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Machu Picchu, scoperte antiche strade nascoste grazie al LiDAR

Alberto Beingolea, Ministro della Cultura del Perù, in visita alla Llaqta
Alberto Beingolea, Ministro della Cultura del Perù, in visita alla Llaqta

Una rete di percorsi preispanici rimasta nascosta sotto la fitta vegetazione è stata individuata nei dintorni di Machu Picchu, in Perù. Le indagini condotte da un gruppo di ricerca polacco-peruviano hanno permesso di riconoscere oltre 2,5 chilometri di tracciati fino a oggi non documentati, insieme a possibili piattaforme e terrazzamenti. La scoperta è avvenuta grazie all’impiego della tecnologia LiDAR nell’area della Muralla de Mandor, sul versante della valle dell’Urubamba opposto rispetto alla celebre città inca.

Le ricognizioni preliminari sono state effettuate tra luglio e i primi giorni di agosto 2026 nell’ambito di una collaborazione tra il Centro di Studi Andini dell’Università di Varsavia e la Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco del Ministero della Cultura peruviano. Tra le evidenze individuate emerge un percorso principale lungo almeno 1,2 chilometri, caratterizzato anche da un andamento a zigzag e da elementi che gli archeologi considerano compatibili con tecniche costruttive del periodo inca. Saranno tuttavia necessarie indagini archeologiche sul terreno per stabilire con maggiore precisione datazione, funzione e rapporti con le altre strutture della zona.

Le indagini fanno parte di una collaborazione scientifica avviata nel 2008 tra il Centro di Studi Andini dell’Università di Varsavia, le istituzioni culturali di Cusco e il Parco Archeologico Nazionale di Machu Picchu.

Il LiDAR rivela ciò che la vegetazione nasconde

A rendere possibile l’individuazione è stato il LiDAR – Light Detection and Ranging, una tecnologia di telerilevamento che utilizza impulsi laser per misurare le distanze e ottenere modelli tridimensionali molto dettagliati della superficie terrestre. Nel caso di siti archeologici coperti da foreste particolarmente dense, l’elaborazione dei dati consente di leggere la morfologia del terreno e riconoscere anomalie potenzialmente riconducibili all’intervento umano.

È una caratteristica particolarmente utile nell’area di Machu Picchu, dove la conformazione accidentata del territorio e la vegetazione della foresta nebulosa rendono difficili sia l’osservazione sia l’accesso a numerose aree. Per le ricognizioni del 2026, le scansioni LiDAR attraverso drone sono state coordinate da Bartłomiej Ćmielewski, della Wrocław University of Science and Technology.

Un nuovo settore nel paesaggio di Machu Picchu

I percorsi si trovano nei dintorni della cosiddetta Muralla de Mandor, sul lato della valle dell’Urubamba opposto rispetto alla Llaqta de Machu Picchu. Si tratta, dunque, di elementi appartenenti al più ampio paesaggio archeologico che circonda la città.

Nel Parco Archeologico Nazionale di Machu Picchu sono conosciuti più di 60 siti collegati attraverso una rete di strade. Molti di questi svolgevano funzioni satelliti rispetto al complesso principale e sono concentrati soprattutto sulla sponda sinistra del fiume Urubamba. Proprio questa distribuzione aveva portato a ritenere che gli interventi territoriali più significativi degli Inca si fossero concentrati prevalentemente su quel lato della valle.

I nuovi percorsi potrebbero modificare almeno in parte questa interpretazione. La scoperta completa e rivede significativamente le ipotesi sul funzionamento dell’intero complesso, ha spiegato Mariusz Ziółkowski, direttore del Centro di Studi Andini dell’Università di Varsavia. Secondo l’archeologo, le evidenze indicano che anche l’altra sponda del fiume fu interessata da importanti trasformazioni durante il periodo inca.

La Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco mantiene per il momento una formulazione più prudente, definendo l’insieme appena individuato come una rete di cammini preispanici. Le caratteristiche del tracciato principale risultano compatibili con tecniche costruttive inca ma sono ancora necessarie ricerche specifiche per determinarne la cronologia.

Come funzionava il territorio intorno alla città inca?

La scoperta apre quindi nuove domande sull’organizzazione territoriale di Machu Picchu. La Llaqta non era infatti un insediamento isolato tra le montagne ma il centro di un paesaggio più articolato, formato da percorsi, terrazzamenti, strutture agricole e siti con differenti funzioni.

Le nuove evidenze potrebbero contribuire a ricostruire i collegamenti tra questi luoghi e a comprendere meglio come venissero organizzati gli spostamenti sul territorio. Le future indagini dovranno stabilire dove conducessero i percorsi, se fossero contemporanei tra loro e quale relazione avessero con le piattaforme e i terrazzamenti individuati attraverso il LiDAR.

Secondo le autorità culturali di Cusco, le nuove evidenze potranno fornire informazioni sulla configurazione territoriale, sui sistemi di accesso e più in generale sul paesaggio culturale preispanico di Machu Picchu.

Dalle scansioni alle ricerche sul campo

Il lavoro è ancora in una fase iniziale. La prossima campagna di ricerca dovrebbe innanzitutto completare le indagini di telerilevamento e, sulla base dei risultati, avviare verifiche dirette sul terreno. Il programma prevede almeno lo scavo parziale di alcuni tratti dei percorsi e delle strutture associate, passaggio necessario per raccogliere materiali e dati stratigrafici utili alla datazione. Per il momento l’esatta localizzazione non è stata resa pubblica, per la necessità di tutelare un’area ancora da studiare da accessi non autorizzati e dall’attività dei cercatori di reperti.

Il Ministero della Cultura peruviano ha già espresso il proprio sostegno alla prosecuzione delle indagini. Durante un sopralluogo a Machu Picchu dell’11 agosto, il ministro della Cultura Alberto Beingolea Delgado ha ricevuto una relazione sui 2,5 chilometri di percorsi individuati e ha annunciato l’intenzione di promuovere la continuazione delle ricerche archeologiche.

Fonte: Exibart

Crediti immagine: Fonte: Exibart