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Il gesto del taglio tra danza e rituale: intervista a Gloria Dorliguzzo e Lucia Amara per lo spettacolo The Butcher

Il gesto del taglio tra danza e rituale: intervista a Gloria Dorliguzzo e Lucia Amara per lo spettacolo The Butcher
Nasce dall’etimologia del termine hasapiko , “danza dei macellai” lo spettacolo Butchers di Gloria Dorliguzzo (Milano, 1984), che, tra danza, filologia e antropologia, trasforma il gesto del taglio in ritmo, memoria e rituale. — Foto by Artribune

Il panorama delle arti performative contemporanee continua a stupire attraverso la contaminazione tra linguaggi apparentemente distanti, fondendo la ricerca antropologica con la fisicità della danza. Un esempio emblematico di questa tensione sperimentale è rappresentato da “The Butcher”, un’opera intensa e visionaria che indaga il gesto del taglio trasformandolo in un raffinato ritmo, in un archivio di memoria collettiva e in un vero e proprio rituale arcaico. In attesa del suo imminente e atteso ritorno in Italia, abbiamo approfondito la genesi e la poetica di questo progetto attraverso un dialogo esclusivo con le sue ideatrici: la coreografa Gloria Dorliguzzo e la storica Lucia Amara, in occasione della fortunata presentazione dello spettacolo nella vibrante cornice di Atene.

Nato da un’indagine rigorosa che si muove agilmente tra la danza, la filologia e l’antropologia culturale, “The Butcher” mette in scena una riflessione profonda sulla trasformazione della materia e sull’atto primordiale della macellazione. Non si tratta di una semplice rappresentazione naturalistica, quanto piuttosto di una trasfigurazione estetica in cui il movimento dei corpi sul palcoscenico evoca la precisione millenaria di gesti legati alla sopravstrazione, al sacrificio e alla divisione. La presenza di figure di macellai all’interno di un contesto performativo ed artistico interroga lo spettatore sulle radici più profonde della nostra civiltà, dove l’atto del tagliare è al contempo separazione e connessione con l’origine.

Durante la presentazione ateniese, il pubblico ha potuto sperimentare un’immersione totale in un’atmosfera sospesa tra passato e presente. La regia coreografica di Gloria Dorliguzzo riesce a tradurre in partiture corporee la densità teorica e storica ricostruita dalla studiosa Lucia Amara. L’incontro tra la rigorosa ricerca d’archivio e l’espressione corporea dà vita a un linguaggio scenico unico, capace di svelare la bellezza nascosta e il valore simbolico di azioni quotidiane e ancestrali. L’attenzione meticolosa dedicata al suono, alla luce e alla postura restituisce un’opera stratificata, che non si esaurisce nella sola visione estetica ma stimola una riflessione critica sull’essere umano e sui suoi riti.

Il successo internazionale di questa produzione conferma la vitalità di un teatro che sceglie di non rifugiarsi in formule rassicuranti, ma di affrontare temi complessi attraverso l’audacia della ricerca transdisciplinare. L’attesa per le prossime date italiane di “The Butcher” cresce esponenzialmente tra gli addetti ai lavori e gli appassionati di performance art, desiderosi di assistere a un evento che sa unire la potenza visiva a un impianto concettuale di altissimo profilo culturale.

Fonte: Artribune