
I dipinti surrealisti di Elizabeth Glaessner sono percorsi da una sensibilità profondamente mitica. Le sue figure abitano una soglia primordiale in cui corpi, animali e ambienti si trovano in un continuo stato di formazione. Una specifica tela custodita nel suo studio riflette la natura intrinsecamente metamorfica del suo lavoro: una figura vagamente umanoide siede sulla groppa di una creatura mammifera, ripiegandosi verso l’interno tra questa e il fianco di un altro animale. Sospesa tra due forme, le braccia drappeggiate della figura si dissolvono in una massa verdastra e traslucida, mentre i confini corporei si fanno sfumati. Questa porosità fisica rappresenta un tratto distintivo della produzione di Glaessner, capace di invitare chi guarda a proiettare le proprie interpretazioni e motivazioni sulle tele, dal momento che le relazioni tra i soggetti rimangono aperte e non definitive.
Verso la nuova mostra parigina
Sulla scia della sua mostra personale intitolata Running Water, presentata lo scorso anno presso la galleria P.P.O.W. di New York, l’artista si sta attualmente preparando per una nuova esposizione che aprirà le porte da Perrotin a Parigi all’inizio del 2027. Una recente visita nel suo studio di Brooklyn ha permesso di scoprire in anteprima i lavori in corso. Le pareti dello spazio sono costellate di bozze grandi quanto cartoline e brevi poesie, tra cui componimenti di Sylvia Plath come Metamorfosis e Specchio, accostati a testi di Beatriz Miralles de Imperial e a immagini di riferimento tratte da opere di William Blake, Otto Dix e Francisco de Goya. Intere sezioni di muro recano inoltre i segni del nastro adesivo utilizzati per definire le proporzioni di un imminente trittico incentrato su almeno dieci diverse creature ibride.
Il processo creativo e la tensione compositiva
Per quanto riguarda le opere multipannello, Glaessner preferisce iniziare tracciando disegni a carboncino prima di passare alla tela, dove guida la composizione verso la sua messa a fuoco definitiva. Il tempo necessario affinché le figure prendano forma è fondamentale, come se l’ambiente circostante esercitasse una tensione sul dipinto spingendo l’immagine in primo piano. Tale tensione emerge chiaramente in lavori del 2025 come Hot Spring e Workhorse, con quest’ultimo che raffigura una figura femminile accucciata a quattro zampe. Una figura più piccola, per metà oltre i margini dell’inquadratura, si piega dietro di essa con arti sfumati che sembrano protendersi verso una testa disincarnata, o forse trasformarsi in essa. I contorni dei soggetti appaiono ammorbiditi, quasi fossero osservati attraverso una finestra appannata.
La medesima ambiguità caratterizza il metodo operativo dell’artista. Glaessner dipinge utilizzando pennelli di grandi dimensioni anche sulle tele più piccole, prediligendo gesti ampi e corporei che rifuggono ogni eccessiva definizione. Ogni scena viene costruita sovrapponendo colori ad olio a pigmenti colati, lasciando che ogni passaggio modifichi sottilmente le forme. Ciò che finisce per emergere si discosta solitamente dal disegno originale, plasmato invece da decisioni accumulate e tracce fortuite, come peli dispersi, sedimenti e altri detriti incorporati direttamente nel tessuto della tela.
Fonte: ARTnews
Crediti immagine: Fonte: ARTnews

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