Arte Contemporanea, Mostre

Dal muro allo studio: a Reggio Emilia la mostra E35 to C21 sul graffitismo

Opera di Zedz esposta alla mostra E35 to C21 presso SPAZIOC21 a Reggio Emilia
ZEDZ, Artwork ZX2202RWG, ph. Alessandro Bonori

Gli spazi di Palazzo Brami a Reggio Emilia, sede di SPAZIOC21, ospitano il progetto espositivo intitolato E35 to C21. La rassegna, in programma dal 26 settembre al 14 novembre 2026, si concentra sulle evoluzioni e sulle trasformazioni della cultura dei graffiti attraverso un dialogo tra il contesto olandese e quello italiano. Il percorso espositivo unisce le ricerche di sei artisti: Mick La Rock, Niels Shoe Meulman, Zedz, Stefano Pane Monfeli, Antigoon e Albertism, accompagnati da un testo critico firmato da Chinny Bond.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra SPAZIOC21, Kolektivo Mestizo, Nicholas Groente and Fruit e Chinny Bond, potendo inoltre contare sul sostegno dell’Ambasciata e del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi. L’obiettivo principale è documentare il superamento del confine urbano, tracciando il percorso che conduce l’intervento espressivo dalla strada verso lo studio, la galleria e differenti declinazioni linguistiche che spaziano dalla pittura all’installazione, passando per il design e la tecnologia.

Una mappatura tra geografie e linguaggi

Il titolo scelto per l’esposizione, E35 to C21, evidenzia fin da subito una traiettoria di spostamento geografico e concettuale. Viene così stabilito un ponte ideale tra la scena dei Paesi Bassi, nota per una costante sperimentazione sul lettering e sulla struttura del segno, e il territorio compreso tra Reggio Emilia e il Nord Italia, dove a partire dagli anni Ottanta le superfici murarie, i depositi ferroviari e le zone industriali hanno rappresentato i terreni d’elezione per l’azione dei writer.

Il passaggio in spazi espositivi chiusi non viene interpretato come una semplice trasposizione, bensì come una mutazione morfologica. La lettera si fa struttura astratta, il gesto manuale si affida a macchine programmate, e il supporto urbano cede il passo a metalli, terracotte, supporti stampati e installazioni ambientali complesse.

Dal lettering rigoroso all’astrazione geometrica

C21, Antigoon, Wilson Kelling, ph. Alessandro Bonori

All’interno del percorso espositivo, la presenza di Mick La Rock testimonia una delle esperienze più rilevanti della storia del graffitismo olandese. Attiva fin dalla metà degli anni Ottanta e riconosciuta tra le figure femminili di riferimento in Europa, l’artista ha progressivamente convertito la scrittura in rigorose composizioni geometriche, fondendo lettering, architettura e design. Il legame con la città permane, ma si svincola dalla necessità della parete dipinta, orientandosi verso un’astrazione geometrica vicina ai canoni del modernismo.

Niels Shoe Meulman muontra una traiettoria per certi versi complementare. Radicato nella medesima cultura urbana, l’artista ha sviluppato una ricerca incentrata sul cortocircuito tra gesto, calligrafia e pittura pura. Nelle sue prove più recenti la lettera tende a dissolversi, lasciando spazio a un segno autonomo generato anche tramite l’impiego di strumenti eterodossi e movimenti corporei che rendono l’azione del dipingere il fulcro dell’opera.

Con Zedz la grammatica della scrittura si traduce in progetti architettonici e spaziali. I moduli e i caratteri alfabetici si aggregano in sistemi tridimensionali capaci di ridefinire l’ambiente circostante, annullando i confini tradizionali tra pittura murale, oggetto d’arte e struttura architettonica.

Materia, scarto e automazione

Il percorso espositivo approfondisce inoltre il rapporto con la materialità attraverso il lavoro di Albertism. Writer, incisore e scultore, l’artista adopera terracotta, metalli di recupero, scarti industriali e frammenti provenienti direttamente dall’ambiente ferroviario. Le tracce d’uso, le ossidazioni e le alterazioni meteoriche e temporali permettono alla memoria della strada di sopravvivere all’interno di oggetti scultorei distanti dalla forma tradizionale del graffito.

Sul versante opposto, la tecnologia e l’automazione entrano in gioco nella ricerca di Antigoon. L’artista progetta e assembla dispositivi meccanici capaci di imprimere segni servendosi di bombolette spray e pennarelli. Tale metodologia interroga direttamente uno dei capisaldi storici del graffitismo, ovvero la presenza fisica e autografa dell’autore: delegando la traccia a una macchina programmata, l’attenzione si sposta dall’esecuzione individuale al processo generativo dell’immagine e al concetto stesso di autorialità.

La formazione romano-olandese di Stefano Pane Monfeli completa il quadro degli interventi, inserendo una metodologia che intreccia pittura, grafica, editoria e installazione in una fitta trama di rimandi visivi.

Il programma di apertura

L’inaugurazione ufficiale è fissata per sabato 26 settembre 2026 alle ore 17, con la partecipazione degli artisti. Il giorno seguente, domenica 27 settembre, l’offerta culturale si arricchirà di una serie di incontri di approfondimento moderati da Pietro Rivasi. Dopo i saluti istituzionali di Kolektivo Mestizo e SPAZIOC21, Mick La Rock e Chinny Bond terranno una conversazione sul passato e sul futuro della urban art. Seguiranno la presentazione di Graffiti Roulette a cura di Stefano Pane Monfeli e il dialogo tra Niels Shoe Meulman e Ferry Van Zijderveld (Ruyzdael Publishing) dedicato al volume Shoe’s Black Book.

Fonte: Exibart

Crediti immagine: ph.: Alessandro Bonori

Informazioni sulla mostra

Periodo: 2026-09-26 – 2026-11-14

Sede: SPAZIOC21, Palazzo Brami

Luogo: Reggio Emilia

Informazioni: Inaugurazione sabato 26 settembre alle ore 17 alla presenza degli artisti. Il giorno successivo, 27 settembre, programma di incontri moderati da Pietro Rivasi.