
Ci sono esposizioni che non si limitano a essere semplicemente osservate, ma chiedono di essere attraversate, quasi percorse con il corpo ancor prima che con lo sguardo. Questa è la sensazione che si prova visitando Levantando el polvo. El archivo del cuerpo, la mostra che il Museo Guggenheim di Bilbao dedica all’artista sudafricano Igshaan Adams, nato a Città del Capo nel 1982.
Chi è Igshaan Adams
Fin dal primo impatto, il lavoro di questo autore multidisciplinare sfugge a qualsiasi classificazione tradizionale. Le sue creazioni appaiono come dipinti, ma al tempo stesso si rivelano tessuti, sculture, mappe, archivi di memoria e superfici solcate dal tempo. L’artista assembla corde, fili, perline, tessuti, legno, metallo e materiali di recupero, dando vita a composizioni che tramutano il gesto manuale in un processo di stratificazione sia fisica sia simbolica. Il titolo del progetto offre una chiave di lettura fondamentale: sollevare la polvere significa riportare in superficie ciò che abitualmente resta nascosto, ovvero le tracce lasciate dai corpi, le memorie sedimentate nello spazio e i percorsi quotidiani che formano la nostra identità. Per Adams, il corpo non costituisce soltanto un soggetto da raffigurare, bensì uno strumento capace di registrare il mondo e custodirne l’esperienza.
La ricerca tra memoria e corporeità
La pratica artistica trae origine da un confronto continuo tra vissuto personale, appartenenza culturale e memoria collettiva. Cresciuto in Sudafrica, Adams unisce riferimenti legati alle proprie radici, alla spiritualità islamica, alla storia dell’apartheid e al contesto sociale dei luoghi abitati. Tuttavia, il risultato non assume mai i tratti di una narrazione illustrativa. Tutto viene filtrato attraverso la materia, affidando a elementi concreti il compito di esprimere ciò che le immagini da sole non riuscirebbero a comunicare. In questo contesto, l’esposizione rappresenta anche una profonda riflessione sulla corporeità della pittura, ampliandone radicalmente il concetto di superficie.
Le opere e il ruolo del corpo
Questa ricerca trova una delle sue massime espressioni nelle grandi opere tessili presenti nelle sale, nate dalle performance realizzate ad Atene nel 2024, occasione in cui danzatori sudafricani e greci hanno collaborato con l’artista. I monotipi derivati da quelle azioni sono stati trasformati in monumentali arazzi sospesi nello spazio, pensati per essere osservati camminando attorno e attraverso di essi. Alcuni tessuti sono incurvati verso l’esterno da appositi ganci, svelando simultaneamente entrambe le facce, mentre altri sono affiancati da leggere nuvole tessute che fluttuano nell’aria. Il movimento dei danzatori si trasforma così nell’origine stessa dell’opera, lasciando un’impronta fisica che permane all’interno della trama.
La pittura come esperienza e archivio
Osservando i lavori da lontano, emergono ampie composizioni astratte che richiamano mappe geografiche o paesaggi visti dall’alto. Avvicinandosi, invece, si svela un universo di dettagli minuziosi, costituiti da migliaia di nodi, intrecci e perline che testimoniano un processo creativo paziente e meditativo. Il tempo impiegato per la realizzazione diviene parte integrante del significato dell’opera. Le creazioni superano i confini tra pittura, tessitura, installazione e scultura, delineando una pittura che nasce dal corpo e a esso ritorna, trasformando ogni superficie in un archivio di vita vissuta.
Fonte: Artribune
Crediti immagine: Museum: Bilbao
Informazioni sulla mostra
Periodo: Fino al 2026-11-01
Sede: GUGGENHEIM BILBAO
Luogo: Bilbao
Informazioni: Abandoibarra Etorb., 2

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