
Lo studio di architettura Pearce+ ha realizzato una torre per la fauna selvatica destinata a pipistrelli, barbagianni, gheppi, invertebrati e specie palustri presso la Honeygar Farm, nel Somerset, nel Regno Unito.
Costruita quasi interamente con materiali di recupero rinvenuti direttamente nella fattoria, la struttura fa parte di un piano più ampio volto al ripristino di un habitat umido nei Somerset Levels.
Un’infrastruttura a lungo termine per la biodiversità
L’idea centrale era quella di realizzare un’opera di ingegneria ecologica duratura in grado di offrire riparo al maggior numero possibile di specie differenti. La torre si inserisce nell’ambito del progetto di recupero ambientale curato dal Somerset Wildlife Trust, che sta trasformando una ex fattoria in un habitat umido affiancato da un nuovo centro di ricerca ed educazione.
Il design complessivo dell’edificio è stato determinato dalle necessità biologiche degli animali. Poiché le diverse specie richiedono altezze differenti per la nidificazione o il posatoio, l’altezza della torre risponde direttamente a queste esigenze. I barbagianni, ad esempio, cercano spontaneamente luoghi di nidificazione elevati e protetti, mentre le dimensioni della struttura superiore sono stabilite dagli spazi interni dedicati alle apposite cassette per la fauna.
Materiali di recupero e sfide costruttive
Situata in un’area soggetta a regolari inondazioni, la torre poggia su pilastri in muratura realizzati con materiali di recupero. Al di sopra di essi, l’edificio è stato assemblato impiegando legname di recupero e metallo ondulato.
La scelta di adoperare materiali già presenti nella fattoria rispecchia la filosofia di intervento del sito, riducendo al minimo l’impiego di risorse nuove e dando nuova vita a elementi già disponibili. Tuttavia, l’uso di materiali di recupero ha comportato notevoli sfide operative, legate alla ricerca, al trasporto, alla pulizia, alla valutazione e all’integrazione degli elementi strutturali, introducendo un margine di incertezza durante il cantiere.
Il completamento dell’opera da parte della natura
Oltre alle zone specifiche per rapaci e pipistrelli, la struttura è pensata per accogliere una varietà molto più ampia di organismi su diverse scale. Il legname non trattato offre un habitat ideale per falene, ragni, porcellini di terra e altri invertebrati.
La muratura di recupero presenta crepe, texture e cavità adatte a insetti e piccoli animali, mentre le aperture nei pilastri possono essere utilizzate da anfibi e piccoli mammiferi. Alla base, cumuli di terra e macerie creano un ibernacolo, ovvero un rifugio umido adatto a tritoni, orbettini e altre specie tipiche delle zone umide.
Come sottolineato dai progettisti, l’intervento fornisce l’infrastruttura di base, ma saranno gli animali a decidere come abitarla, lasciando alla natura il compito di completare l’edificio.
Fonte: Dezeen
Crediti immagine: photo: graphy is by Samuel Bray

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