arti visive, Attualità

A Milano la mostra sulle connessioni fra scienza e arte

SCIENZA E ARTE SONO PIÙ SIMILI DI QUANTO POSSA SEMBRARE. A DIMOSTRARLO È IL FISICO, INFORMATICO E RICERCATORE ALBERT-LÁSZLÓ BARABÁSI, CHE PORTA AL MEET DI MILANO LA SUA RIFLESSIONE SULLA SCIENZA DELLE RETI

Nel suo libro La visione dall’interno (Blackwell Pub, 1993), Semir Zeki, scienziato pioniere della neuroestetica, afferma che, anche se inconsapevolmente, la maggior parte degli artisti, come Jackson PollockLucio Fontana e Willem de Kooning, molto prima degli scienziati, hanno intuito organizzazione e funzionamento del cervello, soprattutto nelle aree legate alla percezione visiva e conseguentemente a quella estetica. Nell’ultimo decennio, gli studi scientifici hanno talvolta confermato e ampliato, talvolta confutato e avversato, tali intuizioni, aprendo dibattiti complessi e delineando un terreno comune su cui confrontarsi con la controparte artistica. I risultati – sia estetici sia scientifici ‒ sono strabilianti. Ci sono però rare occasioni ed esempi sporadici in cui queste due anime, quella artistica e quella scientifica, co-esistono, co-abitano e co-creano nella stessa persona.

SCIENZA E ARTE IN DIALOGO

Il neuroanatomista spagnolo Santiago Ramón y Cajal, che scoprì il modo in cui comunicano tra loro i neuroni ‒ gli elementi costitutivi del cervello, del midollo spinale e del sistema nervoso ‒, produsse centinaia di disegni a china e tempera in varie combinazioni che rappresentavano proprio il sistema nervoso, a oggi una delle più grandi illustrazioni scientifiche al mondo e, dal punto di vista estetico, un meraviglioso mondo interiore di varie forme: reti lineari, nodi irti e ramificazioni suggestive. Leonardo da Vinci, il più grande di tutti gli artisti-scienziati, riteneva fermamente che l’arte, la scienza e la natura fossero strettamente interconnesse e potessero essere colte completamente solo attraverso la loro sintesi: fu proprio lui a produrre in maniera prolifica in entrambe le discipline e quanto ne derivò ‒ le sue incredibili scoperte scientifiche, insieme ai suoi capolavori pittorici – è storia.

LA MOSTRA DI ALBERT-LÁSZLÓ BARABÁSI AL MEET

Il MEET Center di Milano ospita nella sua Gallery Immersive Room la mostra a cura di Albert-László Barabási (Cârța, 1967), artista e scienziato ungherese, professore di Network Science presso la Northeastern University, presso il Dipartimento di Medicina della Harvard Medical School e anche a Budapest, presso l’Università Centrale Europea. Albert-László Barabási è la perfetta dimostrazione della convinzione davinciana secondo cui “per sviluppare una mente completa è necessario studiare la scienza dell’arte e studiare l’arte della scienza. Imparare a vedere. Rendersi conto che ogni cosa è collegata a ogni altra”. Attratto da un’ampia gamma di temi, dall’anatomia del cervello alla medicina delle reti, il lavoro di Barabási utilizza i metodi quantitativi della scienza delle reti, un argomento di studio di cui è stato pioniere e che ha portato alla scoperta delle reti senza scala, che aiutano a spiegare la genesi di numerose reti naturali, tecnologiche e sociali. L’esposizione investiga, dal punto di vista estetico e attraverso le nuove tecnologie, la complessità visiva di tali reti, derivate dai dati raccolti in rete negli ultimi trent’anni di attività del suo team, il BarabásiLab: di particolare interesse la loro ridondanza e l’incredibile somiglianza che le avvicina, nei disegni e temi che ricreano, a dei pattern naturali – come i frattali –, consolidando la convinzione che le meraviglie naturali che ci circondano altro non sono che geometrie precise che si ripetono, progetti perfetti che fatichiamo a immaginare non realizzati da un software di grafica e Intelligenze Artificiali, utilizzati per l’analisi, la visualizzazione e la spiegazione dei dati dai laboratori scientifici di tutto il globo. “Attraverso questa mappa” – spiega l’artista ‒ “ho capito per la prima volta che malattie completamente diverse, per le quali non solo ci rivolgiamo a medici diversi, ma andiamo in ospedali diversi per essere curati, sono tutte collegate a livello genetico e cellulare. È stato in questa mappa delle malattie che abbiamo iniziato a codificare le informazioni nella dimensione dei nodi”.
  • By Marta Pizzolante – artribune.com

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