
Nelle opere di Joeun Kim Aatchim, che l’artista preferisce definire semplicemente come disegni, la rappresentazione appare al tempo stesso vivida e sfuggente. Il tratto si distingue per la sua nettezza, mentre le immagini veicolate sembrano dissolversi in una pura luminosità. La tecnica utilizzata prevede l’impiego di pigmenti minerali in gommalacca, talvolta accompagnati da acquerello, pastello o altri materiali, applicati su strati di seta tesi su telai che lasciano intravedere la parete sottostante.
La trasparenza come sovrapposizione di pensieri
Il fulcro di questa ricerca visiva risiede nella visione di un’immagine attraverso un’altra. Non si tratta di elementi differenti accostati secondo la modalità delle trasparenze di Francis Picabia, bensì di diverse versioni di uno stesso soggetto. Un procedimento che richiama i tentativi multipli di Henri Matisse, il quale tendeva a sovrapporre parzialmente parti dei suoi lavori per esprimere pensieri differenti riguardo alla rappresentazione di un unico elemento o alla sua collocazione compositiva.
L’artista descrive il proprio metodo creativo come una stratificazione di bozze iniziali. L’intento non è correggere un pezzo all’infinito per raggiungere la perfezione, quanto piuttosto preservare il pensiero originario durante lo sviluppo dell’opera. Il risultato finale assume la forma di una raccolta di saggi visivi che trovano una propria risoluzione nella provisionalità. La scelta di definire la propria pratica come disegno deriva dalla concezione di quest’ultimo come un pensiero in corso d’opera, ulteriormente giustificata dal fatto che i materiali impiegati non coprono mai completamente la superficie di lavoro.
Percorso e residenze
Nata in Corea, l’artista ha esposto ampiamente dopo aver conseguito il Master in Belle Arti presso la Columbia University nel 2017, intrapreso su suggerimento di Kiki Smith, per la quale aveva lavorato come assistente. Da allora ha tenuto mostre personali in gallerie a New York, Los Angeles, Guadalajara, Seoul e Madrid, con una prossima esposizione in programma a San Paolo presso la galleria Almeida & Dale.
Intervistata a distanza tra Brooklyn e Seoul durante una visita ai genitori, l’artista ha riflettuto sulla propria incapacità di riposare e sull’assenza di passatempi al di fuori della produzione artistica, arrivando a realizzare nuove opere direttamente nella sala da pranzo di famiglia, anche in virtù della maggiore reperibilità in Corea dei materiali prediletti.
Il ruolo della memoria
Un elemento centrale in questa poetica è rappresentato dalla memoria. L’artista vive la propria nitida capacità di ricordo come una combinazione di benedizione e condanna, in cui i ricordi non ancora disegnati persistono nella mente fino a quando non vengono trasposti altrove, facendo spazio a nuove esperienze visive e personali. Questa natura inafferrabile della memoria si riflette nei suoi ritratti stratificati di amici e nelle osservazioni quotidiane, che risultano al contempo definiti e immateriali, proprio come i pensieri in costante evoluzione.
Fonte: ARTnews
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