Architettura, Design, Musei

La cucina di Francoforte e la visione di Margarete Schütte-Lihotzky

La cucina di Francoforte esposta al Museum of Applied Arts di Vienna

Una riproduzione della cucina di Francoforte conservata al Museum of Applied Arts di Vienna (MAK)

Un progetto per migliaia di persone

Circa cento anni fa, nella Germania degli anni Venti, l’architetta austriaca Margarete Schütte-Lihotzky ricevette l’incarico di ideare un modello di cucina destinato a essere utilizzato da migliaia di persone. Meno di un decennio dopo la fine della Prima guerra mondiale, la Repubblica di Weimar era alla ricerca di soluzioni abitative di massa per i propri cittadini. Una delle risposte principali fu lo sviluppo del progetto noto come Nuovo Francoforte (Neues Frankfurt), un’iniziativa di edilizia pubblica che comprendeva migliaia di appartamenti altamente standardizzati e funzionali, pensati per garantire una migliore qualità della vita agli abitanti. All’interno di ciascuno di questi spazi, i pasti venivano preparati in una cucina compatta progettata da Schütte-Lihotzky, insieme a Bruno Taut ed Ernst May, concepita da molti come un vero e proprio laboratorio per il lavoro domestico.

Sebastian Hackenschmidt, curatore del Museo delle Arti Applicate di Vienna (MAK), che ospita una riproduzione della cucina di Francoforte, ricorda come ne siano state prodotte decine di migliaia di esemplari. Con il passare del tempo molte di queste cucine sono state distrutte, ricostruite, parzialmente smantellate o conservate, e oggi diversi musei sono riusciti ad acquisire esemplari vicini all’originale.

La prospettiva del curatore Sebastian Hackenschmidt

Osservando la pianta compatta della cucina di Francoforte, è facile immaginare come una sola persona potesse muoversi agevolmente tra il forno, i mobili contenitori e il lavandino. La cucina rappresentava un campo di sperimentazione negli anni Venti. Non fu solo Margarete Schütte-Lihotzky a progettarla, ma molti architetti dell’epoca si stavano orientando verso quella che Le Corbusier definiva la macchina per abitare. L’obiettivo era rendere tutto più efficiente, razionalizzato e industriale, eliminando il superfluo dello storicismo per abbracciare l’epoca della standardizzazione.

La ricostruzione al MAK di Vienna

All’interno della collezione di mobili e oggetti in legno del MAK, la replica blu della cucina di Francoforte trovò spazio nei primi anni Novanta, quando il museo riaprì e l’allora direttore Peter Noever la riconobbe come un pezzo fondamentale della storia del design. La Forschungsgruppe Schütte-Lihotzky, il gruppo di storiche dell’arte femministe che curò l’installazione, lavorò a stretto contatto con l’architetta originaria, instaurando un rapporto di collaborazione che diede vita a una riproduzione basata sulla memoria, sull’esperienza e sulle convinzioni programmatiche di Schütte-Lihotzky stessa.

L’esemplare originale al Museum Angewandte Kunst di Francoforte

Anche altre istituzioni si sono impegnate nella conservazione di questo patrimonio. Al Museum Angewandte Kunst di Francoforte, la stessa città in cui le cucine furono originariamente create per il Nuovo Francoforte, un esemplare proveniente dal complesso residenziale di Bornheimer Hang in Wittelsbacher Allee è stato concesso in prestito a lungo termine nel 2017 e restaurato. Sono presenti tutti i segni distintivi del progetto: i contenitori in alluminio per gli alimenti, i mobili a incasso e il lavandino a due vasche. Il conservatore del museo, Christian Dressen, ha scelto di riportare alla luce le superfici dipinte originali rimuovendo gli strati di vernice successivi, lasciando tuttavia visibili i segni dell’usura e dell’uso quotidiano.

Funzionalità e razionalizzazione dello spazio

La cucina fu concepita per mantenere tutto a portata di mano e facilitare la pulizia. Nonostante la presenza limitata di elettrodomestici, ridotti a una stufa, un forno e la luce elettrica, ogni dettaglio fu studiato con cura. Il legno di pino tenero fu impiegato per la maggior parte della struttura, mentre il contenitore per la farina fu realizzato in legno di quercia per tenere lontani i parassiti. Persino la caratteristica tonalità di blu, presente nell’edizione del MAK sebbene non fosse uno standard universale, serviva secondo la tradizione a tenere lontane le mosche dalle superfici. Tutto era finalizzato a rendere il processo di preparazione dei pasti estremamente rapido ed efficiente.

Successi, critiche e eredità storica

Il concetto di prescrivere un determinato tipo di lavoro domestico alle donne ha influenzato la ricezione della cucina nel corso degli anni. Schütte-Lihotzky si interrogava su come rendere il lavoro domestico talmente efficiente da concedere alle donne più tempo libero per la formazione, la cura dei figli, la lettura o la visita a un museo. Le critiche che la accusavano di aver ancorato ulteriormente la donna al focolare domestico smentivano tuttavia la sua reale intenzione, che era quella di liberare le donne dal peso eccessivo delle faccende di casa attraverso la massima razionalizzazione.

Oggi la cucina di Francoforte è riconosciuta a tutti gli effetti come un classico del design, capace di anticipare le linee pulite e funzionali che caratterizzano gli spazi di cottura contemporanei.

Fonte: Designboom

Crediti immagine: Museum of Applied Arts, Vienna (MAK) which houses a reproduction of the Frankfurt