando il sole tramonta e la luna sorge. Già a partire dal titolo, la mostra di Ugo Rondinone (Brunnen, 1964) al MAH – Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra rivela la natura ciclica del suo percorso, potenzialmente eterno come l’alternanza del Sole e della Luna. Sono infatti i due astri, che Rondinone traduce in altrettante sculture circolari di cinque metri di diametro, a guidare il visitatore durante la mostra, per scoprire non solo le opere dell’artista svizzero, ma anche la sua reinterpretazione degli ambienti e della collezione del museo.

LA MOSTRA DI UGO RONDINONE AL MAH DI GINEVRA

Suddivisa in undici ambienti, la mostra di Ugo Rondinone si presta a infinite interpretazioni. Mai esplicita né criptica, l’arte di Rondinone viaggia sul calar della sera, in una dimensione romantica e sovrasensibile da cui emergono analogie, riflessi e contrapposizioni. Il visitatore si ritrova dunque immerso in una sinfonia di complessi echi, che riverberano i temi cardine della trentennale ricerca artistica di Rondinone, quali la natura, lo spazio e l’introspezione. È così che, per esempio, nudi e malinconici ballerini di cera, accostati a strumenti di morte quali spade, pistole e armature provenienti dalla collezione del museo, diventano portatori dell’eterna tensione fra Eros e Thanatos. Per chiarire ulteriormente i temi della mostra abbiamo intervistato il direttore del museo, Marc-Olivier Wahler.

INTERVISTA A MARC-OLIVIER WAHLER

Dopo le mostre di Jakob Lena Knebl nel 2021 e di Jean-Hubert Martin nel 2022, tocca a Ugo Rondinone partecipare al vostro programma Carta bianca. Di cosa si tratta? Carta bianca nasce dalla volontà di lasciare agli artisti la libertà di interpretare e trasformare il museo. Non ci sono limiti, gli artisti possono realizzare il loro progetto espositivo: l’unica regola è includere la collezione permanente del museo all’interno della mostra. Il Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra conserva oltre 800 pezzi tra dipinti, sculture, arredi e oggettistica, con un’estensione temporale che va dalla preistoria al Novecento: per un artista contemporaneo, potersi confrontare con tale diversità storico-artistica rappresenta certamente una sfida e uno stimolo non indifferenti. Quali sono le sfide e i benefici di lasciare carta bianca agli artisti? La sfida maggiore è convincere il team e il consiglio d’amministrazione del museo di alcune scelte che potrebbero a un primo sguardo sembrare audaci, ma che poi si rivelano vincenti. Dal mio punto di vista, tuttavia, per creare una mostra è necessaria una mente creativa, per una ragione principale: quando ci relazioniamo con le opere d’arte non dobbiamo dimenticare che sono state realizzate da una creatività, quella dell’artista, che deve essere rispettata.

RONDINONE E LA RACCOLTA DEL MAH DI GINEVRA

In che modo il lavoro di Ugo Rondinone interpreta gli spazi del museo e la sua collezione? Ugo e io ci conosciamo da tanti anni, sono molto felice che abbia acconsentito a prendere parte a questo progetto. Quando diciotto mesi fa venne a visitare il museo e la collezione fu subito colpito dall’estrema simmetria del pianterreno, così come dalla sua circolarità. Ebbe immediatamente l’idea di ragionare su queste qualità per creare un percorso multidirezionale di oltre 2000 metri quadrati, dialogando con due importanti figure della storia dell’arte svizzera – Ferdinand Hodler e Félix Vallotton – e incorporando le sue stesse opere. I lavori di Ugo aiutano la transizione da un autore all’altro, da un ambiente del museo a quello successivo. L’analisi della collezione da parte di Rondinone e l’attenzione con cui ha considerato lo spazio in cui è andato a intervenire sono forse i maggiori punti di forza di questa mostra. La mostra invita a ripensare il nostro approccio al museo, in modo da percepirlo, più che come un’istituzione inaccessibile, come un luogo in cui può trovare spazio anche l’amore. Puoi spiegarci meglio? Questa è una delle nostre grandi battaglie. Il nostro museo è stato costruito secondo un modello del XIX secolo, molto enciclopedico e talvolta persino intimidatorio o autoritario. Noi cerchiamo di creare mostre che siano radicali, profonde, scientifiche avendo in mente un processo e un esito creativo. In questo modo, i visitatori possono esperire le mostre e il museo in modi differenti. When the sun goes down and the moon comes up, come dicevamo, è costruita sul concetto di ciclicità: non ha un inizio o una fine, è un percorso continuo e potenzialmente infinito. Nei classici musei ci sono categorie, gerarchie. Questa mostra cerca invece di riconciliare gli opposti. Interno-esterno, soffice-duro, luce-ombra non sono più contrari, ma parti di uno stesso sistema. Questo è quello che significa “amore” per me.
  • By Alberto Villa – artribune.com
Ginevra // fino al 18 giugno 2023 When the sun goes down and the moon comes up MAH – MUSÉE D’ART ET D’HISTOIRE Rue Charles-Galland 2

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