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Fantasmi e altre storie dal Giappone in mostra a Bologna

È UN TUFFO IN UN MONDO POPOLATO DI MOSTRI E ANTICHI RITUALI QUELLO OFFERTO DA PALAZZO PALLAVICINI, CHE OSPITA UNA RASSEGNA ISPIRATA ALLA TRADIZIONE DELLE STAMPE GIAPPONESI

Kuniyoshi Utagawa, La principessa strega Takiyasha e lo scheletro del padre, da Storia di Utö Yasutaka, 1844 circa
La prima supereroina con poteri di ragno, potenti squadre di eroi che combattono il male viaggiando nell’universo conosciuto, gatti che si trasformano e combattimenti epici con maledizioni e incantesimi. Se anche fosse universalmente noto che le pergamene giapponesi del periodo Edo sono le antesignane di manga e anime, non sarebbe comunque possibile comprendere, senza averlo visto da vicino, quanto la loro straordinaria rivoluzione sia stata anticipata dalle stampe dell’orrore prodotte tra il Settecento e l’Ottocento nell’arcipelago nipponico. Glitter per dare l’idea della trasformazione, come poi nelle transizioni di Sailor Moon; brigate di cinque samurai che lottano per il bene, come quella dei Cavalieri dello Zodiaco; creature che si evolvono e stanno compresse in una zucca vuota per essere evocate al bisogno, come i Pokémon. Il radicale portato creativo della tradizione popolare giapponese, la sua rifondazione del genere horror e suspense, e la bellezza delle sue riproduzioni sono ora al Palazzo Pallavicini di Bologna, dove è allestita fino al 23 luglio la mostra Yōkai. Le antiche stampe dei mostri giapponesi, curata dal direttore del Museo di Arte Orientale ‒ Collezione Mazzocchi di Coccaglio, Paolo Linetti.

CHI SONO GLI YŌKAI

Muovendosi attraverso più di duecento opere del XVIII e XIX secolo provenienti da ben diciassette collezioni private (tra cui xilografie, libri rari, armature e fermagli-sculture in avorio), i visitatori scopriranno cosa siano gli yōkai, creature (non sempre malvagie) con poteri straordinari e un aspetto mostruoso, e un periodo, quello della Grande Pace, in cui i grotteschi racconti tradizionali giapponesi hanno cominciato a essere trascritti permettendo la sopravvivenza di storie dal grande potere narrativo: la figlia del generale che impara la magia per combattere i traditori, eroi che scacciano infide donne-ragno (che irretiscono gli ubriachi) e mostri di fiume (che annegano i bambini), la volpe divina che sposa l’uomo che la salvò da un cacciatore, ma anche la donna-ciliegio che combatte il male e il gatto mutaforma che vendica la sua padrona.

LA MOSTRA A BOLOGNA

Queste le storie in mostra, raccolte in un prezioso catalogo di Skira e spesso incentrate su donne eroiche e magiche (tema familiare a chi ama Hayao Miyazaki), tra cui spiccano L’Uccisione del vecchio Tanuki da parte di Naoyuki nel palazzo di Fukujima del maestro Ukiyo-e Tsukiyoka Yoshitoshi, il meraviglioso trittico de La principessa strega Takiyasha e lo scheletro [del padre] di Kuniyoshi Utagawa, le opere di Chikanobu YoshuKyōsai KawanabeKunisada Hokusai, del quale vengono proposti i famosi quaderni manga, e quelle dei maestri che hanno realizzato le Cinquantatré stazioni parallele del Tokaido. Un percorso da guardare, ma anche da ascoltare: in quasi tutte le stanze – inclusa quella, oscura, del “Rituale delle 100 candele” – la voce di un samurai narra questi racconti. Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome, che già la presentò in forma simile alla Villa Reale di Monza, l’esposizione è un compendio divertente e variopinto ma anche ben ricercato, che – soprattutto grazie al curatore, di cui consigliamo le visite guidate – immerge adulti e bambini in un mondo terrificante ed eroico, modernizzato dall’illustratrice Marga “Blackbanshee” Biazzi e da approfondimenti pop, un cooking show e uno spettacolo di performing art, oltre a un percorso pensato apposta per rendere i più piccoli dei “cacciatori di mostri”. By Giulia Giaume – artribune.com

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #34


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