
Si racconta che il grande pittore impressionista Claude Monet notò il villaggio di Giverny, nell’Eure, guardando fuori dal finestrino di un treno. Gli bastò quella rapida scorsa per decidere di trasferirsi lì per tutta la vita, prima affittando una casa e poi, nel 1890, comprandola con tutto il terreno, impegnandosi a realizzare il magnifico giardino che dipinse fino alla morte. Glicini, azalee e ninfee, un ponte giapponese e degli archi rampicanti: un vero paradiso, rimasto pressoché immutato per un lungo secolo, che ora deve però adattarsi al nuovo clima e cambiare insieme ad esso.
Una difficile estate a Giverny e in Europa
L’estate è stata particolarmente inclemente con l’Europa occidentale, registrando record storici di temperature in Francia e decine di migliaia di vittime nel continente. Ha dovuto reagire anche il giardino di Monet, oggi di proprietà dell’Accademia di Belle Arti francese insieme alla casa del pittore. Il vice capo giardiniere Rémi Lecoutre ha raccontato in un’intervista lo stato di salute delle piante e le principali strategie messe in atto per resistere alle ondate di calore.
Grazie ai mini-irrigatori e all’irrigazione sotterranea è stato possibile contrastare lo stress idrico. Tuttavia, alcune foglie si sono comunque bruciate a causa dei fenomeni fisiologici che spingono le piante a chiudere gli stomi e a smettere di fiorire, generando una notevole quantità di fiori appassiti.
Come si resiste al cambiamento climatico: la diversità botanica
Le piante sono riuscite a resistere anche grazie a una caratteristica fondamentale che protegge Giverny dagli effetti peggiori del caldo: la diversità. Più ci si avvicina alla monocoltura, infatti, più la pianta diventa vulnerabile. Quando è circondata da centinaia di altre specie, l’effetto delle temperature estreme risulta quasi impercettibile per l’intero complesso del giardino. Lo stesso Claude Monet, ai suoi tempi, sfruttava questa diversità piantando specie che fiorivano solo per brevi periodi.
Il nuovo volto del giardino di Monet
Il futuro richiederà un piano inedito che tenga conto dell’aumento esponenziale delle temperature. Sarà necessario puntare su specie particolarmente resistenti al caldo, come le celebri ninfee che prosperano in un clima molto secco, e rinunciare ad altre varietà, come i nasturzi, che soffrono la siccità e subiscono infestazioni di piccoli coleotteri con il caldo intenso.
Per mantenere il giardino in fiore il più a lungo possibile, idealmente da aprile a ottobre, si dovrà inoltre considerare che alcune fioriture avverranno molto prima del solito. Per sopravvivere, il giardino non potrà più essere concepito come un rigido parco museale, ma dovrà avere la libertà di adattarsi e trasformarsi insieme al clima.
Giulia Giaume
Fonte: Artribune
Crediti immagine: Photo: Maison et jardins de Claude Monet

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