
Una veduta dell’installazione Sonic Fields (2026) a «Aghrab Idrāk» presso Palazzo Cavanis a Venezia.
Oltre il modello medievale: la visione di VCUarts Qatar a Venezia
All’inizio del mese, il dottor Michael Rao, presidente della Virginia Commonwealth University, ha avanzato una riflessione radicale: è giunto il momento di superare il modello educativo sviluppato dall’Università di Oxford nell’Alto Medioevo. Rao è intervenuto in occasione dell’inaugurazione di «أغرب إدراك: Aghrab Idrāk: Thresholds of Perception», una mostra collaterale ufficiale della Biennale di Venezia presentata da VCUarts Qatar presso Palazzo Cavanis.
L’esposizione rappresenta un esperimento insolito per un’istituzione universitaria, configurandosi come una sorta di dimostrazione pratica di un nuovo metodo di insegnamento delle discipline artistiche. Con una comunità di circa 350 studenti all’anno, la facoltà ha strutturato la propria offerta formativa attorno a laboratori di ricerca creativa interdisciplinare.
Laboratori creativi e contaminazione disciplinare
Il programma accademico unisce pratiche artistiche e tecniche come la grafica, il design tessile, l’ingegneria audiovisiva, la tipografia e l’illustrazione, integrandole con campi quali l’antropologia, l’informatica e l’ingegneria. Da questo approccio nascono realtà come Sonic Jeel, incentrato sulle culture sonore; l’Anthro-tech Atelier, che unisce antropologia e design; e xLab, dedicato alla progettazione di caratteri tipografici e display elettronici per scritture in lingua araba.
Questa organizzazione non convenzionale consente ai docenti di strutturare laboratori orizzontali, ideati cioè dal corpo accademico anziché calati dall’alto dai vertici amministrativi, e a cui prendono parte anche studenti e alumni. Tale flessibilità permette ai professori di sviluppare le proprie ricerche artistiche e scientifiche parallelamente all’insegnamento, superando i confini tradizionali delle singole discipline.
Il sostegno economico garantito alle istituzioni di alta formazione a Doha ha reso possibile lo sviluppo di un programma così ampio, beneficiando di un contesto in cui la cultura e l’educazione ricevono forti investimenti, in netta controtendenza rispetto ad altre realtà internazionali.
Sonic Fields e la memoria sonora di Doha
All’interno degli spazi di Palazzo Cavanis, la mostra «Aghrab Idrāk» presenta i progetti nati proprio all’interno di questi laboratori. In una delle sale, caratterizzata da luci soffuse e toni rosa, è stato allestito uno spazio d’ascolto attorno all’installazione Sonic Fields (2026), ideata da Michael Hersrud e Simone Muscolino, fondatori del laboratorio Sonic Jeel.
L’opera raccoglie registrazioni di campo effettuate prevalentemente in spazi pubblici di Doha – dai suoni della preparazione di cibo di strada al canto degli uccelli – configurandosi come una memoria sonora di un territorio in rapida trasformazione. Muscolino, che in passato ha spaziato dal cinema sperimentale alla produzione video per studi di architettura, sottolinea come la formula laboratoriale offra ai docenti l’opportunità di portare avanti la propria ricerca artistica. Alcune delle registrazioni che compongono Sonic Fields provengono inoltre dagli studenti che hanno frequentato il corso di esplorazione sonora, inserito originariamente nel programma di graphic design. Nel frattempo, il laboratorio ha esteso le proprie attività, trasformandosi anche in un’etichetta discografica in collaborazione con musicisti locali.
Identità e trasformazione nella regione del Golfo
Il tema della memoria e dell’identità attraversa l’intera esposizione. In un Paese la cui storia statale conta cinquantacinque anni, la costruzione di un’identità nazionale si confronta con una crescita accelerata. Attraverso i lavori presentati in mostra, che spaziano dalle migrazioni nomadi alla cultura digitale, gli artisti e i ricercatori documentano l’evoluzione del rapporto con il territorio e la comunità non solo a Doha, ma nell’intera regione del Golfo.
Come evidenziato dalla dottoressa Dianne Derr, preside associata di VCUarts Qatar, il Qatar si trova da tempo in uno stato di transizione permanente, un processo collettivo di analisi e interpretazione del passato, del presente e del futuro attraverso la ricerca e la sperimentazione artistica.
Fonte: ARTnews
Crediti immagine: Courtesy: VCUarts Qatar

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