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Lo sguardo che ferisce: l’arte tagliente di Bruce Gilden in mostra al Museo di Santa Giulia a Brescia

Lo sguardo che ferisce: l'arte tagliente di Bruce Gilden in mostra al Museo di Santa Giulia a Brescia
È uno degli appuntamenti più significativi degli ultimi anni a Brescia la grande antologica A Closer Look al Museo di Santa Giulia dedicata a Bruce Gilden (New York,1946) che, accompagnata fino al 12 luglio anche dal progetto Grazia alla Pinacoteca Tosio Martinengo permette di comprenderne oltre l’opera anche le tensioni più profonde della fotografia contemporanea. — Foto by Artribune

Il Museo di Santa Giulia a Brescia si conferma un punto di riferimento fondamentale per la fotografia contemporanea internazionale, ospitando un’esposizione di straordinario impatto visivo ed emotivo. Fino al ventitré agosto, il pubblico ha l’opportunità di immergersi nell’universo visivo di Bruce Gilden, celebre e iconico fotografo della storica agenzia Magnum Photos. La mostra, intitolata “A Closer Look” e curata con grande sensibilità critica da Denis Curti, offre un percorso attraverso i volti, le strade e l’umanità dolente e affascinante immortalata dall’artista americano nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera.

Conosciuto in tutto il mondo per il suo stile inconfondibile, crudo, diretto e privo di filtri, Bruce Gilden ha ridefinito i confini della street photography. Le sue immagini non documentano semplicemente la realtà urbana, ma la aggrediscono poeticamente, ponendo lo spettatore di fronte a un confronto visivo inevitabile e spesso spiazzante. L’uso ravvicinato del flash, un vero e proprio marchio di fabbrica, illumina improvvisamente dettagli che normalmente sfuggono all’occhio distratto dei passanti, trasformando volti comuni e anonimi in monumenti di umanità complessa e stratificata.

La mostra bresciana esplora questa poetica attraverso una selezione rigorosa di opere che coprono diversi decenni di attività. Dalle strade caotiche e frenetiche di New York, dove Gilden ha immortalato la giungla metropolitana e i suoi abitanti con un’energia travolgente, fino ai lavori più recenti e riflessivi, l’esposizione al Museo di Santa Giulia permette di cogliere l’evoluzione di un autore che non ha mai smesso di interrogarsi sull’essenza dell’individuo. Ogni scatto è un ritratto psicologico che scava nell’anima, un’indagine antropologica condotta con gli strumenti affilati della macchina fotografica.

Il curatore Denis Curti ha strutturato il percorso espositivo in modo da valorizzare la forza narrativa e la tensione drammatica che caratterizzano l’opera di Gilden. Non si tratta soltanto di una celebrazione tecnica, ma di un invito alla riflessione profonda. Lo sguardo del fotografo americano ferisce, interroga e scuote le coscienze, spingendo il visitatore a superare la superficie delle cose per interrogarsi sulla propria percezione dell’altro. In un’epoca dominata da immagini edulcorate e filtrate dai social media, l’opera di Bruce Gilden rappresenta un antidoto potente e necessario, un ritorno alla verità visiva nella sua forma più intensa e intransigente.

Fonte: Artribune