Arte Contemporanea, Mostre

Il ritorno del Cirque Calder alla Fondation Louis Vuitton a Parigi

Il Cirque Calder esposto alla Fondation Louis Vuitton a Parigi

Vista dell’installazione della mostra Calder. Rêver en équilibre presso la Fondation Louis Vuitton a Parigi

Il ritorno del Cirque Calder nella capitale francese

Esattamente un secolo fa, nel 1926, l’artista americano Alexander Calder faceva il suo arrivo a Parigi. In occasione dell’esposizione intitolata Calder. Rêver en équilibre, allestita presso la Fondation Louis Vuitton, il suo progetto fondativo, il Cirque Calder (Circo Calder), compie un clamoroso ritorno nella città europea che ha segnato in modo indelebile la sua traiettoria artistica. Realizzato durante i ruggenti anni Venti assemblando fil di ferro e materiali di recupero, questo circo in miniatura veniva originariamente animato dall’artista stesso di fronte alla scena artistica d’avanguardia parigina. Un’opera pionieristica che ha gettato le basi per la nascita dei celebri mobiles, sculture sospese definite dal movimento, dall’equilibrio e da una giocosa visione del mondo.

Come sottolinea il curatore Olivier Michelon, che ha collaborato alla realizzazione della mostra, già nel 1946 Jean-Paul Sartre descriveva i lavori di Calder come piccole feste locali. Questa componente ludica e gioiosa, profondamente radicata nel circo, attraversa tutta la successiva produzione dell’artista.

Il dialogo tra il circo e la retrospettiva parigina

Il progetto costituisce un prestito d’eccezione concesso alla fondazione parigina dal Whitney Museum of American Art di New York, istituzione che pochi mesi prima aveva ospitato la rassegna High Wire: Calder’s Circus at 100. La presenza del circo si rivelava imprescindibile per una retrospettiva dedicata a Calder, trattandosi dell’opera d’esordio presentata a Parigi tra il 1926 e il 1933 e punto di partenza dell’intero percorso parigino dell’autore.

La genesi del movimento nell’arte di Calder

Prima di concepire i suoi celebri mobiles bilanciati con maestria, l’indagine di Calder sul movimento prese le mosse da un incarico giornalistico ricevuto intorno al 1925 per illustrare il Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus. Affascinato da quell’universo, l’artista decise di costruire una propria troupe. Secondo Michelon, il circo rappresenta un’opera intrinsecamente cinetica, fatta di cavalli al galoppo, acrobati in volo, oggetti lanciati nello spazio e palloncini che scoppiano. Già nel 1926, poco prima di trasferirsi a Parigi, Calder aveva pubblicato il manuale Animal Sketching, sostenendo che per disegnare gli animali fosse necessario comprenderne l’intrinseca natura dinamica. Il circo risponde alla medesima logica. Opere successive come Small Sphere del 1932 e Heavy Sphere del 1933, riconosciute come i primi mobiles sospesi, si configurano come la naturale continuazione di questa ricerca performativa.

Parigi e l’effervescenza dei ruggenti anni Venti

Collocato al confine tra diverse categorie, il circo di Calder sfugge a definizioni rigide: si tratta di scultura, giocattolo o performance? Secondo il curatore, nel clima culturale dei ruggenti anni Venti, noto in Francia come Les Années folles, i confini tra i linguaggi erano costantemente mescolati. In quel contesto, figure come l’architetto Le Corbusier subivano il fascino della danza di Josephine Baker, mentre Piet Mondrian, appassionato di jazz e celebre per il suo modo di ballare sfrenato, invitava regolarmente Calder nel proprio studio dopo aver assistito agli spettacoli del suo circo in miniatura.

La sfida della conservazione e dell’allestimento

I conservatori del Whitney Museum hanno a lungo evidenziato la complessità legata alla conservazione e all’esposizione di opere così fragili, concepite originariamente dallo stesso Calder per essere manipolate. Per superare questa criticità, i curatori ospiti Dieter Buchhart e Anna Karina Hofbauer, insieme all’architetto Jean-François Bodin e a Olivier Michelon, hanno scelto di suddividere l’esposizione atto per atto e sequenza per sequenza. L’installazione è arricchita da registrazioni sonore originali riprodotte durante gli spettacoli di Calder, da una scarsa illuminazione che svela gradualmente i fragili manufatti in fil di ferro e tappi di sughero, e dalla proiezione di un film documentario realizzato nel 1961 da Carlos Vilardebó.

Informazioni sulla mostra

Periodo: Dal 15 aprile al 16 agosto 2026

Sede: Fondation Louis Vuitton

Luogo: Parigi

Informazioni: Mostra realizzata in partnership con la Calder Foundation e il Whitney Museum of American Art

Informazioni sulla mostra

Periodo: 2026-04-15T00:00:00 – 2026-08-16T00:00:00

Sede: Fondation Louis Vuitton

Luogo: Parigi

Informazioni: In partnership con la Calder Foundation e il Whitney Museum of American Art.

Fonte: Designboom

Crediti immagine: Museum of American Art