Design, Mostre

India Couture Week 2026: I tre designer della nuova alta moda

Modella con abito della collezione Moonlit Palace di Anamika Khanna all'India Couture Week 2026

Anamika Khanna, Moonlit Palace

Nel mese di luglio la città di Delhi si trasforma abitualmente nel punto di riferimento globale per l’alta sartoria del Paese. Organizzata dalla Fashion Design Council of India, la India Couture Week rappresenta l’appuntamento fondamentale per definire le tendenze destinate alle celebrità e alla clientela più facoltosa in vista della stagione cerimoniale e dei matrimoni, che si estende da ottobre fino alla primavera successiva. Più che una semplice fiera commerciale, l’evento si configura come un vero e proprio laboratorio di visioni e un rito in cui il ricamo smette di essere mero ornamento per elevarsi a linguaggio autonomo e protagonista.

L’edizione del 2026 ha tuttavia interrotto la consuetudine sin dal momento dell’inaugurazione, svoltasi per la prima volta al di fuori dei confini di Delhi. La stilista Anamika Khanna ha infatti aperto la settimana a Hyderabad, scegliendo come palcoscenico il Falaknuma Palace, la storica residenza dalla caratteristica pianta a forma di scorpione eretta su un promontorio affacciato sulla città. Questa decisione testimonia la precisa volontà della FDCI di estendere il proprio raggio d’azione oltre l’asse tradizionale della capitale, valorizzando le differenti tradizioni tessili radicate nel sud della nazione. Tra i creativi intervenuti alla manifestazione, tre in particolare si distinguono per un percorso capace di varcare i confini nazionali.

Anamika Khanna: il palazzo come dispositivo narrativo

La presentazione della collezione intitolata Moonlit Palace firmata da Anamika Khanna si è distinta tra le proposte più rilevanti della kermesse, rifiutando ogni stereotipo associato all’immaginario della couture indiana. La designer vanta un profilo di rilievo nel panorama della moda del Paese, contraddistinto da un percorso formativo da autodidatta e da precedenti esperienze nel campo della danza e della pittura.

La sua cifra stilistica si fonda sulla reinterpretazione di capi tradizionali come il sari, il kurta e il dhoti, attraverso un dialogo costante tra l’artigianato locale e le linee della sartoria contemporanea. Riconosciuta come la prima stilista indiana a portare le proprie collezioni nel calendario di Parigi e a distribuire il marchio su scala globale, Khanna unisce alla ricerca estetica un costante impegno filantropico.

All’interno di questa recente proposta di alta moda, i classici sari e i complessi lehenga a tre pezzi hanno lasciato spazio a gonne di stampo vittoriano, tulli trasparenti, lavorazioni metalliche, pizzi e tagli rigorosi, arricchiti da citazioni visive tratte dalla tradizione pittorica dei Kalighat. Particolare attenzione ha suscitato il comparto dedicato all’abbigliamento maschile, caratterizzato da code di frac arricchite da inserti in tulle sotto gli sherwani, calzature voluminose ispirate alle forme tradizionali dei mojari e dei juttis punjabi, pantaloni fluidi in raso e soprabiti decorati con motivi dalle sfumature surreali. Ne risulta una collezione che coniuga la perizia artigianale richiesta dall’alta moda con silhouette fortemente innovative.

Rahul Mishra: la scultura fatta tessuto

Nato in un piccolo centro nei pressi di Kanpur e forte di una formazione iniziale in fisica, Rahul Mishra ha indirizzato il proprio percorso verso il design frequentando il National Institute of Design di Ahmedabad e l’Istituto Marangoni di Milano. Insignito nel 2014 del prestigioso International Woolmark Prize a Milano e pioniere del calendario ufficiale della Paris Haute Couture Week, lo stilista si muove lungo i binari della moda etica e sostenibile.

Mishra ha chiuso la manifestazione con un défilé che ha ripreso la collezione precedentemente svelata a Parigi, ponendo l’accento sulla tecnica del ricamo trompe-l’œil. Realizzate mediante l’impiego di zardozi, cristalli e perline, le superfici tessili assumono una consistenza scultorea, traendo ispirazione dai rilievi dei templi, dalle figure celesti e dalla danza, a testimonianza della complessa mole di lavoro manuale celata dietro ogni singolo capo.

La sfilata si è mossa da una performance inaugurale fino alla trasformazione dell’attrice Sobhita Dhulipala nell’incarnazione di una Devi, seguita da una breve capsule collection dedicata alle spose. Tale conclusione conferma la posizione di rilievo internazionale dello stilista, la cui estetica si fonda su lavorazioni lente e meditative, profondamente attente ai dettagli del mondo naturale.

Kunal Rawal: la sposa non è più l’unica protagonista

All’interno di un settore come quello dell’abbigliamento maschile cerimoniale, spesso vincolato a schemi rigidi legati allo sherwani e al bandhgala, la ricerca di Kunal Rawal punta a sovvertire le convenzioni. Tra i creativi più influenti nel menswear contemporaneo, lo stilista è noto per aver introdotto tecniche di micro-ricamatura tridimensionale e dettagli funzionali nei capi da cerimonia, sfilando anche sulla passerella parigina e vestendo numerose personalità del cinema di Bollywood.

La proposta presentata per l’edizione corrente ha privilegiato silhouette stratificate, tagli non convenzionali e abbinamenti inediti, come l’accostamento di stivali da cowboy e da safari ai classici sherwani. Tale approccio estetico interroga un tema di più ampio respiro nel contesto dei matrimoni indiani, dove storicamente l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulla sposa e sui suoi molteplici cambi d’abito, relegando spesso la figura dello sposo a un ruolo meramente statico.

Attraverso il proprio lavoro, Rawal continua a rivendicare uno spazio di concreta sperimentazione per la sartoria maschile formale, offrendo pari dignità espressiva alla figura dello sposo all’interno dell’universo della couture.

Fonte: Exibart

Crediti immagine: Fonte: Exibart