Arte Contemporanea

Direzione pittura: intervista al giovane artista Giuseppe Matera

Giuseppe Matera ritratto
Giuseppe Matera, ritratto

Negli studi di tutta Italia, una nuova ondata di giovani artisti sta dimostrando la vitalità della pittura, innestando la tradizione classica nell’immaginario contemporaneo. La nostra rubrica dedicata ai pittori emergenti attivi nel Paese prosegue con l’incontro e l’intervista a Giuseppe Matera, nato ad Acquaviva delle Fonti nel 1999.

La ricerca pittorica tra realtà e percezione

Interrogato su come descriverebbe la sua pratica artistica, Matera spiega che la realtà percepita come esterna si mescola a sensazioni, ricordi, pensieri ed emozioni, apparendo alla coscienza attraverso schemi ripetuti. La sua pittura sottopone la realtà a un gioco di manipolazione e reinvenzione, muovendosi tra il nuovo e il vecchio, tra memoria collettiva e dimensione aliena.

Tra gli elementi centrali della sua indagine figurano la materia organica, le texture definite come la pelle del mondo, i dettagli biologici e il cibo, inteso come icona della contemporaneità. Questi elementi vengono ricomposti in forme biologiche dall’aspetto terrestre ma sospese in un’aura simbolica, con l’obiettivo di stimolare una rinnovata attenzione percettiva.

Gli esordi e la formazione

Il percorso artistico di Matera comincia nell’infanzia attraverso la passione per il fumetto giapponese e americano, praticato fin dai cinque o sei anni. Successivamente, durante gli anni della scuola media, l’incontro con le opere di Giorgio de Chirico e Salvador Dalí ha rappresentato una svolta determinante, unita ai primi incoraggiamenti ricevuti da professori e compagni.

La passione per l’arte contemporanea si è consolidata verso la fine del liceo, spingendolo ad approfondire gli studi anche grazie alla successiva formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Temi e riferimenti visivi

Tra i maestri del passato che l’artista riconosce come punti di riferimento fondamentali figurano i pittori fiamminghi del Barocco, i maestri della natura morta come Juan Sánchez Cotán, Luis Meléndez e Adriaen Coorte, oltre a Chardin, Manet, i simbolisti, Giuseppe Ar, Giorgio Morandi, Fabrizio Clerici, Piero Guccione ed Ettore Spalletti.

Nel panorama contemporaneo, per quanto riguarda la pittura, guarda a figure come Wayne Thiebaud, Ellen Altfest, Michael Borremans, Luc Tuymans, Michael Raedecker, Luigi Serafini, Victor Man, Lucas Arruda, Luciano Ventrone, Lenz Geerk e Anselm Kiefer, affiancati da artisti di altri linguaggi come Berlinde de Bruyckere, Jan Fabre, Damien Hirst, Thomas Deininger, Olafur Eliasson, Anicka Yi e Mariko Mori.

Nei lavori più recenti, l’attenzione si è concentrata su pattern e forme di cibi ad alto contenuto di carboidrati. Tali elementi fungono da simboli identitari per riflettere sull’identità culturale e sulla percezione individuale e collettiva.

Tecnica e strumenti

La tecnica principale utilizzata è quella a olio, spesso integrata con fusaggine o gesso in polvere. L’artista privilegia spessori sottili che suggeriscono la pennellata senza enfatizzarla eccessivamente, valorizzando la stratificazione, la profondità materica, il colore e la composizione.

Per quanto riguarda l’uso di strumenti digitali e intelligenza artificiale, Matera racconta di aver occasionalmente consultato l’intelligenza artificiale per raccogliere pareri su idee progettuali. Ricorre inoltre regolarmente a fotografie online, scatti effettuati con il cellulare o immagini catturate tramite un piccolo microscopio digitale per intervenire sulle variazioni di scala dei soggetti.

Fonte: Exibart

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