
Una mappa di New York del 1796 realizzata da Bernard Ratzer
Un viaggio lungo quattro secoli nel cuore pulsante di Manhattan
Il panorama culturale di New York si prepara a celebrare una delle strade più iconiche e stratificate della metropoli. Il New Museum ha annunciato l’apertura di un’esposizione monumentale che fungerà da vera e propria lettera d’amore al quartiere di Bowery. Intitolata The Bowery: Devil’s Mile, la rassegna aprirà i battenti il prossimo 24 settembre, inserendosi nella programmazione inaugurale del nuovo edificio ampliato dell’istituzione di Manhattan, in concomitanza con la vasta retrospettiva dedicata ad Arthur Jafa.
Il progetto espositivo riunirà materiali d’archivio, reperti storici e opere d’arte di celebri autori, tracciando quattro secoli di innovazione, fermento e ispirazione lungo la via che oggi ospita lo stesso museo. Tra i pezzi forti figurano una pompa antincendio manuale risalente al 1830 e antiche attrazioni dei musei popolari dell’epoca, affiancate dalla fotografia documentaria di Jacob Riis e dai lavori artistici firmati da Keith Haring, Lynda Benglis e June Leaf.
Dalle origini coloniali al primo insediamento nero libero
La storia di questa celebre arteria affonda le radici in epoche lontane, ben prima della nascita della moderna metropoli. Originariamente concepita come un sentiero dei nativi Lenape che attraversava l’intera estensione di Mannahatta, la via fu successivamente battezzata Bowerij Road – dove il termine olandese bowerij indicava la fattoria – con la funzione di collegare la colonia di New Amsterdam alle terre coltivabili settentrionali.
Un capitolo fondamentale della storia sociale del sito si scrisse negli anni Quaranta del XVII secolo, quando undici uomini neri resi schiavi dagli olandesi ottennero l’emancipazione e l’assegnazione di appezzamenti di terreno lungo la Bowery. Tale evento sancì la nascita del primo insediamento nero libero nell’area di Manhattan.
Dallo sfarzo ottocentesco alla crisi urbana e sociale
Con la cessione del territorio ai britannici nel 1664 e la fondazione ufficiale di New York, la fisionomia della zona mutò radicalmente. La sezione superiore di Bowery divenne una zona residenziale di lusso caratterizzata da ampie tenute per i cittadini più abbienti, mentre la parte inferiore fu destinata all’industria del bestiame. Nel corso del tempo, l’imprenditoria locale alimentò un’economia incentrata sull’intrattenimento, costellata di taverne, teatri di vaudeville e burlesque, circhi e musei popolari, rendendo la via una meta rinomata per il tempo libero.
Nel corso del XIX secolo, diverse ondate migratorie definirono l’identità multiculturale del quartiere. Tuttavia, la totale assenza di servizi pubblici sanitari adeguati e la crescita demografica incontrollata causarono una rapida proliferazione di complessi residenziali sovraffollati e insalubri, accompagnata da tassi elevati di criminalità violenta e focolai epidemici.
In seguito a una grave crisi economica, la situazione mutò ulteriormente: le taverne lasciarono spazio a bar di periferia, gli alberghi storici vennero riconvertiti in pensioni economiche e le attività illecite presero il sopravvento sulla precedente vivacità artistica. Nonostante le denunce del giornalista e fotografo Jacob Riis sulle drammatiche condizioni di vita della zona, la strada continuò il suo declino durante la Grande Depressione e il proibizionismo, guadagnandosi negli anni Quaranta l’appellativo di vera e propria zona di degrado urbano.
La rinascita culturale: dalla Beat Generation al punk
Nonostante la nomea difficile, proprio l’aspetto crudo e l’accessibilità economica resero la Bowery un rifugio ideale e stimolante per gli artisti a partire dalla metà del Novecento. Tra le figure che frequentarono la zona figurano Mark Rothko, William Burroughs e John Giorno. La vera e propria rinascita culturale del quartiere prese slancio grazie all’impulso della Beat Generation e all’affermazione dell’Espressionismo Astratto.
Nei decenni successivi, la strada si trasformò in una vera e propria mecca della musica punk e new wave, soprattutto a partire dal 1973, anno dell’inaugurazione dello storico locale CBGB. Quel palco contribuì a lanciare a livello internazionale le carriere di band leggendarie come Blondie, i Ramones, i B-52s e i Talking Heads.
Il New Museum, trasferitosi definitivamente sulla Bowery nel 2007, ha sottolineato attraverso una nota ufficiale che la nuova mostra rappresenta un’introduzione alla straordinaria complessità della via, descritta non solo come una semplice strada o un quartiere, ma come una vera e propria energia concentrata e uno stato d’animo collettivo.
Fonte: Hyperallergic
Crediti immagine: courtesy: The Lionel Pincus and Princess Firyal Map Division) A hand-pump fire engine f

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