Arte Contemporanea, Cinema

Sophie Lewis e Femmephilia: quando la femminilità incontra il femminismo

Ritratto o rappresentazione visiva legata all'opera di Sophie Lewis
Immagine di copertina per l’analisi sul saggio Femmephilia di Sophie Lewis.

Nel mettere in discussione la complessa storia della misoginia all’interno dell’arte visiva e della cultura in senso lato, la critica femminista ha talvolta finito per respingere le gioie della femminilità stessa. Secondo la studiosa indipendente Sophie Lewis, il rifiuto iniziale di certi aspetti più marcatamente femminili da parte di alcune correnti femministe ha rappresentato un errore significativo nella storia dell’emancipazione delle donne occidentali.

Riscoprire la potenza dell’estetica femminile

Il volume della saggista intitolato Femmephilia: Love Letters to Trans Mermaids, Queer Mothers, and Marilyn Monroe, pubblicato nel 2026, si propone di correggere quelle tendenze del femminismo che considerano l’ornamento e la cura dell’aspetto come elementi intrinsecamente frivoli. Accogliendo e valorizzando gli impulsi che emergono con forza nell’arte visiva, nella letteratura e nella cultura pop, Lewis celebra la forza non patriarcale ma profondamente liberatoria della femminilità e dei suoi canoni estetici.

Già nota per le sue penetranti analisi critiche nei confronti della famiglia nucleare e delle posizioni femministe trans-escludenti, Lewis possiede una spiccata sensibilità visiva che emerge con chiarezza in questo lavoro. Che si tratti di esplorare le atmosfere subacquee di My Octopus Teacher (2020) o di immergersi nella dimensione sensoriale dell’artista multimediale Adham Faramawy con l’opera Skin Flick (2019), il saggio esalta l’atto del guardare come parte integrante di un progetto femminista consapevole.

Il mito e il corpo nell’arte contemporanea e classica

Analizzando il mito di Dafne così come viene rappresentato nel video di tredici minuti firmato da Faramawy, Lewis offre una nuova prospettiva rispetto alle consuete letture della ninfa ridotta a vergine impotente tramutata in albero asessuato. L’opera non intende umiliare Apollo, né stigmatizzare il desiderio di abbracciare la natura, suggerisce la studiosa. Nella versione sensuale e densa proposta da Faramawy, i piaceri dell’eros non vengono abbandonati in fretta, così come non viene rinnegata la bellezza.

All’interno delle pagine di Femmephilia, gli elementi sensoriali dell’arte visiva si fondono con suggestioni tratte dal cinema dell’orrore, dalla pornografia, dalla poesia e persino dal mondo naturale dei polpi. In una lettura appassionata e vitale della perduta opera di Michelangelo Leda e il Cigno, dipinto a tempera su tela del 1530, Lewis mette in luce la complessa dinamica di potere tra la regina di Sparta e la figura zoomorfa di Zeus. Mentre la vicenda di Leda viene comunemente tramandata come uno stupro, normalizzando di fatto la violenza contro le donne nella mitologia, la rappresentazione michelangiolesca restituisce un’idea di consenso. La protagonista avrebbe potuto facilmente sopraffarlo se lo avesse voluto, osserva l’autrice, ma esiste un desiderio preciso e corrisposto che la spinge ad accogliere quell’esperienza.

Fonte: Hyperallergic

Crediti immagine: Fonte: Hyperallergic