Attualità

La nuova scultura di Anish Kapoor a Manhattan è finalmente finita (e già non piace)

MOLTO SIMILE ALLA CELEBRE OPERA ‘CLOUD GATE’ DI CHICAGO – NOTA IN TUTTO IL MONDO COME “BEAN”, FAGIOLO – LA NUOVA SCULTURA “INCASTRATA” SOTTO UN EDIFICIO NEWYORKESE HA RICEVUTO PARERI CONTRASTANTI

L’attesissima scultura di Anish Kapoor a New York è finalmente completa. Non ha ancora un nome, dato che sarà inaugurata ufficialmente solo in primavera, ma già non piace. Svelata dopo mesi di attesa a Manhattan, al 56 di Leonard Street nel quartiere di Tribeca, la scintillante opera alta quasi sei metri è molto familiare. La somiglianza con Cloud Gate – la celebre scultura riflettente di Kapoor che dal 2006 occupa la AT&T Plaza del Millennium Park di Chicago e subito rinominata Bean, fagiolo (con grande fastidio dell’artistar indo-britannico) – è immediata: anche la nuova opera somiglia a un legume, che emerge dall’angolo di un edificio che pare schiacciarlo. L’opera, effettivamente integrata nel grattacielo da cui sporge, è una collaborazione con lo studio di architettura Herzog & deMeuron (già attivo nel mondo dell’arte, tra Ai Weiwei e il Serpentine Pavillion). Definita Mini-Bean proprio in virtù di questa somiglianza, l’opera, che pesa 40 tonnellate invece delle 110 della sorella maggiore, ha da subito attirato l’attenzione di abitanti e turisti, che hanno fatto una lunga fila per strada per fotografarsi nella sua superficie riflettente.

LE PRIME CRITICHE AL MINI-BEAN DI NEW YORK

La grande opera, costata tra gli 8 e i 10 milioni di dollari e costruita in 4 anni a cavallo della pandemia, è stata quindi subito apprezzata dai passanti. Non è piaciuta altrettanto ai critici, che l’hanno bollata come l’ennesima dimostrazione della crescente bruttezza della qualità dell’arte pubblica della città e più in generale della corruzione del lavoro di Kapoor nel corso degli ultimi anni. È stata sottolineata infatti la differenza di livello nella produzione tecnica tra Cloud Gate, composta da enormi lastre di acciaio saldate insieme senza soluzione di continuità, e il nuovo Mini-Bean, dove invece le “cuciture” tra le 38 lastre sono ben visibili (complice una prima rottura durante la costruzione, in seguito all’esposizione diretta al sole). Resterà da vedere come l’opera reggerà all’impatto del lungo e gelido inverno nordamericano, a cui dovrebbe poter resistere grazie a un sistema di cavi ed elementi a molla che la tengono leggermente sospesa e le permettono di muoversi (limitatamente) al variare della temperatura e alla presenza di vento e neve.

ARTE PUBBLICA PER LA SPECULAZIONE EDILIZIA?

Data la creazione in tandem con il celebre condominio di lusso sotto cui è poggiata – che deve il nome di Jenga Tower alla propria struttura irregolare e a blocchi come una serie di case impilate – la scultura è stata anche additata come forma di speculazione edilizia atta ad alzare il valore delle sessanta unità abitative del palazzo, tutte già vendute, alcuni delle quali si affacciano proprio sul Mini-Bean (Kapoor ne avrebbe acquistata una per oltre 13,5 milioni di dollari). Sono dopotutto questi appartamenti, vista la struttura dell’opera, gli unici ad averne una visione completa dai propri balconi privati.

  • By Giulia Giaume – artribune.com

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